Home > Commenti
Votata OK da:
Alice773241
Area8manager70
J_Stirling848
Utente rimosso0
antikom237 e altri 2 anonimi
Votata NO da: un utente e 2 anonimi
Puoi iscriverti al feed RSS dei commenti di questa notizia per seguire la discussione.
Per aggiungere un commento effettua il Login.
Riguardo ai pensionamenti per i 60enni: non vedo come si possa creare ricchezza aumentando il numero di pensionati che campano sulle spalle dei lavoratori. Come si può sperare di incentivare le persone a lavorare, se ciò che producono viene prelevato per mantenere chi non lavora ? Come si può aumentare la produzione di ricchezza, se il numero di lavoratori viene ridotto a causa dei pensionamenti anticipati ? La risposta è "non si può" - ecco perchè l'Italia si trova nelle condizioni attuali.
Non c'è dubbio sul fatto che, per aumentare la produttività, siano necessari investimenti. Sarebbe però alquanto strano sostenere che, di punto in bianco, gli imprenditori italiani abbiano smesso di investire - mentre quelli tedeschi abbiano continuato a farlo. Forse che gli Italiani non sono uomini in carne e ossa come i Tedeschi ? La realtà è che gli imprenditori italiani sono DISINCENTIVATI a investire in Italia. La tassazione e la burocrazia rendono più rischioso investire in una impresa italiana piuttosto che (per esempio) in titoli di Stato italiani. Non a caso i titoli finanziari privati (come quelli di una impresa che cerca finanziamenti) vengono tassati più di quelli pubblici. [www.agoravox.it]
La soluzione che auspichi per i problemi di cui ti lamenti è la stessa causa che li ha generati: l'interferenza statale nella vita economica dei cittadini. Ma la causa di un problema non può essere la sua soluzione. In Germania lo Stato interferisce meno con l'economia, ecco perchè i Tedeschi hanno una maggiore produttività.
La signora Maria ha fatto delle scelte che l'hanno portata in quella situazione. Per esempio: perchè non ha cercato un altro lavoro, visti i suoi problemi di salute ? perchè non lo cerca ora ? Essere liberi di scegliere significa essere responsabili delle scelte fatte, anche (e soprattutto) quando sono sbagliate. Se poi le condizioni di salute della signora Maria non le consentono di fare alcun lavoro, c'è un'assicurazione sanitaria pubblica che le consente di non lavorare più e di ricevere uno stipendio.
Sicuramente il nanismo delle imprese italiane può avere come conseguenza i problemi che hai citato. Questo però non dice nulla sul perchè le imprese italiane tendono a restare piccole, cioè prudentemente sotto i 15 dipendenti. La causa è (di nuovo) l'interferenza statale nella vita economica dei cittadini: grazie allo Statuto dei lavoratori, le imprese sono disincentivate dall'assumere 15 dipendenti o più. Se non ci fosse quella legge, gli imprenditori italiani si comporterebbero come gli omologhi di altri paesi. La soluzione al problema consiste quindi nel diminuire l'interferenza statale.
Ma questa libertà, come abbiamo visto, è tutt'altro che rispettata nelle questioni economiche. Si potrebbe aprire una (lunga) parentesi sul fatto che il settore finanziario sia tutt'altro che libero dall'interferenza statale. Puoi essere d'accordo o meno con tale interferenza, ma è un dato di fatto che ci sia. Il settore bancario è uno dei più regolati dallo Stato e tu stesso ammetti che lo Stato interviene per salvare dal fallimento le banche che, in un libero mercato, fallirebbero. Dunque quello (per definizione) non è un libero mercato. Obbligare i contribuenti a salvare le banche non è liberismo, è statalismo. Ripeto: puoi essere d'accordo o meno con tali misure, ma resta il fatto che sono misure anti-liberiste perchè violano la libertà individuale dei cittadini.
Peraltro è facile mostrare che (ancora una volta) lo Stato è la causa dei problemi di cui giustamente ti lamenti. Quando lo Stato salva una banca, la incentiva a fare investimenti ancora più rischiosi. Se andranno a buon fine, la banca ne otterrà un lauto guadagno; se andranno male, la banca verrà nuovamente salvata dai contribuenti. Dunque i salvataggi statali pongono le premesse per crisi finanziarie future di gravità maggiore: i salvataggi statali degli anni '90 negli USA hanno posto le premesse per la crisi del 2007.
