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Attenti al boomerang Nel 2004, sul maggior quotidiano svedese Aftonbladet, la femminista Joanna Rytel ha scritto un articolo intitolato Non darò mai vita a un bambino bianco, nel quale affermava che i maschi bianchi sono tutti egoisti, sfruttatori, presuntuosi e sessuomani, concludendo con l’avvertimento «uomini bianchi, statemi lontani!». Le femministe norvegesi stanno cercando di far approvare una legge che impone la chiusura di tutte le imprese che non assumano almeno il 40 per cento di donne nei loro consigli di amministrazione; inoltre hanno chiesto anche quote per gli immigrati musulmani. L’attacco al maschio occidentale potrebbe produrre però un inatteso effetto boomerang: la progressiva islamizzazione culturale e demografica del continente europeo. Distruggendo la famiglia e la figura paterna e maschile, le femministe stanno spianando la strada alla penetrazione indisturbata dell’islam nelle società occidentali, preparando così un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne. In altre parole, la vittoria del femminismo potrebbe paradossalmente favorire l’avvento dell’Eurabia.
Per quanto alcune delle più coraggiose e indomite avversarie dell’Islam siano donne (si pensi a Oriana Fallaci, a Bat Ye’Or, a Ayaan Hirsi Ali), è indubbio che, nella media, le donne occidentali siano più favorevoli al multiculturalismo e all’immigrazione islamica rispetto agli uomini occidentali. In tutto l’Occidente i partiti più critici verso l’immigrazione sono tipicamente maschili, mentre quelli che esaltano la società multiculturale sono spesso dominati dalle femministe. In Norvegia l’unico partito che cerca di contrastare l’immigrazione islamica di massa che sta cambiando il volto del paese è il Partito del Progresso, il cui elettorato è per il 70 per cento maschile; all’estremo politico opposto il multiculturalista Partito Socialista riceve il 70 per cento dei suoi voti dalle donne.''
Alla fine tutta questa accusa dello stupro è in realtà un'accusa opposta,perchè non mi stupri?Quando è stato varato il pacchetto sicurezza,le femministe sono scese in piazza e hanno gridato:''che ce ne facciamo del pacchetto se il pericolo è sotto il tetto'',in riferimento che gli stupratori sarebbero mariti e amanti e non immigrati,a dispetto delle statistiche che indicano un tasso di stupri molto più alto negli extracomunitari che negli italiani,a quel punto io avrei voluto dire loro:beh allora visto che è così fatevi stuprare dai maghrebini,io non ci posso fare niente.Non avrebbero potuto sentire niente di meglio:è esattamente ciò che vogliono.Senza saperlo,ma è così.Io non dico che tutte le donne vogliano essere sottomesse,perchè molte donne sanno anche gestirsi da sole e rifiutano la bruttura dell'inuguaglianza,però pare proprio che le femministe stiano dicendo:''voglio essere sottomessa e non ci riesco perchè la mia cultura me lo impedisce per cui ti odio'' e allora se la prende con l'uomo bianco che avuto il torto di darle il dono dell'uguaglianza,e in nome della giustizia fare violenza alla natura.Arabi e negri infatti non sono così idealisti. L'articolo continua così:
''Stupri a go go Le femministe hanno contribuito enormemente alla diffusione della cultura del vittimismo in Occidente, che permette di ottenere i vantaggi politici sulla base dello status di appartenenza nella gerarchia delle vittime. Inoltre hanno chiesto, e in larga misura ottenuto, la riscrittura dei libri di storia che facesse giustizia dei “pregiudizi” maschilisti ed eurocentrici. Queste loro idee fanno oggi parte dei programmi scolastici e sono praticamente egemoni sui media. In breve, le femministe radicali hanno rappresentato l’avanguardia della “correttezza politica” in tutto l’Occidente. Quando i musulmani arrivano in Occidente portandosi dietro la loro mentalità vittimista si trovano il lavoro già preparato da altri. Colgono quindi su un piatto d’argento l’opportunità di sfruttare una tradizione vittimista già stabilita, che gli permette di ottenere interventi statali a proprio favore, quote preferenziali, la riscrittura della storia in senso filo-islamico, e campagne politiche contro “l’islamofobia” e “l’incitamento all’odio”. Le femministe occidentali hanno dunque spianato la strada alle forze che annienteranno il femminismo occidentale, e di questo passo finiranno a letto, letteralmente, con il nemico.
La graduale trasformazione dell’utopia femminista nel suo opposto, la legge coranica, è ormai evidente nei paesi scandinavi, dove l’applicazione dell’ideologia femminista e multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate. Negli ultimi anni, infatti, si è verificato un enorme aumento degli stupri e delle violenze sulle donne, per opera nella quasi totalità dei casi di giovani immigrati islamici. In Svezia il numero degli stupri è quadruplicato in una generazione, parallelamente all’afflusso di una immigrazione islamica senza controllo che ha già preso possesso di intere città, come Malmoe. Pur rappresentando non più del 5 % della popolazione, in Norvegia e in Danimarca due terzi di tutti gli uomini arrestati per stupro sono «di origine etnica non-occidentale», un eufemismo usato per designare gli appartenenti alla religione musulmana. Nel 2001 Unni Wikan, professoressa di antropologia sociale all’università di Oslo, ha dato la precedenza al multiculturalismo sul femminismo, spiegando in un’intervista al quotidiano Dagbladet che «le donne norvegesi hanno la loro parte di responsabilità in questi stupri» perché, essendo ormai la Norvegia una società multiculturale, le donne norvegesi devono adattarsi ai costumi degli immigrati, abbigliandosi e comportandosi in maniera giudicata non provocatoria dalla loro cultura. Per i multiculturalisti, quindi, i norvegesi sono solo una delle tante etnie che popolano il paese dei fiordi (forse neanche la più importante), e sulle decisioni che riguardano la Norvegia non hanno più voce in capitolo dei somali o dei curdi giunti la settimana scorsa.
Sharia dreaming Ma come si spiega l’ammirazione delle donne progressiste occidentali per l’Islam, quando non esiste un solo paese musulmano in cui le donne godano di diritti lontanamente paragonabili a quelli dell’uomo? Le attiviste occidentali che a casa propria attaccano duramente “l’arretratezza” e “la mentalità patriarcale” della Chiesa cattolica sono le stesse che si sottomettono con più voluttà alla sharia quando si recano nei paesi musulmani. Di recente la giornalista Lilli Gruber, la cantante Gianna Nannini e la speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente. Quando si comportano così, ha ironizzato qualche commentatore “maschilista”, le femministe tradiscono i propri desideri più nascosti. Lo scrittore danese Lars Hedegaard ha scritto, in un articolo intitolato Il sogno della sottomissione, che «quando le donne occidentali spalancano le porte alla sharia, presumibilmente lo fanno perché vogliono la sharia». La scrittrice inglese Fay Weldon ha rincarato la dose affermando che «molte di queste donne trovano sessualmente attraente la sottomissione» e poco seducenti e noiosi gli uomini femminilizzati dell’Europa Occidentale, rispetto ai virili sceicchi del deserto.
Ma nello stesso modo si comportano probabilmente anche gli uomini occidentali quando devono scegliere una compagna di vita. È stato notato che nei paesi scandinavi sono in forte aumento gli uomini che preferiscono una moglie straniera proveniente da culture più tradizionali dell’estremo oriente o dell’America Latina. Il femminismo radicale ha portato separazione, sospetto e ostilità tra i sessi, non cooperazione. E non ha sradicato la naturale attrazione per le donne con caratteri femminili e per gli uomini con caratteri mascolini. Ai musulmani spesso piace far notare che in Occidente si convertono all’islamismo più donne che uomini. In un servizio giornalistico sulle donne svedesi convertite all’Islam, risulta che l’attrazione per la famiglia islamica sia una delle motivazioni principali. Queste donne nordiche convertite trovano appagamento nel ruolo ben definito di cura della casa e dei figli che l’Islam assegna loro. Hanno scoperto un senso da dare alla propria vita che non trovavano nella cultura secolare o nell’insipido e succube Cristianesimo modernista.
[filoapiombo.blogspot.com]
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[www.uaar.it]
I testi storici dicono altro....
[www.pepeonline.it]
[www.pepeonline.it]
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Il testo linkato pullula di citazioni di testi sacri e patristici piuttosto espliciti....
