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L’intollerabile stabilità del Medio Oriente 20 febbraio 201114.54 Come si chiama la sassaiola di alcuni ragazzi contro un carro armato che entra in un quartiere residenziale, seminando paura e devastazione? “Disturbo alla quiete pubblica”. E come si chiama l’arresto di quei ragazzi per consentire al carro armato di proseguire indisturbato il suo lavoro? “Ripristino dell’ordine pubblico”.
Ecco come abbiamo creato un linguaggio ripugnante e asettico che serve gli interessi di un’unica e sola narrazione: la nostra. Ecco come in Israele descriveremmo a noi stessi la realtà distorta in cui viviamo. Anche se i carri armati non entrano più nelle zone abitate: nei Territori palestinesi l’ordine viene mantenuto in un modo o nell’altro perfino senza di loro. L’occupante opprime, gli occupati frenano i loro istinti e la loro lotta, e l’ordine regna sovrano: per ora. È questo che chiamiamo stabilità.
continua Gideon levy
[www.internazionale.it]
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Due anni dopo, in una lettera alla rivista ebraica americana di sinistra “Tikkun”, il filosofo scriveva: “Negli ultimi due anni, l’esercito d’Israele, equipaggiato con le più moderne armi amerioane, ha eroicamente combattuto e ucciso centocinquanta bambini arabi, dai tre mesi ai quattordici anni. Nessuna spiegazione, nessuna scappatoia, nessun sotterfugio potranno assolvere lo stato d’Israele, dalla maledizione del profeta: “Vi coprirò di perenne disgrazia e di perenne vergogna, che non sarà mai dimenticata (Geremia 23, 40)”
[www.kolot.it]