J_Stirling
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Zucco ha elogiato un libro di Tremonti (Lo Stato criminogeno) del 1998. A meno di sostenere che all'epoca Tremonti non fosse di destra, è evidente che la contrapposizione non sia tra destra e sinistra; piuttosto (come hai giustamente ricordato) tra statalismo ed anti-statalismo. Non a caso la co-conduttrice di Santoro ha parlato di "critiche da destra" al nuovo libro di Tremonti (Uscita di sicurezza).
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 11 feb 12, 14:37:04
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Qua il video dell'intervento: [www.youtube.com]
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 10 feb 12, 18:26:40
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< Mia moglie viene dall'Ungheria ed ha conosciuto da ragazza il "paradiso del socialismo reale". Mi ha detto: “ecco da noi succedeva la stessa cosa”. >
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 09 feb 12, 20:28:27
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< Tralasciando per un momento il confronto Italia e Norvegia, ed estendendo lo sguardo al modello scandinavo, è importante notare come questi paesi siano stati per un lunghissimo periodo di tempo estremamente liberali, con bassi livelli di tassazione e bassi livelli di spesa e caratterizzati da politiche di “laissez-faire” solide. Solo dopo aver raggiunto un livello di ricchezza alto e una crescita economica sostenuta , seguendo il principio della legge di Wagner, si è proceduto progressivamente alla “socializzazione”, il che ha causato un rallentamento della crescita senza azzerarla mai del tutto, ma a volte la socializzazione eccessiva e qualche esperimento poco fortunato (vedi la fallimentare adozione della tassa sulle transazioni finanziarie da parte della Svezia, poi abbandonata) ha causato anche brevi periodi di stagnazione, che sono stati superati variando l’intensità di politiche sociali e liberalizzazioni. Ma qualcosa del passato “liberale” è rimasto ed ha lasciato un potente imprimatur in questi paesi ancor oggi riscontrabile nella solidità e nella chiarezza del sistema legale, nell’adozione di politiche monetarie responsabili, nell’apertura dei mercati e nel basso livello di corruzione, tutte caratteristiche che attenuano l’effetto dispersivo del welfare permettendo a questi paesi di rientrare nella classifica delle libertà fra i posti più alti. Tutte cose che spesso i socialdemocratici e i conservatori, dimenticano di menzionare nelle loro considerazioni.

L’Italia è difficilmente ascrivibile alla categoria dei paesi “liberisti” e chi lo fa ha un concetto di liberismo bizzarro, sopratutto considerando dati quali: l’iper-regolamentazione economica, il funzionamento deficitario della giustizia, l’incidenza del settore pubblico sul PIL (ben oltre il 50%), la lunga serie di società pubbliche e la pressione fiscale asfissiante, il deficit e il debito pubblico incontrollato, gli indici di libertà economica degni di un paese in via di sviluppo, la corruzione, il sindacalismo esasperato, la criminalità sempreverde e la politica tentacolare che parla per “slogan” e non si assume nessuna responsabilità. Questi sono tutti indicatori che ci fanno assomigliare a paesi di stampo sudamericano più che alle democrazie liberali >
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 09 feb 12, 16:08:29
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Stai chiedendo se mi sembra normale che un debitore paghi il suo debito secondo le regole del contratto che ha volontariamente stipulato. Sì, mi sembra assolutamente normale; anzi, mi sembra doveroso. Violare le regole del contratto, viceversa, mi sembra anormale (oltrechè rischioso sotto il profilo economico).

Il motivo per cui bisogna rispettare i contratti, oltre che "morale", è pratico: senza clausole come la chiusura della posizione a breve, gli investitori si fiderebbero meno a prestare denaro allo Stato. Se Morgan Stanley sa di poter riscattare subito il prestito qualora le cose vadano male, può fidarsi e prestare soldi allo Stato italiano. Viceversa, o non si fida o chiede un tasso di interesse maggiore (per compensare il maggior rischio che corre). Finora allo Stato italiano ha fatto comodo quella clausola, perchè gli ha fatto pagare interessi minori di quelli che sarebbero stati altrimenti.