Ad esempio qui: «Più odiosa della morte considero la donna, il cui cuore è irto di trappole e di lacci e le cui mani sono catene: chi vuol piacere a Dio dovrà fuggirla»
Leggere per credere...
(la Bibbia intendo, non De Marchi)
saluti
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[www.politicaonline.net]
Tutti autorevoli Padri della Chiesa.
A parte questo, non rivolgo accuse, constato.
[www.vatican.va]
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A proposito della lettera linkata, che esalta la complementarità dei sessi...
"Ad un livello più concreto, le politiche sociali —educative, familiari, lavorative, di accesso ai servizi, di partecipazione civica — se, da una parte, devono combattere ogni ingiusta discriminazione sessuale,
Domando io: perché, ce ne sono di giuste? e chi decide il discrimine?
dall'altra, devono sapere ascoltare le aspirazioni e individuare i bisogni di ognuno. La difesa e la promozione dell'uguale dignità e dei comuni valori personali devono essere armonizzate con l'attento riconoscimento della differenza e della reciprocità laddove ciò è richiesto dalla realizzazione della propria umanità maschile o femminile.
Frasi forbite ma.... allora su quale principio logico viene impedito alle donne di dare i sacramenti?
fatevi una vostra chiesa con le gransacerdotesse, ma lasciate che la Chiesa sia libera di essere se stessa.
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Veramente, come ben mostrato dai testi sacri (citati occasionalmente da un ateo), il cristianesimo ha introdotto il concetto di donna come porta verso il Male; cosa assente in periodi precedenti, pur maschilisti...
Se leggi senza fermarti alla pagina del sito lo vedrai.
Al di là di tutto, gli innumerevoli abusi e discriminazioni (de iure e de facto) subiti da donne in quanto donne, così come evidenziati in qualsiasi libro di storia sociologica e o giuridica degno di questo nome ben mostrano l'inutilità di voler dipingere la dottrina e storia cristiane come non maschiliste e sessuofobe...
PS "Bravo bravo", giovine omo sono
Io non privilegio il paganesimo (tendenzialmente omofobo, nonostante ALCUNE eccezioni greche), noto che la pari dignità dei sessi non è affatto un valore cristiano, almeno a giudicare dai testi fondativi, oltre che dai nudi e crudi FATTI.
Sulla questione del matriarcato (sempre che sia esistito), riguarda il passato, a me interessano di più (in una prospettiva storica) il presente ed il futuro.
registro solo con curiosità che in un post che parla del diritto alla bigenitorialità, diritto dei bambini, si è arrivati ad attaccare i maschi ed i padri sugli stupri e gli abusi. Lo ritengo molto indicativo del deleterio procedimento concettuale usato dal femminismo radicale (diverso sia dal femminismo della differenza, sia dal femminismo libertario, che invece personalmente apprezzo molto, entrambi), che va sotto il nome di "male bashing": e che, cosa gravissima, finisce col travolgere le nuove generazioni, e i diritti dei bambini.
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Sulla violenze è ovvio che la maggior parte avvengono in famiglia, perché è in famiglia che i bambini passano il loro maggior tempo (sono curiosi gli attacchi alla famiglia basati su queste statistiche, presumono che la famiglia sia qualcosa di isolato dalla nostra società e dal nostro tempo, i mali della famiglia invece riflettono quelli della nostra società e del nostro tempo).
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"sogno della sottomissione? ma che donne conosci???????? Il uomo a fatto il dono alla donna della sua libertà? Mi risulta che anche per solo votare le donne hanno fatte da sole le proprie battaglie, regalo delle anticoncezionali? jajajaja Per ogni conquista le donne ardue battaglie e ancora. Anzi ostegiate regolarmente del potere, che guarda un po in mano maschili. Basta vedere la disparità di salari a lavoro identico. Una "feminista" caro NON si contrapone al uomo come individuo mancherrebbe, ma al potere che rapresenta e al uso che ne fa.,basta vedere "come ha ridotto il tasso di natalità" mi sembra che vedi una donna come un contenitore!
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''Papà a tempo pieno "i nuovi mammi" "Un quadro brillante, tollerante e sfaccettato della vita degli uomini e delle donne che stanno dimostrando come gli uomini siano in grado di fare le stesse cose delle donne. E l'altra metà della rivoluzione... Sono convinta che i lettori accoglieranno a braccia aperte il messaggio." Gloria Steinem
L'avvento del terzo Millennio sta portando
una vera rivoluzione entro le pareti domestiche.
È una rivoluzione silenziosa, se ne parla
ancora poco, ma è cominciata un po' in tutto il
mondo: sempre più uomini ridimensionano il
ruolo del lavoro o addirittura lo lasciano
spesso una posizione di potere, gratifìcante in
tutti i sensi - per dedicarsi alla famiglia e
soprattutto ai figli. Sono stati soprannominati
"i nuovi mammi" e persino lo stato italiano ha
dovuto riconoscene l'esistenza, approvando
leggi che consentano loro di ottenere permessi
e congedi parentali. Certo, in Italia non è
ancora un fenomeno dilagante, ma una recen-
te statistica ha dimostrato che dal 1979 a oggi
è raddoppiata la percentuale di uomini che si
dedica alla casa e ai figli.
Lasciare il lavoro per la vita domestica e tuttavia
facile a dirsi ma non così semplice da
mettere in pratica. Perche' un cambiamento
tanto radicale di obiettivi porta con sé ansie,
insicurezza, conflitti; per un uomo infatti il
successo professionale, l'intimità coniugale e
il tempo da dedicare agli amici o agli svaghi
costituiscono una "tripla corona ed e quindi
inevitabile che il sacrificare una qualunque di
queste componenti significhi alterare un equilibrio
acquisito da sempre.
È proprio questo il motivo per cui l'autrice ha
scritto Papà a tempo pieno: giornalista. ha intervistato
numerosi "mammi" appartenenti ai più
diversi ceti sociali, e da loro ha appreso le tante
difficoltà in cui si sono imbattuti, prima frà tutte
l'ostilità (quando non è addirittura scherno) di
colleghi e amici in ambito lavorativo.
Ma, se non è facile assentarsi dall'ufficio -
magari nel bel mezzo di una riunione importante -
perché bisogna andare a prendere il bambino all'asilo,
una volta a casa la situazione peggiora.
Perché l'uomo si trova ad affrontare problematiche
completamente nuove alle
quali nessuno lo ha abituato, forse neppure la
compagna o la moglie che talvolta assistono
con una punta di gelosia al nascere di un legame
esclusivo padre/figlio, fino a quel momento
loro appannaggio.
La Braun Levine, alternando spunti teorici
alle testimonianze di chi ha operato questa
drastica scelta di vita, spiega fra l'altro come
gestire il proprio tempo, ripensandolo e adat-
tandolo ai bisogni dei figli; come affrontare
l'intimità, un sentimento cui gli uomini non
sono abituati e di cui spesso hanno paura
quasi fosse un'ammissione di debolezza, ma
che poi invidiano nelle donne; come far fron-
te alle tensioni che la nuova distribuzione dei
ruoli comporta sia nel mondo del lavoro sia in
famiglia e nei rapporti sociali.
Papà a tempo pieno è un libro attualissimo
scritto da una donna che sta dalla parte degli
uomini, di quegli uomini che hanno intrapreso
la difficile - ma non impossibile - via per diven-
tare padri consapevoli e presenti, il padre che in
realtà ogni figlio vorrebbe avere.
Suzanne Braun Levine
casa Editrice: Sonzogno
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grazie e saluti.
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saluti a te...ti pare .. obedisco ..
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Ne dubito, visto che il cosiddetto machismo è ben individuabile in mondi poco moderni, per non dire stagionati. Prendiamo l'esempio della civiltà romana, base della nostra civiltà anche prima delle "radici cristiane"...
- Una donna non aveva un nome proprio, bensì il nome della famiglia, sorretta dal masculo paterfamilias, con la desinenza al femminile (Claudia, Cornelia, Marcia ecc.)
