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Chiesa Cattolica e Chiesa anglicana potrebbero a breve unificarsi, americani e inglesi potrebbero quindi riconoscere il Papa come loro massima autorità spirituale e quindi determinare un forte aumento del turismo religioso su Roma.
Il problema che solleva Umberto Bossi è semplicemente mal posto e Berlusconi, bisogna dargli una correzione e si deve estendere il tema del decentramento anche alle città di Firenze e Venezia.
Occorre si il decentramento di alcuni Ministeri nell'ambito di una organica riforma dell’assetto territoriale delle regioni delle province e della distribuzione dei Ministeri e degli uffici pubblici su tutto il territorio nazionale avendo di mira l'aumento del pil nazionale.
Innanzi tutto va chiaramente detto che il decentramento dei Minsteri e di alcuni uffici pubblici è stato e si sta attuando in tutti i paesi europei maggiormente evoluti.
Dallo studio della Fondazione Agnelli che è del 1993 (e quindi da uno studio che non tiene conto degli ulteriori decentramenti successivi al 1993) si evince quanto segue:
1. in Gran Bretagna il decentramento è iniziato nel 1963, con lo spostamento da Londra verso il resto del paese di trentaduemila posti di lavoro dati dai Ministeri, con ulteriori decentramenti di treuntunomila addetti nel 1973 ed altri diciassettemila nel 1990 (quindi complessivamente ottantamila dipendenti ministeriali n.d.r.). Le delocalizzazioni hanno riguardato le strutture di interi ministeri: il Dipartimento per il Lavoro e l’occupazioneha la sua sede principale a Sheffield, il Dipartimento per la Sanità e la sicurezza sociale si divide fra Leeds e Newcastle. (Il processo di ristrutturazione è continuato con i governi conservatori thatcheriani e, purtroppo, la ricerca della Fondazione Agnelli, ferma al 1993, non prende in considerazione gli effetti che si sono avuti in seguito al processo di Devolution varato dal governo del laburista Blair.
2. In Francia la politica di decentralizzazione ha avuto punte di ancora maggiore incisività. Oltre a provvedimenti in senso negativo, quali i limiti alle concessioni edilizie per uffici e centri direzionali nell’area di Parigi, si è provveduto a spostare anche le sedi di funzioni non strettamente ministeriali: dopo aver portato in grandi e medie città di provincia le sedi di numerose attività di ricerca, sono stati interessati a trasferimenti anche settori delle «grandes écoles»: le nuove sedi hanno costituito il nucleo di numerosi tecnopoli che si sono innestati su una vasta area del territorio francese. Non solo: la struttura direzionale delle ferrovie è stata in parte portata a Lione, la compagnia aerea di bandiera si è decentrata su Nizza, l’Ecole nationale d’administration è stata trasferita a Strasburgo. Migliaia di posti di lavoro sono stati spostati al seguito di funzioni quali l’Agenzia per l’ambiente, le amministrazioni dei monopoli di stato, altre attività di ricerca e formazione, enti centrali del settore militare. Sono state riservate a città intermedie sedi di attività europee e internazionali: Lione per le sedi centrali dell’Interpol e di Euronews, Grenoble per la sede delle ricerche nucleari europee, Tolosa per le attività spaziali dell’Esa: il tutto mirato alla creazione di poli nazionali di eccellenza nelle metropoli regionali.
3. In Germania, i Ministeri si trovano per metà nella città di Bonn e per metà nella città di Berlino e ci sono poi casi famosi di ulteriore decentramento che sono la Bundesbank e l'hub aeroportuale a Francoforte, la Corte federale di giustizia (sarebbe la nostra Cassazione) a Karlsruhe, l’Istituto centrale di statistica a Wiesbaden e l’Istituto federale per il commercio estero a Colonia.
Questo decentramento è stato voluto da questi governi per decongestionare le capitali, città di forte attrazione turistica (come Roma) e nello stesso tempo per valorizzare i centri metropolitani regionali di media dimensione.
M ain Italia c'è uan ragione in più per volere il decentramento degli uffici pubblici non solo da Roma anche da Firenze e Venezia.
In Italia negli ultimi 12 anni le presenze turistiche nelle tre grandi città d'arte (Roma, Firenze, Venezia) sono fortemente aumentate passando dai 43 milioni del 1990 ai 77 milioni del 2002, registrando quindi un aumento del 79%, con un contributo al Pil nazionale che nel 2005 era intorno al 1,5% (fonte Federculture).
Queste presenze sono ugualmente distribuite su Roma su Firenze e su Venzia nel senso che 1/3 sono a Firenze, 1/3 sono a Venezia 1/3 sono a Roma.
Questo contributo al pil nazionale può essere aumentato perchè questo questo trend positivo è - fortunatamente - ancora in forte aumento nel senso che secondo gli esperti le presenze turistiche nelle tre città d'arte dalle attuali 26.000.000 circa èper città possono passare a 50.000.000 nel giro di soli venti anni.
Naturalmente occorre prepararsi, agevolare questo maggiore afflusso turistico, predisporre a Roma Firenze e Venezia le opportune modifiche in tema di mobilità e di strutture ricettive.
In questo senso sarebbe positivo prevedere il decentramento graduale di alcuni Ministeri da Roma e di assessorati e di uffici pubblici da Firenze e Venezia per incrementare le strutture ricettive ridurre la mobilità e prevedere la loro allocazione in altre città. Queste città benficiate in cambio della assegnazione di un Ministero potrebbero rinunciare agli uffici destinati al capoluogo di provincia onde procedere alla tanto auspicatata riduzione delle province e quindi della spesa pubblica di questo capitolo.
Così per esempio se un Ministero viene assegnato senza aggravio di sepsa alla Villa reale di Monza, Monza non dovrebbe essere più capoluogo di provincia. Se un Ministero viene allocato senza aggravio di spesa nella Reggia di Caserta 1200 stanze), Caserta deve rinunciare al capoluogo di provincia, se il Ministero della Difesa viene allocato senza aggravio di spese sa Taranto (dove la Marina dopo il tarsferimento del porto militare possiede distese di terreno immense e immobili a buttare, Taranto come provincia si deve accorpare a Matera.
Se un Ministero viene allocato a Milano, Milano deve diventare città metropolitana e rinunciare alla provincia e così via.
Occorre contemporaneamente anche prevedere delle compensazioni nelle città dalle quali vanno via alcuni Ministeri o Uffici pubblici onde non creare distorsioni nel breve termine nella occupazione. Per esempio una vasta zona franca nella area della provincia, onde favorire l'insediamento di impianti industriali.
Lo sfascio in Grecia come in Italia si risolve con l'uscita delle regioni meridionali dall'euro e il ritorno, in queste regioni, alla vecchia divisa nazionale, non ancorata a un rigido sistema dei cambi e un abbassamento del valore patrimoniale degli immobili.