Il fatto che una persona o un'azienda cerchi di tutelare i suoi soldi mi sembra assolutamente giusto. Tu compri titoli di debito greco ? O piuttosto, allarmato dalle notizie di probabile insolvenza della Grecia, tuteli i tuoi risparmi evitando di investirli in quei titoli rischiosi ? Se è così, allora non c'è differenza tra quello che fai tu e quello che fa Morgan Stanley. Tutti cercano di cadere in piedi.

PS: il fatto che lo Stato non voglia tagliare altre spese inutili e vada a colpire i pensionati è la ovvia conseguenza dell'aver affidato il sistema pensionistico allo Stato. Non è colpa di Morgan Stanley, ma della politica italiana.
Link permanente  1 punto 3 voti scritto da J_Stirling 65562 il 09 feb 12, 16:03:59
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Lezione di italiano per Roberto Fiore: quando una persona restituisce i soldi che le sono stati prestatati da un'altra persona, per definizione non li sta "regalando" ma "restituendo". Chi l'avrebbe mai detto ? Mah, questa strana lingua. Dunque lo Stato italiano non ha "regalato" nulla, ha solo restituito i 2 miliardi che Morgan Stanley gli aveva prestato.

Non dubito che prestare soldi all'Italia (un paese in cui ci sono politici del calibro di Fiore) sia un'operazione altamente "tossica" - cioè rischiosa, dal momento che uno Stato mal gestito potrebbe non restituire i soldi che gli vengono prestati (vedi Grecia). Tuttavia questo dovrebbe indurre a non prestare soldi allo Stato, non a sollevare lo Stato dal suo dovere di ripagare i debiti contratti.

Dovrebbe vergognarsi Fiore per aver scritto quelle vaccate.
Link permanente  1 punto 3 voti scritto da J_Stirling 65562 il 09 feb 12, 14:55:26
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< Come in tutti gli altri casi in cui lo Stato si occupa di questioni economiche, anche in quello dell’attività bancaria non vi è alcuna ragione che consenta a priori di ritenere che si tratti di una buona idea. Nessun burocrate, per quanto capace, è onnisciente, per cui ben difficilmente la banca pubblica potrebbe funzionare meglio delle banche private. >
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 08 feb 12, 21:12:09
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< Eppure guardatevi intorno, sono migliaia i servizi che vi vengono offerti gratis ogni giorno: dalla TV commerciale (per poi dover pagare il pizzo del canone allo stato) ai programmi di internet come i freeware e opensource; da Firefox con cui sto scrivendo a Linux; da Google Maps all’uso dei satelliti per il GPS ecc. ecc. Sono ormai innumerevoli poi i prodotti che sono entrati nell’uso comune grazie all’abbattimento dei prezzi (evitate come la peste i socialisti che ad ogni nuovo progresso scientifico e tecnologico dicono sempre: è un prodotto solo per ricchi). Tutto questo grazie al libero mercato nonostante il continuo incessante intervento dello stato che ci mette lo zampino per salvare i suoi amici che vogliono avere la vita facile con i loro monopoli.

Oggi più che mai possiamo dire che lo Stato rappresenta una sola enorme mafia grazie alla quale certe persone o gruppi cercano aiuto per eliminare la concorrenza sgradita >
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 08 feb 12, 15:16:42
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Figurati ^^ Ma adesso dovrò dire al gestore del sito che quella canzone distrae gli utenti dal contenuto degli articoli :-)
Link permanente  2 punti 2 voti scritto da J_Stirling 65562 il 08 feb 12, 14:57:54
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< La popolazione totale di Hong Kong si aggira sui 7 milioni. La forza lavoro è di circa 3.5 milioni. Il sistema fiscale è tanto generoso, che quasi 1.5 milioni di lavoratori non pagano tasse.