- Una donna non si doveva occupare né di politica né di affari, in quanto per natura debole, da proteggere, troppo sciocca e dolce per il mondo esterno
- Una donna non poteva ereditare se non una parte di patrimonio, ed anche questa sì picciola porzione era soggetta al volere del paterfamilias (padre o fratello o zio o marito)
- Una donna non poteva citare in giudizio, a meno che non avesse il sostegno di un familiare maschio o di un tutore (ovviamente uomo)
- Una donna, al suono di una paroletta, poteva essere mandata via da casa e non aveva alcuna possibilità di tutelare se stessa, i figli e ed il patrimonio; ovviamnete non poteva fare lo stesso col consorte, anche se magari la casa faceva parte della sua dote
- L'infedeltà femminile era punita de iure con la morte o l'esilio, quella del marito (difficile la condanna, essendo le giurie maschili) con qualche frustata, nel peggiore dei casi.
In particolare, la mentalità del "Peccato di pantalone, pronta assoluzione", mentre "peccato di sottana, che put...na" era (ed è atuttoggi) ben diffusa, insomma, ed il cristianesimo non ha certo migliorato il quadro, ANZI...
Più che matrizzazione, questa società forse sta solo riconoscendo obtorto collo che noi maschi, obiettivi detentori del potere politico, sociale e familiare, abbiamo giocato sporco finora, parlando di genere umano ma riconoscendo diritti, privilegi ed etica di riferimento (e strizzate d'occhio concilianti) solo a noi e per noi. E appena delle donne coraggiose, semplicemente desiderose di vivere con pari diritti e pari dignità (non tutte sono così....) reclamano semplice parità ed equilibrio di giudizio...
AAAAAAAAHHHHH, i vecchi schemi mentali sono messi in discussione, e questo terrorizzato allarme di perdita di potere si traduce in slogan tipo: i costumi che peggiorano, le donne sessiste ed intolleranti, i poveri padri privati della loro potestà ecc.ecc.
Ben venga questa "crisi"....
Purtroppo si fatica a capirsi: io faccio riferimento a specifici testi ormai consolidati in letteratura che parlano di società senza padri (riconosciuta ormai da moltissimi autorevoli studiosi per varie ragioni), e di società matrizzata, frutto della secolarizzazione e della scristianizzazione, che non riconosce più il principio maschile della trascendenza, essendo schiacciata su una dimensione materialistica e grandematerna (il principio della soddisfazione immediata del bisogno, ad opera della società dei consumi come dello stato assistenziale). N.B.: che il fatto che il potere per es. politico sia ancora oggi in grandissima parte in mani "maschili" non significa nulla da questo punto di vista, perché qui si parla di forze che agiscono nella società: per es. la legge sugli affidamenti esclusivi (di fatto alle madri), che c'era prima di quella sull'affido condiviso (che ancora oggi è in colpevolmente poco applicata) l'hanno votata gli uomini non le donne, ma questo nulla cambia nella realtà delle cose. N.B.2: non è che le donne (e le madri) stiano un gran bene oggi, basta guardare il numero delle donne in fila fuori dalle porte degli psicanalisti. sarebbe bello approfondire ma non ho il tempo, mi spiace, saluti!
(la funzione di commenti e' disabilitata per questo utente per azione degli amministratori)
Mi sembra che sia tu a mischiare molte cose, visto che la "scristianizzazione" riguarda sia uomini che donne: le chiese sono piene di uomini e povere di donne, per caso? O fra quei pochi che ancora ci vanno predominano gli uomini?
Sull'andare dagli psicanalisti (coraggio non da poco)... per forza, con cotanti e cotali "maschietti" in giro!!!! E pure dalla polizia, e pure all'ospedale...
[www.repubblica.it]
[www.dirittiumani.donne.aidos.it]
Altrettali Saluti
Sesso debole addio, ora la 'donna amazzone' fa paura Cambia il rapporto di coppia: ora le mogli comandano e umiliano gli uomini. Un rapporto svela la violenza psicologica al femminile
ROMA, 12 GENNAIO 2002 - Quarantenne, residente per lo più nel centro nord, con un buon lavoro e una consolidata posizione sociale. È l'identikit della donna che nella coppia ha il coltello dalla parte del manico, la matriarca moderna, che spesso umilia il marito e nei casi più estremi arriva a picchiarlo per le sue debolezze. Il fenomeno già definito dai matrimonialisti della 'lady amazzone' è certificato sempre di più dagli studi psicologici in Italia.
Il rapporto sulla violenza di coppia causata da lei verrà presentato dallo psicoantropologo Massimo Cicogna, presidente della società europea di psicanalisi, il 5 febbraio a Milano. L'analisi svolta su oltre 2.500 coppie italiane, che per una ragione o per l'altra sono ricorse ad assistenti sociali o psicologi per problemi di coppia, enfatizza questa svolta.
Il 38% dei mariti ha confessato di sentirsi «spesso umiliato» dalla propria consorte. Il 30% ha subito violenze come schiaffi, tirate d'orecchie o morsi. Nel 48% dei casi, i mariti sottolineano «come la violenza femminile all'interno della coppia sia spesso psicologica». Spiega il professor Cicogna: «Denunciano questi uomini post-moderni pressioni da parte delle donne di vario tipo: violenza verbale, si sottraggono al rapporto sessuale, oppure casi in cui - 12 su 100 - il tradimento delle donne avviene sotto gli occhi di tutti».
La donna matriarca spesso guadagna più del marito, o comunque nel 24% dei casi ha una posizione sociale migliore del proprio consorte. Questa differenza incrementa sentimenti di aggressività. Commentando lo studio, la matrimonialista Marianna De Cinque osserva: «Il fenomeno della 'donna amazzone' è in parte dovuto a modelli televisivi di donne forti, dominatrici, che si impongono sull'uomo. E poi è naturale che in una società post-industriale, questa tipologia venga importata: in Germania, per esempio, esistono vere e proprie associazioni di tutela degli uomini dall'aggressività femminile dirompente».
Ma perchè la violenza della donna culmina a quaranta anni? Secondo lo studio, è la generazione di quelle femmine che hanno violato il tabù dell'«intoccabilità» del maschio. Sono portate a confrontare i propri uomini con i loro padri, o maschi di riferimento, ma non sono più frenate dai modelli cinematografici o televisivi, dall'insultarli o umiliarli. Spiega Cicogna: «Nella coppia violenta, abbiamo registrato nel 27% dei casi anche una forte componente di sado-masochismo. Un fenomeno che coincide con la crisi del maschio che dopo il post-femminismo non è più stato riabilitato».
Sotto accusa finisce la televisione, propagandatrice di modelli femminili dominanti e decisi. Per Cicogna: «Abbiamo una Paola Saluzzi che ogni mattina conduce il gioco di una trasmissione, signoreggiando sul comprimario e conduttore uomo per evidente maggiore abilità e bravura. Una Luciana Littizzetto il cuo sport preferito è insultare gli uomini, terrorizzarne la sessualità e umiliarne l'emotività. E ancora, una Maria De Filippi che nello scenario televisivo ormai ha scalzato divi maschili come Baudo. Bonolis e molti altri dimostrando di essere meglio degli uomini».
Uscire dalla violenza? Molti uomini lo sperano, ma solo pochi interrompono un rapporto di copia per questa ragione. Solo il 2% ammette pubblicamente di subire violenza dalla propria moglie: questo fa sì che nessuna statistica ufficiale lanci una fotografia sugli uomini 'violentati'.
(n. 50 del 18-12-01)
LA VIOLENZA E' DONNA UNA DONNA STUDIA LA VIOLENZA FEMMINILE
La violenza domestica è diventata una vera e propria ossessione del mondo anglosassone, solo che invece di essere vista in modo equilibrato e serio, si considerano le donne solo ed esclusivamente come vittime e gli uomini come aggressori. La realtà dimostra che la violenza non è un'esclusiva maschile, tutt'altro.
