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Non credo che quello o quella 'bien dans sa peau' abbia bisogna di manifestare la sua differenza. E nessuno inclusa il Presidente della Repubblica può cambiare qualunque cosa sia se non fosse il caso.
Perfino con tutta la bontà e tutta la tolleranza che esista, nessuno può 'normalizzare' ciò che non è 'normale' nel senso generale ovviamente, perché se esistiamo siamo già una parte integrale della vita umana e del mondo, e ciò dalla notte di tempo.
Se questo è preso come un po' troppo 'cavalier' -disinvolto, ecco un'opinione più completa.
In realtà quando si fa partito di una tal manifestazione, quando si riunire con gli altri dello stesso 'club' sotto una bandierina, si sottolinea pubblicamente ancora più la sua differenza, quasi come far parte di una provocazione che a volte può perfino incitare un confronto.
'Gay Pride' vuole dire in somma 'fiero di essere gay'. Forse è una via sbagliata. È come dire- 'fiero di non essere come voi'.
Se uno ha bisogno di essere 'fiero', meglio essere fiero di sé, e per qualcosa per cui si ha il diritto di esserne. Ma fiero di essere partito di qualsiasi club, quasi come i poveretti che ubbidiscono gli ordine dei sindacati, no, non ce n'è alcuna ragione.
Siamo tutti individuali, differenti. Ma meglio essere se stesso e bene in sé, che se stesso senza in realtà potere accettarlo. Quelli felici sono quelli che hanno potuto riconciliato con sé. Non cercano ad essere compensati, riconosciuti, 'normalizzati' o qualche sia. Sono felici come tal e non hanno bisogno della benedizione di nessuno.
(Per quanto sia la questione dell'atteggiamento di certi insegnanti o perfino certe scuole. È semplice. Nel primo caso, un atteggiamento negativo/pregiudizio indicherebbe che l'insegnante non fosse buon(a). Nel secondo, la scuole non sarebbe buona).
Io non voglio essere "normalizzato", voglio i miei diritti, che a tutt'oggi sono negati. E guarda caso, sono negati proprio perché sono gay. Io invece non voglio non essere discriminato a scuola, sul lavoro, nella mia vita intera. È per questo che manifesto. Questo è l'orgoglio.
Quali diritti hai bisogno? Forse io sono ingenuo. Vorrei meglio capire. Ho sempre creduto che quando qualcuno è bene in sé, non ha bisogno di nulla.
Anch'io non sono 'normale'. È il mio problema e non quello di altri. Se qualcuno avesse male dominare un problema personale, ci sarebbe una rischia che il problema non finisca a dominarlo. Come compensazione qualsiasi diritti non cambieranno in nessuno modo un tal fenomeno, ma forse ho torto crederlo.
Per essere apprezzati bisogna dichiararsi di sinistra comunque, altrimenti non si può neanche essere omosessuali con idee di destra. E poi questi dei Pride sono contro le discriminazioni, roba da spellarsi dal ridere.
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Per essere apprezzati bisognerebbe essere coerenti: non si può andare al Pride e chiedere diritti e poi sostenere un governo che te li nega. O sperare di ottenere diritti per sé votando qualcuno che li nega ad altri (come agli immigrati, per esempio). Mi pare elementare, ma si preferisce far finta di non capirlo.
Se questo è preso come un po' troppo 'cavalier' -disinvolto, ecco un'opinione più completa. In realtà quando si fa partito di una tal manifestazione, quando si riunire con gli altri dello stesso 'club' sotto una bandierina, si sottolinea pubblicamente ancora più la sua differenza, quasi come far parte di una provocazione che a volte può perfino incitare un confronto.
'Gay Pride' vuole dire in somma 'fiero di essere gay'. Forse è una via sbagliata. È come dire- 'fiero di non essere come voi'. Se uno ha bisogno di essere 'fiero', meglio essere fiero di sé, e per qualcosa per cui si ha il diritto di esserne. Ma fiero di essere partito di qualsiasi club, quasi come i poveretti che ubbidiscono gli ordine dei sindacati, no, non ce n'è alcuna ragione.
Siamo tutti individuali, differenti. Ma meglio essere se stesso e bene in sé, che se stesso senza in realtà potere accettarlo. Quelli felici sono quelli che hanno potuto riconciliato con sé. Non cercano ad essere compensati, riconosciuti, 'normalizzati' o qualche sia. Sono felici come tal e non hanno bisogno della benedizione di nessuno.
(Per quanto sia la questione dell'atteggiamento di certi insegnanti o perfino certe scuole. È semplice. Nel primo caso, un atteggiamento negativo/pregiudizio indicherebbe che l'insegnante non fosse buon(a). Nel secondo, la scuole non sarebbe buona).
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