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Non siamo un paese normale e non siamo nemmeno un paese anormale. Siamo invece un paese innormale. Ecco perché (artemide)

di artemide1955 674133 il 23 ott 09, 18:14:20
L’on.le Antonio Di Pietro ha chiesto che l’on.le Luciano Violante riferisca sulle stragi dinanzi la Commissione Parlamentare Antimafia.

Staremo a vedere a cosa tende questa iniziativa. Probabilmente l’on.le Di Pietro avrà rilevato alcune contraddizioni nelle deposizioni rese dall’on.le Violante dinanzi l’Autorità Giudiziaria Ordinaria e vorrà averne chiarimenti in Commissione.

E’ un suo diritto. Ma può considerarsi questa l’iniziativa più opportuna in relazione alle gravità dei fatti che sono emersi in questi ultimi sei mesi di indagini?

In effetti la deposizione dell’on.le Violante contiene alcuni strani riferimenti.

Lui stesso ad esempio sostiene che un primo contatto fra lui e Ciancimino ci fu allorché era stato appena ucciso l’on.le Slavo Lima. Ma l’on. Lima fu assassinato a marzo 1992 quando Presidente della Commissione Antimafia era ancora il sen. Gerardo Chiaromonte mentre lui fu nominato presidente solo a settembre 92 e si insediò formalmente solo il 26 ottobre 1992. A che titolo nel marzo o nell’aprile 92 si parlava con Ciancimino?

Il 26 ottobre ’92 Ciancimino scrisse a Violante per essere sentito in Antimafia. Chiese con una lettera aperta di essere ascoltato per parlare del delitto Lima, che lui definiva “un avvertimento” che “va oltre la persona della vittima” e “punta in alto” perché “fa parte di un disegno più vasto… che potrebbe spiegare molte altre cose”.

Il 27 ottobre si riunì l’ufficio di presidenza e Violante propose accertamenti sul delitto Lima e “ricordò che l’on. Ciancimino ha richiesto di essere ascoltato dalla Commissione, rinunciando alla presenza delle televisioni così come aveva preteso nel corso della precedente commissione presieduta dall’on.le Gerardo Chiaromonte”.

”.Il 10 novembre si parlò di nuovo di Ciancimino, ma non per decidere quando ascoltarlo, bensì per aggredirlo “Venne auspicato un intervento del Csm perché fosse finalmente portato a compimento il procedimento di applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di Vito Ciancimino”. Non contento, “il presidente Violante ribadì la necessità di seguire con attenzione gli sviluppi del processo di appello su Ciancimino, ricordando che la questione era stata segnalata al Ministro di grazia e giustizia ed al Vice Presidente del Csm”.

Il 26 novembre l’Ansa informò che l’ufficio di presidenza aveva “fatto il punto sul lavoro svolto ed erano state tracciate le scadenze future: entro metà dicembre sarebbe terminata a fase istruttoria dell’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica. E per quella data sarebbe stato ascoltato Vito Ciancimino”. Invece non se ne fece nulla.

Il 19 dicembre i giudici di Palermo arrestarono improvvisamente Ciancimino.

Il 25 marzo ’93, in ufficio di presidenza, il senatore pds Guido Calvi “chiese di acquisire informazioni su Ciancimino, sui latitanti e sui sequestri di persona. L’Ufficio di Presidenza su Ciancimino non reputò, per il momento, opportuno richiedere notizie in merito alle presunte voci di collaborazione”.

Passarono altri due mesi e mezzo. L’8 giugno “il senatore Brutti (Pds, ndr) ritenne utile che la Commissione ascoltasse Ciancimino”. Ma nel mese successivo non accadde nulla.

Finchè il 6 luglio l’ufficio di presidenza dell’ Antimafia “approvò la proposta… di procedere all’audizione di Vito Ciancimino… con le stesse modalità seguite nelle audizioni dei pentiti”. Proposta puramente virtuale: Ciancimino non verrà sentito né allora nè mai.