Le donne sono almeno violente quanto lo sono gli uomini. Anzi, numerosi studi hanno dimostrato che lo sono un poco più degli uomini. Lo studio di Ann Lewis e del Dottor Sotirios Sarantakos della School of Humanities and Social Sciences della Charles Sturt University del Nuovo Galles del Sud, Australia, chiarisce perché sia profondamente sbagliato e ingiusto considerare la violenza domestica come un problema esclusivamente maschile. Questo studio non è né il primo né l'ultimo che sostiene questa tesi ragionevole e condivisibile. Ma quanto tempo dovrà passare perché i governi occidentali riconoscano la vera natura di questo problema? Per approfondire il tema si consiglia il libro del giornalista americano Warren Farrell, Women Can't Hear What Men Don't Say, disponibile su Amazon al link in basso, con la bibliografia di oltre 100 studi che dimostrano l'esistenza della violenza femminile, la sua pervasività nella famiglia e la tendenza della società ad ignorarla, spesso giustificandola per quello chein realtà non è: una forma di difesa. E’ nota, ad esempio, la recente vicenda della insegnante australiana, Victoria Mann, sospesa dal servizio in una scuola elementare. La causa della sospensione? Avere rivelato ai bambini della sua classe che Babbo Natale, l’uomo del dono, da sempre magico personaggio dello stupore infantile, non esiste. Un vero atto di violenza, al servizio del materialismo dilagante della società dei consumi.
(cfr. l’articolo Giù le mani da Babbo Natale dell’antropologo Marino Niola, in Grazia, n. 50 del 18-12-01)
Donne italiane le più VIOLENTE.
Ne abbiamo la conferma: comandano loro, le donne. Il gentil sesso ha sempre più potere, anche sotto le lenzuola. Le italiane poi sono addirittura le più violente, le più aggressive del Vecchio Continente nei rapporti di coppia.
Una ricerca svolta dell'Eppa, la European psychoanalytic and psychodynamic society, condotta su un campione di 2mila uomini e donne in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Italia, afferma che sono le italiane le donne più aggressive d'Europa. Lo studio rivela che il tasso di aggressività femminile raggiunge, nel caso delle coppie italiane, il 33% delle segnalazioni. Superano le tedesche, ferme al 30%. La "violenza" al femminile colpisce solo 22 inglesi su 100. La media si abbassa in Spagna, con il 18% e in Francia raggiunge il 15%.
Ma quali sono queste violenze che fanno parte del Dna femminil?
Al primo posto, con il 38%, ci sono le percosse, seguite dalle umiliazioni di tipo verbale (26%). Non mancano poi i ricatti materiali e quelli psicologici: il 22% dei mariti dice di aver dovuto rinunciare spesso a un piatto pronto in tavola. Diversi i mezzi usati per soggiogare il partner: il 43% dei tedeschi dichiara di essere costretto a rapporti sessuali controvoglia, mentre il 35% degli inglesi passa spesso la notte davanti a una porta di casa chiusa, mentre il 26% degli uomini spagnoli è costretto a ricorrere alle cure mediche dopo un litigio in famiglia! Offese in pubblico invece per il 47% degli intervistati francesi.
di Roberto Marchesini (C) Il Domenicale 19 marzo 2005
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Un film su Alfred Kinsey, il rivoluzionario dell'identità sessuale, riapre la questione sull'ideologia transgender. Un intervento chirurgico banale che si trasforma in tragedia. Un medico famoso, un'idea fissa. Un bambino costretto a cambiare sesso. Una lunga sequela di sofferenze. Un libro che ha sconvolto gli USA e che Peter Jackson vorrebbe portare sul grande schermo.
***
Nature or nurture? Natura o educazione? La nostra identità di genere, ossia la coscienza dell'appartenenza a un determinato sesso, delle differenze con l'altro sesso, dei fattori psicologici e culturali connessi al ruolo che gl'individui di un sesso o dell'altro svolgono nella società, è inscritta profondamente nella nostra natura o piuttosto è "socialmente costruita", frutto dell'apprendimento, come affermano da decenni attive culture femministe e gay che accusano il maschio di aver progettato la società occidentale allo scopo di conservare privilegi economici e sociali? Esistono una natura maschile e una natura femminile, o sono mero esito di indottrinamento socioculturale? Se un bambino, anziché giocare con pistole e soldatini, giocasse con le bambole e i nastrini colorati, da adulto gliene verrebbe un comportamento dolce e materno piuttosto che virile e pragmatico?
C'era una volta Bruce
La drammatica storia di David Reimer sembra smentire qualsiasi teoria "educativa" della sessualità. David Reimer nacque il 22 agosto del 1965 a Winnipeg, in Canada. Allora non si chiamava David, bensì Bruce. Nacque con un fratello gemello omozigote, Brian. I due gemelli presentavano una fimosi piuttosto marcata, e i genitori decisero di sottoporrli a un intervento di circoncisione. Un'operazione routinaria e banale, che tuttavia cambiò la vita della famiglia Reimer e soprattutto di Bruce. Il 27 aprile 1967 la madre, Janet Reimer, portò i suoi bambini all'ospedale di Winnipeg come programmato, nonostante sulla cittadina si fosse scatenata una tempesta di neve. Il medico che solitamente operava le fimosi era assente. Il suo sostituto decise di non effettuare l'operazione con un bisturi, ma con una macchina per cauterizzare. Nel corso di un primo tentativo non riuscì ad incidere la pelle. Aumentò il voltaggio. Secondo fallimento. Il voltaggio fu aumentato di nuovo. Il cauterizzatore bruciò il pene di Bruce. Non ci fu un tentativo su Brian. La sua fimosi si sarebbe risolta spontaneamente dopo qualche mese. Ron e Janet, i genitori di Bruce, si chiusero in un isolamento assoluto, per la vergogna e il rimorso. Una domenica sera, tuttavia, un uomo carismatico, suadente, ben vestito e dall'eloquio forbito fece loro credere che tutto si sarebbe risolto. Che si sarebbero risvegliati dall'incubo e che la loro vita sarebbe stata quella che avevano sempre sognato. Quell'uomo era il dottor John Money, chirurgo del Johns Hopkins Hospital di Baltimora; stava illustrando in televisione i suoi successi nel campo del cambio di sesso. Durante la trasmissione il dottor Money chiese a una donna, decisamente affascinante e femminile, di entrare nello studio e di sedersi accanto a lui. Dopodiché spiegò che quella donna quattro anni prima si chiamava Richard.
Qualche giorno dopo il dottor Money incontrò Ron e Janet. Mantenne la sua imperturbabilità professionale, ma l'occasione era ghiotta. Fino a quel momento aveva operato persone con problemi di ermafroditismo, ossia che presentavano organi genitali appena abbozzati, oppure sia maschili che femminili; si trattava di casi estremi, con una sessualità indefinita. Ora, invece, non soltanto aveva la possibilità di trasformare chirurgicamente un bambino nato con organi genitali normali in una bambina; ma c'era pure un gemello con lo stesso patrimonio genetico. Era l'esperimento perfetto e gli veniva offerto su un piatto d'argento. Avrebbe dimostrato in maniera definitiva che l'identità di genere è socialmente costruita e assolutamente indipendente dal sesso genetico. Una piccola operazione, bambole e nastrini, qualche dose ormonale: questo è tutto ciò che serve per trasformare una persona da maschio in femmina. E per dimostrare che non esiste alcuna natura maschile o femminile, alcun progetto divino, alcun ordine naturale eterno e immutabile.
La pipì in piedi
Il 3 luglio 1967 il dottor Money asportò i testicoli di "Brenda" Reimer e modellò lo scroto dandogli la forma delle grandi labbra. Ordinò a Ron e a Janet di vestirla come una bambina, trattarla da bambina, parlarle come si parla a una bambina. Una volta all'anno lui avrebbe effettuato una visita di controllo. E tutto sarebbe andato bene. Ma l'esperimento del dottor Money incontrò un ostacolo imprevisto: Brenda. Brenda (cioè Bruce, che nulla sapeva della sua nascita) si muoveva, parlava e camminava come un maschietto; interveniva a difendere il fratello facendo a botte con i compagni di classe; rubava a Brian i giocattoli "da maschio" e i suoi vestiti; faceva la pipì in piedi. Le insegnanti, preoccupate per gli atteggiamenti poco femminili di Brenda, convocavano continuamente i genitori e, insieme a loro, facevano pressione su Brenda perché si decidesse a comportarsi come avrebbe dovuto. Brenda, dal canto suo, tentava in ogni modo di comportarsi come una brava bambina per far felici genitori e insegnanti; ma gli esiti erano sconfortanti.