PS: se i cittadini di USA, Francia e Germania non vogliono comprare più di tot auto, perchè qualcuno dovrebbe essere legittimato a fargliene comprare di più ? Anche questo, prima di essere un argomento economico, è un argomento filosofico.
Una teoria si giudica per il rigore logico che la sostiene, per la sensatezza dei suoi principi e delle sue conseguenze; invece non vedo a cosa giovi usare come "parametro" l'arco di tempo passato da quando è stata formulata per la prima volta. Per il futuro propongo ciò che rispetta le libertà individuali e, così facendo, porta prosperità alle persone: il libero mercato. Quando è stato applicato, ha prodotto numerosi benefici; quando è stato abbandonato, sono arrivate numerose sventure.
Il settore finanziario americano è stato pesantemente manipolato dalla politica monetaria (NB: l'emissione di moneta è un monopolio imposto dallo Stato, non è un libero mercato) e da agenzie parastatali (Fannie Mae e Freddie Mac). Le crisi non nascono per caso. Nel momento in cui lo Stato pone le premesse della crisi, la crisi è inevitabile; non c'è nulla che si possa fare per scansarla, al massimo si può rimandarla per un po', peraltro aggravandola.
Se una banca sta per fallire, è perchè ha impiegato male le risorse a sua disposizione: ha finanziato attività che non sono risultate utili per le altre persone. Tali risorse sono ormai perdute: il tempo e le energie utilizzate per costruire (ad esempio) una casa invenduta non si possono recuperare. Lo Stato può salvare la banca dal fallimento, ma non può recuperare le risorse perdute. Dunque lo Stato non può evitare la crisi, ma può solo scaricarne il costo sui contribuenti - anzichè farlo pagare a chi ha commesso degli errori. Idem per assicurazione i automobili: se la FIAT produce più macchine di quelle desiderate dai cittadini, deve smettere di produrne troppe. Non esiste altra soluzione, tantomeno è sensata l'idea di foraggiare la produzione di automobili con sussidi statali: quando finiranno i sussidi, ricomincerà la crisi del settore auto.
Se lo Stato non avesse manipolato il mercato, non ci sarebbe stata una crisi. Se lo Stato avesse lasciato fallire chi meritava di fallire, ci sarebbe stata una breve crisi - il tempo necessario a liquidare gli investimenti sbagliati e a ripartire da capo. Invece lo Stato ha salvato chi ha sbagliato ed ha punito chi non c'entrava nulla: così la crisi non è finita, anzi viene prolungata poichè i salvataggi statali impediscono la riallocazione delle risorse.
PS: riguardo alle dimensioni della finanza ( "10 volte il PIL mondiale" ) ti consiglio la lettura di questo articolo [ideashaveconsequences.org]
Il processo andrebbe fatto a tutti quei politici/burocrati che hanno causato questa crisi. Ovviamente non accadrà nulla di simile, perchè si dà il caso che tali persone siano le stesse che dovrebbero allestire il processo. Il fallimento dello statalismo è evidente, ma sarebbe ingenuo pensare che lo Stato (= la politica) lo ammetterà e se ne prenderà la responsabilità.
L'articolo che ti ho segnalato mostra, numeri alla mano, come venga misurata la "grandezza" della finanza rispetto all'economia reale. Si tratta di norme contabili che, per definizione, conteggiano diverse volte la stessa cosa. Ecco perchè la finanza appare "ipertrofica". Se credi che la dimostrazione sia sbagliata, sei sfidato a mostarne la fallacia.
Svizzera, Lussemburgo, Liechtenstein, San Marino, Isole Cayman, Andorra etc fanno parte dei cosiddetti "paradisi fiscali". Sono tutti paesi in cui il cittadino medio è più ricco del corrispettivo italiano ( [en.wikipedia.org] ). Con una tassazione minore, tali paesi riescono ad offrire una migliore qualità della vita.