Tuttavia anche accertando questi strani particolari in relazione ala mancata audizione di Vito Ciancimino, avremo ancora una volta tergiversato e cincischiato in relazione a quelle gravissime responsabilità che hanno segnato un momento fondamentale della nostra storia patria, il passagio dalla prima alla seconda repubblica. E quindi avremo dato ancora una volta prova che non siamo un paese normale e nemmeno un paese anormale. Siamo invcece un paese innormale.

Perché dopo i gravi fatti emersi dalle ultime deposizioni di Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, Massimo e Giovanni Ciancimino, e dai tanti ricordi postumi di alcuni dei protagonisti, un paese normale avrebbe avvertito l’esigenza di nominare una commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi, composte dai migliori magistrati e avvocati presenti in Parlmaneto, in modo da affiancare alla Magistratura un organo autorevole, per fare chiarezza una volta per tutte sulle responsabilità extramafiose di quelle vicende e spazzare via dal Sistema Politico e dal Sistema Istituzionale, se ancora vi sono presenti, i protagonisti di quegli ignobili fatti.

Invece nessun partito politico assume questa iniziativa e – incredibilmente – nessuno ha da ridire se il sen. Nicola Mancino continua a fare impunemente il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura o se il sen. Oscar Luigi Scalfaro continui a celebrare nelle piazze d’Italia la Costituzione (a ciò incaricato dall’on.le Veltroni) o se il dott. Giovani Tenebra continui tranquilamente a fare il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catania. Ricevendo Mancino anche attestati di solidarietà, di stima e addirittura di affetto, anche da parte di esponenti non del suo partito. Cito fra tutti quelli dell’on.le Dario Franceschini il quale ha solidarizzato pubblicamente con l’on.le Mancino o quelli dell’editore svizzero, il quale ha impunemente affermato: “Mancino ha fatto bene a non dare le dimissioni e a rimanere al suo posto”.

Noto altresì con sgomento come il giornalista Marco Travaglio sia stato ingiustamente espulso dalla rete televisiva pubblica solo per aver fatto alcune insinuazioni sulle responsabilità politiche delle stragi del 1992.

“Ormai è chiaro – aveva detto in un suo passaparola – che le bombe del 1992 le ha messe il centro-sinistra per cui potete immaginare quanta voglia c’è da parte del centro-sinistra di accertare i fatti.”

Tutto questo è gravissimo.

Il problema è che in Parlamento ci sono segmenti di un partito, il Partito Democratico, che non intendono delegittimare né tanto meno sanzionare l’azione di guerra di coloro i quali concorsero a programmare e ad eseguire insieme a Cosa Nostra le stragi del 1992-1993 perché ritennero che quelle stragi fossero tasselli dolorosi ma indispensabili di un grande progetto politico che li doveva portare per cinquanta anni ininterrotti al potere.

Questo progetto politico si articolava in quattro punti:

1. ribaltamento dei rapporti di forza tra partiti del nuovo centro-sinistra e partiti del vecchio centro-sinistra;

2. ribaltamento dei rapporti di forza fra Ndrangheta e Camorra da sempre fedeli alla Sinistra Democristiana e Cosa Nostra e Sacra Corona Unita tendenzialmente protese verso il Partito Socialista e la corrente andreottiana della D.C.

3. ribaltamento dei rapporti di forza fra imprenditori dei media vicini alla Sinistra Democristiana (De Benedetti) in danno di imprenditori dei media vicini al Patito Socialista (Berlusconi)

4. affrancamento della Magistratura da qualsiasi procedimento disciplinare o penale a suo carico in cambio dell’appoggio di essa Magistratura al compimento del progetto politico di cui ai punti nn. 1, 2 e 3.

Finora solo il secondo e il quarto obiettivo sono stati realizzati, ma con tenacia infinita e con dabbennagine altrui si sta cercando di realizzare anche gli altri due.

La sentenza del giudice Riamando Mesiano che obbliga la Fininvest a trasferire una parte del suo patrimonio (750 milioni di euro) alla Cir di Carlo De Benedetti è una pietra miliare per la realizzazione del terzo obiettivo.