Nel frattempo il rendimento scolastico della bambina peggiorava; Brenda era sempre più chiusa e taciturna. Le insegnanti cominciarono ad accennare ai genitori il timore che Brenda fosse lesbica; suggerirono di portare la bambina da uno psicoterapeuta, per indagare i sempre più evidenti sintomi depressivi che la bimba mostrava. Il dottor Money consigliò invece ai genitori di girare per casa nudi e di frequentare spiagge per nudisti. Sempre su suggerimento del dottor Money, Ron e Janet vendettero ogni cosa, lasciarono il lavoro e andarono a vivere in un camper, in una località montana, isolata e scarsamente abitata. Ma Brenda continuò a peggiorare. Il fratello Brian mostrava atteggiamenti aggressivi nei confronti degli altri ragazzi; Ron cominciò a bere smodatamente. Janet evidenziò disturbi psicologici e tentò il suicidio. Chiese il divorzio. Infine, un incendio distrusse il camper e con esso la maggior parte delle loro cose. I Reimer tornarono a Winnipeg nel novembre del 1976, nel tentativo di ricostruirsi una vita; Brenda fu infine portata da uno psicoterapeuta.
Ron e Janet avevano sempre portato i bambini dal dottor Money, come concordato, una volta all'anno. Ma i gemelli, Brenda in particolare, mostravano resistenze sempre più violente. I genitori non capivano: il dottor Money era sempre dolce e gentile. Non potevano immaginare ciò che accadeva nello studio mentre loro aspettavano in sala o in albergo. Non potevano sapere che Money esercitava su Brenda e Brian violenze psicologiche, che mostrava loro fotografie e filmini pornografici, che chiedeva loro di mimare rapporti sessuali scattando fotografie. Intanto Money insisteva perché Brenda fosse sottoposta a un'operazione definitiva di scavo della vagina, ma Brenda non ne voleva parlare; finse di accettare la terapia ormonale, ma nella maggior parte dei casi riusciva a sputare le pillole. Per nascondere il seno e i fianchi cominciò a mangiare a dismisura. Quando Money, nel corso della visita del 1978, la fece accogliere da un transessuale, Brenda fuggì terrorizzata e disse ai genitori che si sarebbe suicidata piuttosto che tornare in quello studio. Da quel momento decise di smettere la commedia della brava ragazza; rifiutò l'identità femminile e cominciò a comportarsi da maschiaccio.
Due anni più tardi Ron chiese a Brenda di accompagnarlo a prendere un gelato. Le raccontò tutto: la circoncisione e quel che era seguito. Brenda chiese semplicemente: "Qual era il mio nome?". Decise di farsi amputare il seno e cominciò a farsi chiamare David. David Reimer tentò il suicidio ingerendo un flacone di antidepressivi della madre; in seguito comprò una pistola ed entrò nello studio del medico che, quindici anni prima, gli aveva bruciato la vita. Non lo uccise; uscì dallo studio e gettò la pistola nel fiume. Nel 1981 si sottopose a un intervento per la costruzione di un rudimentale pene; cominciò a farsi degli amici e a frequentare le ragazze. Nel 1986 si sottopose a un altro intervento di ricostruzione del pene e nel 1989 sposò Mary, una giovane donna con tre figli avuti da tre uomini diversi. Decise di raccontare la sua storia al giornalista John Colapinto; voleva denunciare gli esperimenti ai quali era stato sottoposto ed evitare ad altre persone le sue sofferenze. L'esito di quell'incontro è il toccante libro As Nature Made Him: the Boy Who was Raised as a Girl (2000), entrato fra i best seller del New York Times e insignito di vari premi (ma mai tradotto in Italia). Il 5 maggio 2004 David Reimer si è suicidato.
E John Money è acclamato come uno dei più autorevoli psicosessuologi americani. Ora è il portabandiera della teoria secondo la quale la pedofilia non sarebbe sinonimo di violenza sui bambini.
a leggere questo 3d sembrerebbe che il femminismo causa l'islamizzazione della società (noto che il tema islam non manca mai)
che il mondo occidentale è stato realizzato da uomini e che le donne non hanno minimamente contribuito
i movimenti femministi fanno parte di un subdolo complotto per controllare il livello demografico europeo
la società maschile ha creato la tecnologia e la medicina
le donne sognano di essere sottomesse ma non possono ammetterlo
le donne se la sono presa prima con la chiesa e in fine per ripicca si sono convertite all'islam perchè in fondo a loro piace essere sottomesse
il femminismo distruggerà la società occidentale
non solo, bellissime le statistiche secondo il quele la maggior parte degli stupri sarebbe opera degli immigrati mentre invece dicono tutt'altro, il 69,7% delle violenze avviene in famiglia il 24,8% dei casi ad opera di sconosciuti che non è sinonimo di immigrato, 1 milione e 700 mila donne hanno subito uno stupro in famiglia prima dei 16 anni fonte [www.pinkblog.it]
Quanto alle statische sugli stupri, che anche tu tiri fuori a casaccio, ho già detto sopra.
Per il resto la violenza maschile esiste (e va riconosciuta e canalizzata), ma quasi sempre le si attribuiscono cose non vere:
[www.paoloferliga.it]
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ste donne che non stanno al loro posto.....
scusa tu non fai conti macabri sopratutto di statistiche tirate fuori a casaccio
lo ripeto ancora una volta
il 69,7% delle violenze avviene nella bellissima famiglia tradizionale mentre il 24,8% è ad opera di sconosciuti il che non significa necessariamente immigrati
sono dati falsi per caso?
La famiglia rimane comunque il bene più prezioso della nostra società, attaccarla per motivi ideologici è masochistico: è quella la sede dell'educazioen e della libertà delle persone (l'alternativa è quella proposta dai totalitarismi)
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Penso e dico (ma qui si va appunto OT rispetto al senso di questo post, che parla appunto del diritto alla bigenitorialità dei bambini), che l'islamismo sia molto discrimante rispetto alla dignità e libertà femminili, e se l'Europa continuerà nel processo che la sta facendo diventare "Eurabia", la condizione delle donne europee è destinata a peggiorare radicalmente. saluti
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non proprio :-) violetrouet ha detto
e tu hai risposto
il resto hai ragione è OT :-)
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avverto in quello che scrivi una nota di irritazione
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ma non sarà che questi discorsi nascondano in realtà una invidia di qualche tipo :-)
saluti
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Di chi mi devo fidare dell'Istat che mi da un'inflazione del 2% o delle statistiche del ministero dell'interno?
ROMA - Tredici stupri al giorno: quasi un arrestato su quattro è immigrato, uno su venti è romeno. Le denunce? In calo. Quelle per violenza sessuale, nel secondo semestre 2007, sono state 2.174: il 12,6% in meno rispetto al semestre precedente. "Ma attenzione - avverte il sociologo, Marzio Barbagli, curatore del "Rapporto sulla criminalità 2007" - solo il 4% delle donne denuncia il suo stupratore".
Le ultime violenze di Milano e Roma riaccendono, dunque, i riflettori su un fenomeno spesso sottostimato. Il ministero dell'Interno, ieri, si è affrettato a fornirne una fotografia: nel 2007 sono stati accertati 4.663 casi di violenza sessuale, quasi 13 al giorno. Un dato in leggero calo rispetto ai 4.694 del 2006. Secondo il Viminale, in verità, le violenze denunciate dalle donne sono progressivamente aumentate negli anni: 2.194 nel secondo semestre 2005, 2.279 nel primo semestre 2006, 2.415 nel secondo semestre 2006, 2.489 nel primo semestre 2007. Poi, l'inversione di tendenza: nel secondo semestre dell'anno scorso, infatti, le violenze sessuali sono state 2.174, il 12,6% in meno rispetto al semestre precedente.
Il merito? Secondo il ministero dell'Interno, spetta ai patti per la sicurezza siglati dal Viminale coi sindaci delle principali città, tra maggio e luglio 2007. Nel primo semestre dell'anno, in effetti, i delitti sono stati 1 milione e 485mila, mentre nel secondo sono scesi a 1 milione e 379mila. Gli omicidi volontari sono scesi da 323 a 304, i furti da 838.956 a 783.262, le rapine da 26.681 a 23.861, gli scippi da 11.973 a 10.693, le estorsioni da 3.278 a 2.899. Non solo. Guardando a quanto accade nelle grandi città, si rileva come sempre tra il primo e il secondo semestre del 2007, le violenze sessuali sono scese da 247 a 197 a Milano, da 38 a 34 a Venezia, da 85 a 75 a Bologna, da 82 a 56 a Firenze, da 166 a 154 a Roma, da 102 a 85 a Napoli e da 29 a 19 a Catania. Unica eccezione Genova, dove le violenze sessuali sono passate da 24 a 40.