Un single può guadagnare fino a 11,000 € all'anno senza dover pagare tasse. E una persona sposata che deve mantenere la moglie può guadagnare 22,000 € tax-free.

Per chi invece deve pagarle, le tasse arrivano ad un massimo del 17%... ma la maggior parte delle persone paga meno. Non esistono l'IVA né la tassa sui redditi da capitale.

Con un regime fiscale tanto liberale penserete, il governo di Hong Kong avrà problemi finanziari e farà fatica a non indebitarsi per sostenere la spesa pubblica, giusto?

Sbagliato. >
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 08 feb 12, 14:55:40
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Appunto: se credi che se ne parli e basta, allora non ha senso votare chi propone solo quella "soluzione". Come fai, dopo 60 anni, a credere che qualcuno la metterà in pratica ? E' molto più conveniente "pretendere" altre riforme, delle quali il cittadino può controllare l'effettiva attuazione. Se poi il Governo renderà più efficaci i controlli (posto che sia possibile farlo e che si rispetti il diritto alla privacy), tanto di guadagnato.

Ricordiamoci da dove siamo partiti. Sostengo che una tassazione elevata, a parità di tutti gli altri fattori, incentivi a evadere. Tra gli altri fattori ci sono l'efficacia dei controlli fiscali (e siamo d'accordo che il ricorso ai condoni la diminuisca) e il modo in cui vengono pagate le tasse (da sè - come nel caso degli autonomi - o per intermediazone altrui - come nel caso dei dipendenti). In Italia, rispetto ad altri paesi, abbiamo sia una tassazione elevata sia una proporzione elevata di lavoro autonomo. Sostengo quindi l'opportunità di agire su queste due leve.

In questo contesto si inserisce l'articolo 18. Lo Statuto dei Lavoratori incentiva il nanismo delle imprese ed il lavoro autonomo, dal momento che queste due "soluzioni" sono meno burocratizzate. L'articolo che citi - pur ammettendo la natura deleteria di tale misura - sostiene che i dati non mostrino un addensamento delle imprese verso il numero di 15 dipendenti e una drastica diminuzione delle aziende che ne hanno 16. Tuttavia l'addensamento al di sotto dei 15 dipendenti c'è: il grafico mostra che la stragrande maggioranza delle imprese si tiene (prudentemente) ben al di sotto della soglia. L'ISTAT conferma che il 95% delle imprese italiane ha meno di 10 dipendenti ( [it.notizie.yahoo.com] ), mentre negli USA lo stesso dato ammonta al 75% ( [www.bls.gov] ). Le imprese italiane tengono basso il numero di dipendenti e, casomai, sopperiscono con gli autonomi. Il lavoro autonomo esiste in tutti i paesi (ed è abbastanza proporzionale all'evasione, come mostra il grafico nell'articolo che ti avevo indicato), ma non è esteso come in Italia. Eppure, se fosse solo un modo per evadere le tasse, in tutti i paesi dovrebbe esserci una notevole quantità di lavoratori autonomi.

Quindi, tirando le somme: aumentare l'efficacia dei controlli (ammesso e non concesso che si possa fare e che la politica lo voglia fare) non risolve gran parte del problema. Diffiderei di quei partiti che pianificano spese contando sui fantomatici proventi dalla lotta all'evasione.

PS: nel mio commento iniziale non stavo chiedendo più controlli per i dipendenti. Facevo solo notare chi sono le vere sanguisughe: l'esercito di impiegati pubblici che i contribuenti sono costretti a mantenere.
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 06 feb 12, 18:39:11
Profilo J_Stirling
< Tanto per essere chiari, non vedo quale sia la colpa dei tedeschi se in Italia si è fatta aumentare la spesa pubblica accumulando deficit che hanno portato il debito pubblico ai livelli attuali. Una situazione, peraltro, che non è nuova, ma che è deflagrata durante gli anni Ottanta e le cui origini credo vadano fatte risalire almeno al decennio precedente.