Le dimissioni e il discredito di Silvio Berlusconi cercati con tutti i modi possibili e immaginabili (dal gossip alle accuse di mafia) sono un altro passo in direzione del conseguimento del primo obiettivo.

Ma anche il paese non sembra maturo per reagire a quelli che sono autentici e ricorrenti tentativi di golpe.

Esso sembra infatti diviso fra due tifoserie calcistiche una pro-De Benedetti (e quindi pro-Mancino pro-Violante pro- Rognoni ecc, ecc.) e una pro-Berlusconi, ognuna delle quali vorrebbe che fossero messe in evidenza solo le problematiche morali dell’uno o dell’altro. Senza però tener conto che quelle di Berlusconi risalgono al 1975 e si sostanziano nel solo reato di riciclaggio di denaro di provenienza illecita, mentre quelle del gruppo opposto risalgono ai più recenti 1992-93 e si sostanziano in attività di stragi, di omicidi, di falsi suicidi, di depistamento di indagini, di processi celebrati a carico di soggetti innocenti e di collusioni (peraltro sospinte) finalizzate al compimento di queste attività con settori della criminalità organizzata.

In un paese normale tutte le forze politiche avrebbero nobilmente chiesto per lo meno a questo punto che fosse fatta luce una volta per tutte su questi ignobili fatti di sangue e che fossero quanto meno espulsi dai partiti e dalle Istituzioni se non carcerati i soggetti che se ne sono resi responsabili, sconfessando la loro attività e quindi dando seguito a una sorta di catarsi liberatoria per tornare a essere, come erano prima del 1969, soggetti politici puliti almeno del sangue di innocenti e di servitori dello Stato e immuni da così gravi presenze di esseri folli e criminali.

Artemide







Profilo mollica
Sai dirmi qualcosa del generale Niglio? Ebbe uno stranissimo incidente sulla "Palermo-Catania" mentre si stava recando a Catania al Comando Provinciale, chiamato D'URGENZA ALLE 2 DI NOTTE. Fu portato stranamente all'osp di Caltanissetta, dove morì.

La sua leggenda nacque con la costituzione della squadra "CRIM.OR" (cioè contro la criminalità organizzata) - qualcuno di voi ricorda la saga del Capitano "Ultimo"???- Con il grado di capitano comandò la Compagnia Carabinieri di Nocera Inferiore, ove ebbe diversi conflitti a fuoco con i boss dell'epoca; la sua azione si spinse fino a Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, contro i clan capeggiati dai boss D'Alessandro e Imparato (quest'ultimo morto nel corso della sua latitanza in uno scontro a fuoco con le forze di polizia).

Dopo un breve "periodo di riflessione" in Aspromonte, dove ebbe analoghi risultati (e altri conflitti a fuoco!) nei confronti dei clan capeggiati dai boss Piromalli e Giuffrè, ebbe l'incarico di comandare il Comando Provinciale di Caserta, costringendoalla resa il clan "dei casalesi" dell'agro aversano e gli ultimi focolai dei "cutoliani". Quando prese il comando di questo incarico, c'era una "guerra" di camorra in atto, che lasciava per terra 80 morti all'anno. Quando lasciò il comando di questo incarico, non si contavano più di 6 omicidi all'anno, i boss erano in carcere e i relativi fedelissimi erano latitanti ( e quindi costretti alla fuga dai propri natali) o divenuti collaboratori di giustizia.

**HA FORZATO PIU' VOLTE la magistratura ad eseguire "un giro di vite" che spinse le cosche camorristiche e di "cosa nostra" a "condannarlo a morte", quale stretto collaboratore del Giudice Cordova (superprocuratore di Napoli). Personalmente ha smascherato nell'amministrazione casi di corruzione e di dolo, denunciando e arrestando le "mele marce".** Sarà stato un incidente?........................
Link permanente  1 punto 1 voto scritto da mollica 111 il 25 ott 09, 03:48:34



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