Questo, per quanto riguarda i reati denunciati. "Nel caso delle violenze sessuali - spiega però Barbagli - le denunce sono pochissime rispetto ai reati consumati. L'Istat, infatti, ci dice che su 100 donne stuprate solo 4 denunciano il fatto, quando il colpevole è il partner, 6 quando l'accusato è invece un estraneo. E nel 69% dei casi la violenza sessuale è proprio ad opera del partner o dell'ex". Ma chi sono le persone più denunciate? "Guardiamo ai dati: nel 2004, su 2.780 denunciati o arrestati per violenza sessuale, il 35% erano cittadini stranieri. Nel 2005 su 2.382 denunciati, gli immigrati salgono al 38,2%; nel 2006 su 2.706 denunciati, gli stranieri sono il 38%". Dunque nel 2006 oltre un denunciato per stupro su tre è immigrato: "Di questi, il 6,7% è romeno, il 5,9% marocchino, il 3.7% albanese". E nel 2007? "Le persone denunciate o arrestate per violenza sessuale sono aumentate del 15% rispetto al 2006 - fa sapere Barbagli, che ha sotto gli occhi i dati inediti del Viminale - e l'incremento è dovuto quasi esclusivamente ai romeni". Dunque l'equazione criminalità-immigrazione è qualcosa di più di un pericoloso luogo comune. "Va ribadito - ricorda però Barbagli - che la maggior parte degli autori di reato sono irregolari: nel caso di spaccio, per esempio, i clandestini sono il 90% del totale degli stranieri denunciati; nelle violenze carnali, il 62%". Un ultimo elemento: "Le violenze commesse da stranieri - spiega Barbagli - avvengono per lo più all'interno del proprio gruppo o di gruppi affini. E in questo caso le donne che denunciano si contano sul palmo di una mano".
Ecco spiegato il trucco,chi non capisce niente di statistica,non capirà che in verità entrambi gli studi dicono la verità. Se volete dimostrarmi che siete così intelligenti provate a capire il perchè... La statistica è una questione di campione scelto,e cambiando il campione,si cambiano i dati e li si giostrano come si vuole. Qui è stato fatto dall'istat un banale errore di campionamento,sembrano essere state escluse paradossalmente dal campione istat tutte le donne straniere... Alla faccia del multiculturalismo... Se si fossero intervistate anche queste i dati non differirebbero molto da quelli del ministero dell'interno. Per altro poi mi chiedo quale sia la definizione di stupro,sarebbe interessante saperlo,così capiremmo meglio una statistica,che casualmente è fatta da una donna. L'istat non è nuovo a dichiarazioni terroristiche sullo stupro,è interessante sapere che per l'istat 1 donna su tre sono state sottoposte a violenza sessuale. Diamo un'occhiata a come vengono condotte questo genere di statistiche anti-maschio occidentale:
''Le violenze subite dalle donne accolte sono prevalentemente di carattere domestico, cioè maltrattamenti agiti da partner e da ex partner che costituiscono circa l’80% di tutti gli aggressori (gli ex partner da soli sono il 14%). Fra le altre tipologie di autori di violenze abbiamo amici e conoscenti (10%); familiari e parenti (7%); sconosciuti (2%); altri autori (1%). Un dato che si mantiene costante in tutti e tre i rilevamenti effettuati (anni 1997, 2000).
Il 12% (114) delle donne che hanno avuto dei figli/e (931) hanno subito violenza dal partner nel corso della gravidanza.
Il 25% (46) delle donne separate/divorziate con figli/e (182) ha subito violenza nel corso delle visite del padre.
Molto spesso nel maltrattamento intervengono diverse forme di violenza: circa il 90% delle donne ha subito violenze di carattere psicologico, come insulti denigrazioni e varie forme di limitazione della libertà personale; il 70% ha subito violenze fisiche, come schiaffi, pugni, calci e tentativi di omicidio; il 50% violenze economiche, come controllo del salario e/o impedimento a cercare un lavoro; il 25% ha subito aggressioni o molestie sessuali fino allo stupro. ''
Soltanto il 25% dunque è effettivamente vittima di stupro,mentre sarebbe interessante sapere che cosa intendono queste come ''violenza psicologica''. Sarebbe poi ancora più interessante intervistare uomini e vedere quanti di loro hanno subito violenza ''psicologica'' dal loro partner. E anche sapere quanti uomini hanno subito ''violenza fisica'' dal loro partner,un dato che quando è stato raccolto in America ha suscitato molta sorpresa...perchè? Perchè i dati del femminismo sono palesemente taroccati. Che senso ha parlare di stupro da parte del coniuge in una civiltà che considera stupro ''l'essere rimasto per più di trenta secondi'' dentro la vagina in un rapporto consenziente dopo che lei aveva negato il consenso. Qui da noi un giovane è stato condannato perchè una signora su un treno(con dei complessi)si sentiva troppo guardata sebbene i testimoni non confermassero la tesi della signora. Le statistiche su cui lavorate sono pesantemente taroccate: Ripeto il 38% dei condannati per stupro nelle statistiche del ministero degli interni sono extracomunitari. Il fatto che il dato secondo l'istat(in questa ricerca,in altre è differente) sia del 3%(ridicolo) dipende dal fatto che il campione è stato scelto male o da non so che. Il problema di questa ricerca è appunto che prende un campione di donne(che come ho già detto,è stato scelto male,appunto perchè sembrano mancare le donne extracomunitarie,che sono maggiormente soggette agli stupri dei loro connazionali)e lo si intervista. Ergo è un dato soggettivo. Se fossero state presi i dati OGGETTIVI DEL MINISTERO DEGLI INTERNI,ovvero i fascicoli giudiziari i dati direbbero ben altre cose:38%di extracomunitari a fronte del 5% di presenza sul territorio,significa che ANCHE SE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEGLI STUPRATORI SONO ITALIANI,PER OGNI STUPRATORE ITALIANO CI SONO CIRCA 5 STUPRATORI EXTRACOMUNITARI.
e tralascio sulla definizione di stupra sembra di sentire quelli che dicono be in fondo se lo meritava guarda come andava vestita...
IN TRENO GUARDA SIGNORA CON INSISTENZA, CONDANNATO
LECCO - Condannato a dieci giorni di arresto e quaranta euro di multa per aver guardato con troppa insistenza una donna che si trovava nello stesso scompartimento del treno. Stando alla denuncia della diretta interessata, una donna di 55 anni, quegli sguardi sarebbero stati così insistenti e impertinenti da costituire una molestia. L'imputato, un trentenne di Mandello del Lario (Lecco), si è difeso sostenendo di non aver potuto fare a meno di guardarla, per la posizione in cui si trovava e per il posto occupato. Il giudice alla fine ha deciso per una condanna, quasi simbolica, in quanto la pena rientra nell'indulto, ma l'imputato é apparso deciso a insistere per vedere riconosciuta la sua buona fede e la sua difesa ha annunciato appello.
"Rispetto il giudice, che peraltro stimo, ma questa sentenza per il mio assistito è ingiusta. Sono fiducioso nella giustizia, che evidentemente dovrà emergere nei successivi gradi di giudizio. Per questo motivo faremo appello, pur riservandoci di valutare le motivazioni". Queste le parole dell'avvocato Richard Martini, il legale di Lecco che assiste il trentenne condannato per aver guardato insistentemente una cinquantacinquenne incontrata sul treno. "In questi casi vanno valutate le circostanze dell'accaduto. La ressa della stazione, la quantità di persone sul treno - ha commentato ancora l'avvocato Martini-. Il mio assistito non poteva comportarsi diversamente e lungi da lui l'intenzione di molestare la signora. Il mio assistito peraltro ha sempre mantenuto una condotta rispettabilissima ed è assolutamente incensurato. Impugneremo la sentenza e ci batteremo per ottenere giustizia. Ci mancherebbe".