Con il motto “occorre più Europa per salvare l’Europa” si finisce spesso per invocare una socializzazione dei debiti che porrebbe gli oneri più a carico dei creditori che dei debitori. All’Italia potrebbe fare comodo, ma sarebbe giusto? >
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 06 feb 12, 16:03:02
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In realtà è da 60 anni che la politica parla di "repressione" dell'evasione fiscale ( [www.brunoleoni.it] ). I casi sono due: o la lotta all'evasione è in vigore da sempre ma vengono sovrastimati i risultati ottenibili da essa, o non è mai stata messa seriamente in pratica da alcun Governo (di destra, sinistra o centro) e dunque non è logico aspettarsi che un nuovo Governo cambierà le cose. In entrambi i casi, è evidente che per ottenere dei risultati concreti si debba agire sul carico fiscale. Continuare a parlare di lotta all'evasione produrrà lo stesso effetto di questi ultimi 60 anni: nulla.

Dal rapporto Paying Taxes 2012 ( [www.pwc.com] ) a pag. 125 puoi verificare che l'Italia è al 170° posto nel mondo per carico fiscale sulle imprese - pari al 68.5% del ricavato. La Germania ha una tassazione del 46.7%, la Svezia del 52.8%, la Norvegia del 41.6%, La Danimarca del 27.5%; si avvicina a noi, col 65.7%, solo la Francia. Non bisogna confondere pressione fiscale (tasse pagate dal paese intero, conteggiando anche chi evade) e carico fiscale (tasse pagate da chi paga tutte le tasse).

Ovviamente bisogna tener conto anche di altri fattori. Un articolo interessante è questo ( [noisefromamerika.org] ), in cui si fa notare che una legislazione che penalizza l'assunzione di lavoratori dipendenti (vedi articolo 18 in Italia) genera un maggior numero di lavoratori autonomi e tende a causare maggiore evasione.

In sostanza, a parità di tutti gli altri fattori, l'evasione è maggiore laddove c'è una maggiore tassazione effettiva. Uno dei fattori italiani che non è "pari" a quello degli altri paesi è la legislazione sul lavoro, che incentiva il lavoro autonomo a scapito di quello dipendente. Si potrebbe agire anche in tal senso, oltrechè sul carico fiscale.
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 06 feb 12, 15:42:55
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Peccato che l'articolo parli di persone che non hanno ammesso un bel nulla. Vediamo quante volte ancora dovrò copiare il testo che tu e gli altri dovreste già aver letto:

< Ma noi viviamo nel Paese in cui prima t’arrestano e poi ti ascoltano, per poi chiudere la partita dopo una decina d’anni. Abbiamo un fisco che prima accerta, poi contesta, quindi pretende d’incassare e, se proprio insisti, con calma e senza spingere, consulta un giudice. >

Si chiama "solve et repete" ( [www.brunoleoni.it] ). Continuare a difendere un sistema fiscale che pretende di aver ragione e di essere pagato subito - oltretutto considerando che nel 60% dei casi sbaglia - è un'infamia. Non mi stupirebbe se una persona onesta, pur di non dover passare anni di calvario e spese, preferisse scendere a patti con siffatto fisco. Gli costerebbe sicuramente meno. Ma, finchè tocca agli altri, un suddito non si impensierisce di queste cose.
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 04 feb 12, 11:29:56
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Concordo su gran parte di quello che hai scritto. Fra l'altro, l'articolo stesso è molto critico verso la proposta di Krugman. Mi sembra che siamo d'accordo su questi punti: taglio della spesa pubblica e delle tasse, meno burocrazia, liberalizzazioni e privatizzazioni.

