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La missione, ci ha insegnato Giovanni Paolo II, è il dinamismo di «autorealizzazione» della Chiesa che diventa sempre più se stessa, quanto più vive il suo impegno ad annunciare Cristo come unica possibilità di salvezza all’uomo. La Chiesa non può vivere senza missione, pena la perdita della sua identità.
«L’affermazione senza compromessi della verità, quella verità che potrebbe sembrare offensiva, è necessaria proprio per l’unicità della mia identità. Ma, al tempo stesso, è un’affermazione dell’alterità dell’Altro. È un riconoscimento della sua Alterità, della sua identità. In questo senso, è profondamente rispettosa di lui, è precisamente ciò che fa di lui lui e di me me».
una delle due proposizioni sconferma l'altra.
per il rispetto dell'altro, non puoi dire che la tua verìtà è "l'Unica"
questo è il limite del dialogo tra le religioni.Non preclude il dialogo tra gli uomini, ma preclude il dialogo tra i rispettivi dogmi in cui credono, in quanto nessuno li metterà mai in dubbio.
Violaine...non è il solito discorso, ma la realtà che esce ogni olta che si pronuncia la parola "Unica".
Una volta Benedetto XVI ha affermato (ma ricordo a memoria) che è impossibile un dialogo tra "religioni" ma è possibile il dialogo tra uomini che appartengono a religioni diverse!
Ora per il cristiano uno dei connotati che lo definiscono è la missionarietà che coincide con l'identità, non nel senso che ogni cristiano si mette ad andare in giro a predicare il vangelo, ma nel senso che per il fatto stesso che un cristiano vive da cristiano, testimonia, con la vita più che con le parole, ciò in cui crede. Basta questo per essere missionari.
Permettimi di fare un'ipotesi: metti che il cristiano in questione sono io: E'perchè ho questa precisa identità che sono quel che sono. E' la mia identità, unica (conosci qualcun altro uguale a me? anche come cristiano), che non mi impedisce di dialogare con te che non sei cristiano, anzi sembra che addirittura odi il cristianesimo (o meglio: odi l'idea tua di cristianesimo...ma di questo altrove)
Il dialogo è confronto tra persone sulla base della ragione che tutti hanno. (infatti vedi che quando sei tu, proprio tu, con le tue poesie, è facile dialogare?)
Non è contrapposizione ideologica e nemmeno litigio.
Violaine...cosa centra il dialogo tra me e te...mica è su una base religiosa, mica prevede come fine una concordia di idee.
Ti preciso una vlta per tutte...il mio essere agnostico esclude l'odio, la mia è solo l'avversione di chi è messo nel posto in cui non vuole stare.
Quando il Papa parla ai Cristiani...a me può anche stare bene( a chi non è cattolico sta già meno bene)...quando da lezioni ed impone verità all'Uomo, in quanto uomo a me non sta bene, specie quando queste verità sono indiscutibili.
E' lui che si pone fuori dal dialogo.
Con te...io posso ascoltare il tuo esempio, anche i tuoi consigli e ringraziarti, poi la mia ragione accoglie ciò che le sembra buono e non considera ciò che a lei pare inutile o dannoso.
Il fatto che io non possieda la tua fede, non me la fa considerare avversa il mio pensare, anzi in molti aspetti è concorde al mio pensiero...che però rimane agnostico...valuta...compara...paragona...il tutto a qella che è la sua verità.
Molto probbabilmente il accetto molto di più del tuo pensiero che non tu del mio.
Se intendi avversione alla religione come manifestazione di un potere ecclesiale...lì non ti do torto..ma è una cosa reiproca.
Il dialogo tra te e me non è su base religiosa, ma unicamente sull'uso della ragione.
Uso della ragione che tento di allargare secondo l'insegnamento di
QUESTO Papa. NOn certo di altri che mi pare invece usino la ragione e il proprio limitato modo di vedere il reale come misura della realtà.
E se il mio orticello diventa il metodo per valutare tutto è chiaro che non riuscirò a capire granchè di quello che è al di fuori del mio orticello.
In questi giorni ci interroghiamo tra amici sul perché accadano certe cose, convinti che, finchè non si arriva al perchè non si è contenti.
