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A ben guardare, nelle filosofie presocratiche , da cui idealmente si può far partire la nostra interrogazione del mondo, alcuna dissertazione ha per argomento l'elemento sessuale.
Talete, Anassimandro, Anassimene e lo stesso Anassagora investigarono nei loro "perì fiusios" circa l'origine delle cose e niuna motivazione eziologica è rinvenuta nel sesso. Che, anzi, si qualificò immediatamente come fortemente ostativo sul percorso della "reductio ad unum": la conciliazione degli opposti, la dimostrazione della fondamentale simmetria dell'universo, come presupposto iprescindibile della sua armonia.
In Omero trovasi tale valenza sessuale. Ma, si sa, Omero non era filosofo, ma letterato, "in re ipsa" aduso ai lenocini dell'arte, tant'è che incorse nelle feroci quanto opportune reprimende di Eraclito.
La scuola eleatica portò a mirabile compimento l'intuizione della fondamentale unitarietà dell'essere. Che se è maschio, non è femmina. Laddove l'essere è, il non essere non è. Dunque la femmina, in quanto non essere del maschio, non esiste.
Siamo dunque prigionieri di parvenze. Come nel mito della caverna. Il nostro dunque è un percorso tribolato, mirabilmente colto da Hegel nella metafora della "coscienza infelice". Un percorso di cui però si intravede la fine. L'equivalente sul piano sessuale di ciò che lo stato hegeliano, dove l'individualità si confonde nel collettivo, rappresenta sul piano politico. L'ermafroditismo è la nostra dimensione futura.
Circostanza puramente strumentale all'innesco dell'antitesi, rappresentato dal fallace quanto sciagurato dualismo sessuale, mirabilmente superato dalla sintesi che vede nell'ermafroditismo il compimento supremo.
Tale visione dialettica non contraddice affatto la natura divina. Che, essendo "Noùs", presuppone il "Logos", ossia l'incedere che nel sillogismo trova il suo modello, con i tre principi di identità, di non contraddizione e del terzo escluso. "Tertium non datur". Il tre dunque non è il numero perfetto e spingendoci oltre nella speculazione, diremo che "Secundum non datur".
D'altronde, non possiede il feto, nel grembo materno, nella fase incipiente del suo sviluppo, una unica connotazione sessuale, al punto di poter dire che il dimorfismo sessuale rappresenta una succedanea e per ciò stesso esiziale devianza?
Durante le crapule invereconde del Sardanapàlo nostrano pare che, seppur simulati come presumibilmente sostenuto dai suoi cortigiani, congiungimenti in cotal guisa siano stati consumati.
Sotto il profilo più squisitamente dottrinario, l'economia presuppone l'autarchia come possibile modalità di produzione del valore. "Nulla quaestio" dunque anche alla sua trasposizione sul piano sessuale.