Secondo me, nelle privatizzazioni si potrebbero mettere anche ospedali, scuole e trasporti. Se lo Stato si limitasse a dare ai più poveri i soldi per potersi permettere questi servizi, avremmo dei settori aperti alla concorrenza (quindi più efficienti).

Certo: se una strada pubblica va riparata, mi sta bene che lo Stato la faccia riparare. Però non mi focalizzerei troppo sulla domanda aggregata. Quello che conta è la produzione di beni utili alla società: se sono utili, per definizione, le persone li richiedono. Se non li domandano, vuol dire che non sono utili e che chi lavora in quel settore deve dedicarsi a qualcos'altro. La gente è "ingorda" : se potesse, consumerebbe molto più di quanto fa ora. I suoi desideri però sono frenati dalla limitatezza delle cose utili prodotte. Non è dunque la domanda a dover essere stimolata, ma la produzione di beni/servizi utili. Se aumenti la produzione, può aumentare il consumo; se la produzione non aumenta, il consumo non può aumentare (non si può consumare ciò che non è stato prodotto). Dunque lo Stato non deve ostacolare la produzione di beni. Non deve tassare troppo il settore privato, nè sottrargli gli investimenti (cosa che accade quando il Governo si fa prestare denaro), nè disincentivare il risparmio (senza il quale non si possono fare gli investimenti). Nè tantomeno deve inflazionare la moneta, cosa che danneggia chi risparmia a favore di chi si indebita.
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 04 feb 12, 00:39:49
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1) Il 60% degli accertamenti del fisco si rivela errato. Cito:

< Nel periodo compreso tra il 2006 e il 2008, l'Agenzia delle Entrate ha sbagliato le richieste di pagamento fatte ai cittadini in circa il 60% dei casi, parola della Corte dei Conti nella relazione fatta dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, che ha analizzato "I motivi di soccombenza dell'amministrazione finanziaria nel processo tributario". > [www.usirdbricerca.info]

Il fatto che lei non voglia ammetterlo o faccia finta di non sentire è del tutto irrilevante per me. Basta che non tenti di negarlo, perchè questa volta casca male. Inoltre, cito di nuovo:

< In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60% in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60% dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto. > [www.chicago-blog.it]

Quindi prima si paga l'agenzia delle entrate, poi casomai si viene rimborsati. Idem come sopra sul fatto di sentire/negare.

2) L'elusione non è reato (lo è l'evasione). Comunque non esiste alcun ricatto: c'è il prezzo regolare e c'è il prezzo a nero. Se lei richiede la fattura, il professionista è obbligato a farla; se il professionista vuole fare la fattura, lei è obbligato a pagare il prezzo regolare. La scelta del prezzo a nero è sempre consensuale. E si tratta sempre di evasione. Può scagliarsi sui professionisti, ovvio, ma deve necessariamente farlo anche coi loro clienti (che, spesso, sono lavoratori dipendenti). Altrimenti manca di coerenza.
Link permanente  0 punti 6 voti scritto da J_Stirling 65562 il 03 feb 12, 19:22:07
Profilo J_Stirling
Ci riprovo, vediamo se (almeno) questa volta leggerà ciò che scrivo. Il tema dell'articolo è la condanna a priori di chi viene accusato dal fisco - che, peraltro, nel 60% dei casi commette un errore. Il malcapitato prima paga, poi deve fare ricorso e, dopo molti anni di processo, forse rivedrà i suoi soldi. Dico "forse" perchè la PA è notoriamente lenta nei rimborsi. Il fatto che altre persone diano addosso a chi è innocente fino a prova contraria (che, come abbiamo visto, deve già affrontare una situazione difficile) dimostra l'inciviltà di questo paese.