Personalmente mi sto chiedendo cosa manchi e cosa serva al dialogo tra te e me. Soltanto che la ricerca non può essere solo mia....
Beh.. comunque io sto cercando di fare la mia parte...
beh...mi sembra naturale confrontare l'esperienza dell'altro secondo il proprio metro di giudizio.
Ti ho detto che non credo in quella che è la tua Fede, ma questo non mi impedisce di vedere quello che di buono c'è in Lei e di quello che di buono c'è in te.
Se poi su qualche argomento,complici le proprie convinzioni personali, non può esserci concordia di pensiero....non lo vedo come un dramma, ma la semplice differenziazione che c'è tra di noi. In fondo è la differenza di pensiero che porta al progresso....che poi trovo molto più stimolante intellettualmente di chi si dice semplicemente "daccordo".
Il fatto che rimangano comunque delle discordanze, non lo ritengo un limite al dialogo, e nemmeno che una persona metta "dei punti fermi" nel suo discorso....perchè questo è indice di rigore morale.
No...non è un difetto, è un pregi.
Il rigore è agire secondo le proprie convinzioni.
Si può discutere sul senso della morale, e delle regole che contribuiscono a formarla, ma l'essere coerenti è un pregio.
«L’affermazione senza compromessi della verità, quella verità che potrebbe sembrare offensiva, è necessaria proprio per l’unicità della mia identità. Ma, al tempo stesso, è un’affermazione dell’alterità dell’Altro. È un riconoscimento della sua Alterità, della sua identità. In questo senso, è profondamente rispettosa di lui, è precisamente ciò che fa di lui lui e di me me».
una delle due proposizioni sconferma l'altra. per il rispetto dell'altro, non puoi dire che la tua verìtà è "l'Unica" questo è il limite del dialogo tra le religioni.Non preclude il dialogo tra gli uomini, ma preclude il dialogo tra i rispettivi dogmi in cui credono, in quanto nessuno li metterà mai in dubbio. Violaine...non è il solito discorso, ma la realtà che esce ogni olta che si pronuncia la parola "Unica".
Una volta Benedetto XVI ha affermato (ma ricordo a memoria) che è impossibile un dialogo tra "religioni" ma è possibile il dialogo tra uomini che appartengono a religioni diverse!
Ora per il cristiano uno dei connotati che lo definiscono è la missionarietà che coincide con l'identità, non nel senso che ogni cristiano si mette ad andare in giro a predicare il vangelo, ma nel senso che per il fatto stesso che un cristiano vive da cristiano, testimonia, con la vita più che con le parole, ciò in cui crede. Basta questo per essere missionari.
Permettimi di fare un'ipotesi: metti che il cristiano in questione sono io: E'perchè ho questa precisa identità che sono quel che sono. E' la mia identità, unica (conosci qualcun altro uguale a me? anche come cristiano), che non mi impedisce di dialogare con te che non sei cristiano, anzi sembra che addirittura odi il cristianesimo (o meglio: odi l'idea tua di cristianesimo...ma di questo altrove)
Il dialogo è confronto tra persone sulla base della ragione che tutti hanno. (infatti vedi che quando sei tu, proprio tu, con le tue poesie, è facile dialogare?)
Non è contrapposizione ideologica e nemmeno litigio.
Uso della ragione che tento di allargare secondo l'insegnamento di QUESTO Papa. NOn certo di altri che mi pare invece usino la ragione e il proprio limitato modo di vedere il reale come misura della realtà.
E se il mio orticello diventa il metodo per valutare tutto è chiaro che non riuscirò a capire granchè di quello che è al di fuori del mio orticello.
In questi giorni ci interroghiamo tra amici sul perché accadano certe cose, convinti che, finchè non si arriva al perchè non si è contenti.
Personalmente mi sto chiedendo cosa manchi e cosa serva al dialogo tra te e me. Soltanto che la ricerca non può essere solo mia....
Beh.. comunque io sto cercando di fare la mia parte...
Per me il rigore morale è un pregio. Per te è un difetto?!
Basta un sì o un no. volevo rendermi conto se ho capito bene.