Secondo l'accusa l' uomo aveva guardato con troppa insistenza la giovane donna che era seduta davanti a lui in uno scompartimento del treno regionale Sondrio-Lecco-Milano. Il giorno prima, aveva raccontato la signora, il trentenne si era seduto vicino a lei, dopo averle fatto spostare il cappotto. Un po' troppo vicino, secondo la donna. E il giorno dopo, ancora, l'aveva guardata a lungo durante il tragitto. Tra i due non ci sarebbe stato alcuno scambio di parole, non ci sarebbero stati complimenti o tentativi di corteggiamento. Ma la donna aveva comunque ritenuto inopportuno e fastidioso il comportamento dell'uomo, tanto di denunciare la cosa ad un agente della polizia ferroviaria una volta scesa dal treno. Il giorno successivo alcuni agenti avevano anche effettuato accertamenti. Vestiti in borghese avevano seguito il trentenne durante il viaggio verso Milano e non avevano visto nulla di strano. Ma la denuncia per molestie era stata ormai presentata. Il caso è approdato davanti al giudice Paolo Salvatore ed è andato a sentenza. La difesa attenderà che vengano depositate le motivazioni per avere un quadro più completo, ma è decisa a fare appello.
Allora?? Tutto questo baccano e tutta questa grancassa?? A cosa sono dovuti, se non alla malafede?? "Basta con la violenza sulla donna": lo si legge ovunque, sui manifesti (vergognoso quello di Rifondazione Comunista, uscito in occasione della manifestazione in occasione della giornata mondiale contro la violenza verso la donna), sui blog, sui siti (qui, su Libero, si definiscono gli uomini che non vogliono considerare il problema con il nome di "quaquaraquà", senza pensare che "quaquaraquà" è il pocodibuono, colui, oltre agli altri difetti, ama farsi bello raccontando fandonie, amando fare la voce grossa). E dai dati si vede che il maggior numero di decessi per morte violenta è assolutamente a carico maschile (nel 2006, 3058 uomini uccisi contro 615 donne). Il problema non deve essere la violenza femminile, ma la violenza in generale, poiché considerare (e con il dolo di utilizzare strumentalmente dati completamente inventati e assurdi) solo quella femminile, significa considerare l'esistenza di una classe di cittadini che deve essere più salvaguardata di altre: significa considerare il fatto che esista una "razza superiore" che deve godere di maggiori benefici a scapito dell'altra, cosa che riporta a tristi "germanico/ariani" ricordi. Ed è quello che sta accadendo. Basta leggere su tutti i quotidiani, tutti i siti (esclusi quelli che si occupano di Questione Maschile, che già hanno evidenziato il problema) o vedere ogni telegiornale. Ma le interessate negheranno sempre, cercheranno di screditare, poiché ammettere questi dati che tanto clamorosamente le sbugiardano, significherebbe ammettere una cosa inammissibile per loro: il torto. E le donne, si sà, per definizione, devono sempre e solo avere ragione. Quindi, avanti Savoia! Approfitto di questo spazio per dire che, fino a che esisterà questa condizione di menzogna, non firmerò MAI alcuna petizione in favore di provvedimenti per risolvere (a questo punto lo devo dire) il presunto problema della violenza di genere!
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Eccovi uno studio statistico che attesta come gli uomini siano egualmente vittima di violenze rispetto alle donne.
Dati sulle violenze domestiche non diffusi dai media di Sam & Bunny Sewell
(Disponibile testo originale in inglese)
Traduzione dal testo originale a cura della dott.ssa Ilaria Sorrentino, consulente economico-aziendale
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Stiamo inviando questo rapporto a quelle persone ed enti che si occupano di violenze domestiche nella speranza di poter correggere un serio equivoco su tale tematica.
Vogliamo render noto innanzitutto che siamo stati tra i soci fondatori della locale associazione per la tutela contro gli abusi. Lavoriamo da più di dieci anni per eliminare la violenza domestica. Siamo tra i membri del "Century Club", coloro che contribuiscono con più di 100$ all'associazione locale per la tutela delle donne, e sosteniamo i servizi che esse forniscono alle vittime.
Il movimento per la tutela delle donne è gravemente disinformato circa le cause e gli scopi del problema delle violenze domestiche.
Tale disinformazione sul tema delle violenze domestiche è estesa al punto che i tribunali, i tutori della legge, e altri enti pubblici stanno attualmente realizzando programmi basati sulla propaganda femminista piuttosto che su responsabili studi scientifici.
Quello che segue è un sunto della ricerca sulle violenze domestiche. Per favore, aiutateci a far pervenire al pubblico questa importante ricerca.
Il punto di vista femminista sulle violenze domestiche contro gli studi scientifici
Uno dei miti maggiormente diffusi nella nostra società è che le violenze domestiche sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne. Una ricerca scientifica avente solide basi rivela che in realtà le violenze domestiche sono qualcosa che le donne infliggono agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne. Mentre è vero che gli uomini sono responsabili della maggior parte delle violenze fuori dalle pareti domestiche, le donne risultano essere quelle che istigano la maggioranza delle violenze domestiche e che feriscono gli uomini più frequentemente e gravemente.
Il Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell'Università del New Hampshire, su concessione dell'Istituto Nazionale di Igiene Mentale, ha recentemente ultimato l'ultimo di tre studi nazionali sulle violenze domestiche. I primi due studi rivelano risultati simili all'ultimo.
Chiunque desideri una copia dell'ultimo studio può ordinarla tramite l'Università del New Hampshire (chiedere il documento V55). I tabulati e la documentazione degli studi del 1975 e del 1985 sono disponibili presso il Consorzio Interuniversitario di Ricerca Socio-Politica dell'Università del Michigan. I dati originali sono disponibili anche su CD-ROM presso la Sociometrics, Inc. di Palo Alto, CA.
I risultati nella categoria "lesioni gravi" vengono riportati di seguito:
22 mogli su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte del marito 59 mogli su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi al marito 32 mariti su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte delle mogli 18 mariti su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi alla moglie 20 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che la moglie ha subito lesioni gravi 44 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che il marito ha subito lesioni gravi
Esistono dozzine di altri studi che rivelano scoperte simili. Per esempio: le donne sono tre volte più portate a fare uso di armi nelle violenze domestiche. Le donne provocano la maggior parte degli incidenti di violenza domestica. Le donne commettono la maggior parte degli abusi su bambini e su anziani. Le madri picchiano i figli maschi più frequentemente e gravemente di quanto non picchino le femmine. L'82% della gente ha avuto la sua prima esperienza di violenza per opera della madre. Le donne commettono la maggior parte degli infanticidi. Le donne commettono il 40% degli omicidi e la maggior parte delle vittime adulte sono uomini. Le donne commettono il 50% degli uxoricidi.
Molti non sanno a chi credere nell'ambito del dibattito sulle violenze domestiche. Da un lato ci sono i sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela delle donne che si basano sulle statistiche giuridiche. Dall'altro, ci sono gli esperti di scienze sociali che si basano su studi che abbiano basi scientifiche. Sfortunatamente, i risultati degli studi scientifici non ricevono l'attenzione dei media. La stampa americana sembra maggiormente interessata alla correttezza politica piuttosto che all'accuratezza scientifica. Perciò la percezione del pubblico, e la percezione di molti ben intenzionati attivisti contro la violenza domestica, viene radicalmente deviata rispetto alla più bilanciata informazione degli esperti di scienze sociali.
La tipica reazione delle femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi rispetto ai risultati degli studi scientifici è di avere un gravissimo atteggiamento di chiusura mentale. D'altro canto però, il personale delle associazioni per la tutela contro gli abusi che non ha accettato il punto di vista delle femministe è grato a chi gli fornisce informazioni sulle violenze domestiche che gli permettano di implementare programmi razionali per la prevenzione, l'intervento e il trattamento degli aggressori e delle loro vittime.
Non abbiamo potuto trovare studi che mettano a confronto l'efficacia di programmi scientificamente basati e programmi basati su politiche femministe. Comunque, siamo pronti a scommettere che i programmi scientificamente basati sono più efficaci dei programmi guidati dalla propaganda femminista.
La violenza domestica in altri paesi
Riteniamo sia importante notare che in molti paesi sono stati condotti lo stesso tipo di studi. La verifica transculturale dimostra che le donne sono più violente degli uomini in ambito domestico. Quando un comportamento riceve verifica transculturale significa che esso è parte della natura umana piuttosto che il risultato di condizionanti culturali. Le donne sono più spesso autrici di violenze domestiche in tutte le culture studiate. Ciò porta molti esperti alla conclusione che ci sia qualcosa di biologico sulle donne violente in ambienti familiari. I ricercatori stanno ora esaminando il ruolo del "dominio territoriale" come fattore della mancanza di considerazione delle donne per la differenza di taglia: le donne vedono la casa come il proprio territorio.