Comunque mi fa sorridere il fatto che lei sostenga che i dipendenti pubblici non evadono: secondo lei non hanno mai bisogno di un dentista / avvocato / notaio / commercialista / geometra / falegname / idraulico / fabbro ? Se evadono quelle categorie, evadono anche i loro clienti. Compresi quelli che di lavoro fanno le sanguisughe pubbliche. Ci pensi su.
Link permanente  -2 punti 4 voti scritto da J_Stirling 65562 il 03 feb 12, 16:57:57
Profilo J_Stirling
< Ma lo sapete, vero, perchè Krugman vuole l’inflazione? Perchè i lavoratori dipendenti non sono gli unici a prendersi la fregatura, sono in buona compagnia. L’inflazione dei prezzi, infatti, favorisce i debitori a scapito dei creditori e lo sappiamo tutti chi è il più grosso debitore del paese, no? >

LO STATO ITALIANO
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 03 feb 12, 16:41:50
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Facciamo un esempio.

La retta universitaria (soldi prestati dallo Stato agli studenti) è di 7mila euro all'anno - che in media è circa il dato reale. L'università privata ottiene 100 iscritti, quindi si fa bastare 700mila euro all'anno. L'università pubblica (secondo ciò che proponi) che ottiene 100 iscritti non si fa bastare 700mila euro, ma un numero superiore - dato dalle iscrizioni e dai sussidi statali. L'università pubblica spende di più per istruire lo stesso numero di studenti. Se il servizio offerto dall'università pubblica fosse oggettivamente migliore di quello della privata, allora tutti gli studenti si iscriverebbero in quella pubblica (stesso costo, servizio migliore). Ma non è questo il caso. Dunque, a parità di servizio offerto, l'università pubblica costa di più.

Il fatto che la politica dica che un settore è strategico non significa che lo sia davvero. Un anno fa, lo yogurt è stato decretato "strategico" dal Governo italiano (vedi Parmalat e la cordata italiana contro i Francesi). Direi che non si tratta di una giustificazione oggettiva. Al massimo, è una tautologia: un settore è strategico se il Governo dice che è strategico.

I dipendenti pubblici hanno come scopo il lucro (così come quelli privati), non la beneficienza. Poichè non hanno bisogno di attirare clienti, possono offrire un servizio scarso (stesso stipendio, meno fatica). Se l'università privata insegna male, gli studenti sono liberi di cambiarla e chi ci lavora viene punito per la sua incompetenza; se l'università pubblica insegna male, si è comunque obbligati a pagarla e chi ci lavora non viene punito affatto.

Non capisco cosa c'entri la democrazia, però. Certamente nell'università pubblica si insegna ciò che il Governo dice che va insegnato; in questo senso, la maggioranza si impone sulla minoranza, obbligando la seconda a pagare il tipo di istruzione che la prima vuole. Ma non vedo cosa ci sia di buono in questo. Se allora il Governo dichiarasse strategica la lettura e imponesse a tutti di non leggere alcuni libri ?
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da J_Stirling 65562 il 03 feb 12, 16:34:16
Profilo J_Stirling
Alle osservazioni sul mio presunto voto ho risposto sotto, non mi ripeto. I liberali hanno protestato per quella legge ( [www.camelotdestraideale.it] ). Il sito che ho citato prima (Chicago Blog) è gestito da O. Giannino, ripeteva le stesse cose anche allora.

Un conto è voler punire un reato, un altro è condannare qualcuno prima di averlo processato. C'è differenza, è questo che sostiene l'articolo. Peraltro la pena dev'essere proporzionale al danno recato: è lo stesso principio per cui non si taglia la mano a chi ruba una mela ( vedi qualche analogia col togliere il patrimonio a chi ha evaso mille euro? ).

Le persone non iniziano a evadere perchè si svegliano male la mattina, altrimenti l'evasione sarebbe elevata in ogni paese. Tasse elevate producono evasione elevata, è una questione di incentivi. A parità di rischio nell'essere scoperti dal fisco, si è più incentivati a evadere 1000€ anzichè 100€ (è una constatazione, non un'opinione).
Link permanente  0 punti 2 voti scritto da J_Stirling 65562 il 03 feb 12, 16:10:32
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