Come molte altre specie sul pianeta, noi umani siamo portati ad ignorare la differente statura quando ci troviamo in conflitto sul nostro territorio. Così, i risultati scientifici che rivelano la violenza delle donne americane non sono circoscrivibili alla cultura americana, e non indicano una speciale patologia caratteristica delle donne americane. In tutto il mondo, le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico.
Uno dei più importanti ricercatori in questo campo è Susan Steinmetz, Ph.D. Ecco la lista degli studi su altre culture che la Steinmetz ha condotto: Una comparazione transculturale dell'abuso coniugale. Journal of Sociology, e Social Welfare, 8, 404-414. Coppie sposate da 9 culture diverse. .1: Finlandia, n=44; .2: Porto Rico, n=82; .3: Honduras inglese (tutto), n=231; .4: Honduras inglese di lingua spagnola, n=103; .5: Honduras inglese, creolo, n=79; .6: Honduras inglese, caraibico, n=37; .7: USA, n=94; .8: Canada, n=52; .9: Israele (tutto), n=127; .10: Israele Kibbutz, n=63; .11: Israele, città, n=64.
Di seguito un sommario dei più recenti e significativi studi reperiti sulle violenze domestiche in Canada. Ci sono state due ondate di reperimento di dati: la prima nel 1990 e la seconda nel 1992.
Questo studio è stato realizzato dalla "dott.ssa" Reena Sommer, Ph.D., un ricercatore associato con il Manitoba Centre for Health Policy and Evaluation. Enfatizziamo il "dott.ssa" per richiamare l'attenzione sul fatto che gli studi scientifici sulle violenze domestiche sono dominati da ricercatori donna.
Violenze perpetrate da donne e da uomini in percentuale del campione:
% donne % uomini Violenze minori lancio di un oggetto 23.6 15.8 tentativo di lanciare un oggetto 14.9 7.3 lancio di un oggetto contro il partner 16.2 4.6 spinte o prese violente 19.8 17.2 Violenze gravi schiaffi, pugni, calci 15.8 7.3 uso di armi 3.1 0.9
Un servizio sulle coppie di Calgary in Canada ha riscontrato che la percentuale delle violenze gravi dei mariti sulle mogli era del 4.8%, mentre la percentuale delle violenze gravi delle mogli sui mariti era del 10%. Brinkerhoff & Lupri, Canadian Journal of Sociology, 13:4 (1989).
I sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi hanno gravemente distorto l'immagine delle violenze domestiche e producono deliberatamente statistiche fraudolente e disinformazione. Anche quando citano statistiche che hanno basi veritiere, essi fanno un cattivo uso dell'informazione. Ecco un esempio: una delle statistiche citata più spesso dai sostenitori delle associazioni per la tutela contro gli abusi è che una donna ogni 15 secondi è vittima di violenze domestiche. Questa statistica viene dedotta da una buona ricerca che fu pubblicata nel Journal of Marriage and Family, una rispettata rivista tecnica per i terapeuti del matrimonio e della famiglia. I sostenitori dell'Associazione per la tutela contro gli abusi arrivarono a questa deduzione usando una delle conclusioni dello studio, cioè: 1.8 milioni di donne all'anno sono vittime di aggressioni da parte del marito o del fidanzato. Ciò che i sostenitori dell'Associazione per la tutela contro gli abusi ignorano sempre è un'altra scoperta dello stesso studio, cioè: 2 milioni di uomini all'anno sono vittime di aggressioni da parte della moglie o della fidanzata, che tradotto significa che un uomo ogni 14 secondi è vittima di violenze domestiche. Questo è uno degli inganni largamente praticati dai sostenitori dell'Associazione per la tutela contro gli abusi. L'establishment della stampa americana contribuisce a quest'inganno ed è anch'essa colpevole di esacerbare il problema delle violenze domestiche diffondendo delle false diagnosi.
Di solito sono le donne che avviano gli episodi di violenza domestica (picchiano per prime), e picchiano più frequentemente, così come usano le armi tre volte più spesso degli uomini. Questa combinazione di atti violenti significa che gli sforzi per trovare una soluzione al problema delle violenze domestiche devono essere necessariamente focalizzati sugli attori femminili. Dobbiamo riconoscere che le donne sono violente, e abbiamo bisogno di programmi educativi nazionali che enfatizzino il ruolo delle donne come aggressori. Altri studi mostrano che gli uomini stanno diventando meno violenti mentre le donne diventano più violente. Educare gli uomini sembra stia funzionando. Educare le donne ad essere meno violente dovrebbe essere ora il compito principale dei programmi di educazione pubblica.
Ogni programma contro la violenza domestica che accetti il paradigma "uomo che abusa - donna vittima" è basato su di una falsa premessa. Questo tipo di programmi contro la violenza domestica attualmente servono a perpetuare il problema degli abusi domestici.
Citiamo da un libro sul tema di McNeely, R.L. e Robinson-Simpson, G. (1987) "The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue": "Mentre numerosi studi mostrano che gli uomini sono vittime di violenze domestiche almeno quanto le donne, sia il pubblico laico che molti professionisti considerano la mancanza di una distinzione di sesso nelle percentuali di aggressioni fisiche tra partners ancora sorprendente, se non inattendibile, basandosi sullo stereotipo che gli uomini sono aggressivi e le donne sono esclusivamente vittime."
Ecco un'eccezione al solito boicottaggio dei media delle storie sulla violenza domestica con basi scientifiche:
The Washington Times, 13 gennaio 1994 - Section A, Joyce Price
Murray A. Straus, un sociologo e codirettore per il Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia all'Università del New Hampshire, accusa le "donne del movimento per la tutela delle donne" di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex-mariti e dei fidanzati, o di perpetrare tali abusi. "Esiste questa finzione nei movimenti per la tutela contro gli abusi: che in tutti i casi è lui, non lei" ad essere responsabile delle aggressioni domestiche, Mr. Straus ha detto in una recente intervista. Mr. Straus afferma che almeno 30 studi sulle violenze domestiche -inclusi alcuni condotti da egli stesso - hanno mostrato che entrambi i sessi sono ugualmente imputabili. Ma alcune di queste ricerche, come un recente servizio nazionale canadese, "hanno escluso dati sulle donne che abusavano degli uomini... perché politicamente imbarazzanti". Donne e uomini "sono quasi identici" in termini di frequenza di attacchi quali schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato Mr. Straus. Usando informazioni su coppie sposate ottenute da 2994 donne nel National Family Violence Survey, Mr. Straus ha rilevato una percentuale di aggressioni da parte di mogli del 124 per 1000 coppie, rispetto a 122 per 1000 aggressioni da parte dei mariti.
La percentuale di lesioni su minori da parte di mogli era 78 per 1000 coppie, e la percentuale di lesioni su minori da parte dei mariti era 72 per 1000. Riguardo alla categoria delle lesioni gravi, ha affermato Mr. Straus, la percentuale delle lesioni da parte delle mogli era 46 per 1000 coppie, e da parte dei mariti 50 per 1000.
"Nessuna differenza è statisticamente differente," ha scritto Mr. Straus nella rivista Issues in Definition and Measurement. "Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistate donne, la quasi eguaglianza nella percentuale di aggressioni non può essere attribuita ad una parzialità di genere nel rispondere." (fine della citazione).
Il commento del dott. Straus non rispecchia il National Family Violence Survey del 1995. Comunque, parte dei compiti del movimento femminista è far apparire gli uomini quanto più cattivi possibile. Il modo di considerare le violenze domestiche delle femministe è parte del problema. Il boicottaggio da parte dei media di notizie su studi scientifici è parte del problema. Il contributo della scienza ci dà speranza per una soluzione.
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Grazie per l'attenzione prestata a questo importante messaggio.
Il paradosso dei corvi (anche detto paradosso dei corvi neri) è un paradosso logico per dimostrare i limiti del procedimento logico induttivo. Poveri corvacci.
Come disse Giovanni Falcone: non temo la mafia ma lo Stato.
Io temo i corvacci.
Sergio TA.