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Il reverendissimo don Stanzione otterrebbe un successo clamoroso, se se la sentisse di andare in una favela o in un villaggio del Ruanda a spiegare che, dopo la sollazzevole ( corta ) esistenza avuta, ai meninhos da rua e ai baby Aids è riservato un post - vita ancora più interessante....
Ad un interlocutore della tua levatura credo sia del tutto evidente la mia obiezione sostanziale ad una forma di giustizia tanto approssimativa come lo schema premio / castigo.
Personalmente, a coloro che a qualsiasi titolo vanno a donare sè stessi in contesti estremi quali quelli che ho citato, riservo solo rispetto ed una ammirazione sconfinata.
Un punto di vista che tenga conto del contesto in cui avvengono nascita e sviluppo, come il behaviourismo, sottolinea la drammatica differenza che esiste tra nascere provvisti di vere opzioni di scelta, come noi, e nascere avendo una mappa del proprio viaggio già tatuata sulla pelle e al 99% immodificabile.
Chi nasce in un mondo in cui rubare é fondamentale, per sopravvivere, non può considerare il furto con la stessa prospettiva di chi, se ruba, lo fa per libera scelta. E di realtà prive di opzioni di scelta ne vedo moltissime, su questo pianeta.
Per non parlare della aperta, palese e totale sperequazione visibile nel comminare una sanzione infinita ad una colpa commessa in una dimensione finita.
Per accettare che quel che dice Stanzione sia vero bisogna dare per scontato che in questa corsa tutti i concorrenti partano dalla stessa linea di start.
Viceversa non si può confondere l'istanza egualitarista con la comune condizione creaturale, e la libertà che la contraddistingue. Questa mi sembra una svista troppo umana - orizzontale.
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Ma quale libertà, se sappiamo entrambi che in numerosissimi casi il suo stesso fondamento ( la facoltà di scegliere tra opzioni diverse ) é assolutamente pari a zero ?
Se tu o io fossimo nati in un contesto totalmente disagiato ( materialmente e spiritualmente ), sarebbe una dimostrazione di giustizia applicare lo stesso metro di giudizio che si applica a chi ha avuto tutto il supporto esistenziale ( istruzione, soddisfazione dei bisogni elementari, esempi comportamentali ) idoneo a metterlo sulla buona strada ?
Per il solo fatto di avere ricevuto tutto questo, io mi considero ( secondo la parabola dei talenti ) obbligato a restituire almeno un 1% in più di quanto mi é stato affidato.
Ma a chi é stato dato terribilmente poco o nulla del tutto, che senso ha chiedere di applicare la stessa misura ?
Buongiorno Elke, interessante questo scambio di vedute che rivela una diversità "radicale" di prospettive.
Mi viene subito da dire che i "talenti" di cui parla Gesù non sono riservati ad una upper class, il che mi sembrerebbe un'idea piuttosto razzista o quanto meno classista, ma ben presente nella loro diversità nel cuore e nella mente di ogni singolo uomo. Del resto è pure un mistero che spesso chi vive in condizioni più difficili ha una felicità de un senso morale maggiore di tanti nostri concittadini che fanno la fila ai presidi psichiatrici e dai dietologi.
Mi sembra che la tua concezione sia relativista, cioè portata all'estremo nega l'esistenza di principi e "valori" che valgono in ogni tempo e in ogni luogo ed entro i quali si gioca la libertà umana, la cui partita si gioca pure dentro un carcere!
Noi cattolici pensiamo invece che esista il Decalogo e crediamo che il diritto all'esercizio della libertà sia proprio d'ogni uomo in quanto è niseparabile dalla dignità umana. Naturalmente non parliamo di una libertà ideologica cioè astratta e sappiamo che essa si gioca nelle contingenze della storia e delle vicende personali. Però in ogni situazione si può scegliere il Bene o il Male (certo, prima bisogna ammetterne l'esistenza, se no non ha nemmeno senso di parlare di scelta e dunque di libertà!). Va da sé che come dice anche il Catechismo: "le circostanze possno attenuare o aumentare la responsabilità di chi agisce, ma non possono modificare la qualità morale degli atti stessi, non rendono mai buona un'azione in sé cattiva".
Infine, la "misura" è applicata ultimamente da Dio (i regolamenti burocratici del'uomo mi interessano poco), fonte di infinita misericordia e giustizia (l'una ha senso per l'altra).
saluti
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Io invece definirei la mia visione l' esatto contrario del relativismo. Se vuoi, chiamalo ricerca di un assoluto più puro.
Il motivo per cui, conservando una intatta fede nell' Assoluto, mi dissocio dalla vostra visione confessionale é semplice.
A mio modo di vedere, la riformulazione niceana della "resurrezione", che conferisce ad ogni anima un unico viaggio ( totalmente dissimile per durata, condizioni e caratteristiche ), rende il concetto di giustizia enormemente più nebuloso, introducendo una arbitrarietà che sa tanto di stocastico lancio di dadi.
L' Infinito a cui continuo a credere é quello che in nessun modo introduce disparità tanto stridenti quali quelle visibili negli esempi portati. E' un Infinito che segue il criterio pedagogico della ripetizione dell' apprendimento, piuttosto che quello sanzionatorio della bocciatura senza appello.
Un giorno, credo, qualcuno dovrà trovare il coraggio di ripristinare l' unica verità compatibile con un Amore infinito : il nostro viaggio continua sino al momento in cui la nostra evoluzione ci riporta al luogo da cui tutti proveniamo, attraverso molte vite e molte esperienze.
E se qualcuno vuole definire questo concetto, sprezzantemente, New Age che si accomodi.
Significa solo non ricordare che il Cristianesimo stesso ha costituito una Nuova Era.
Il Cristianesimo è la rivelazione compiuta di Dio e nella divinità dell'umanità. Naturalmente essendo l'uomo libero si possono succedere "ere" diverse, più o meno vicine/lontane dall'incontro con Cristo, la storia non è affatto lineare da questo punto di vista.
Personalmente e cristianamente vedo l'"Assoluto" già nell'uomo, oltre le sue apparenze, nella sua immagine santa e santificata dall'incarnazione di Dio.
Ad ogni modo ti trovo appassionato della questione "giustizia", che ha sempre coinvolto profondamente anche me e che credo sia il cardine anche della mia fede.
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L'importante è sapere ciò che ha inventato la Chiesa, da ciò che ha detto Gesù, il quale, per esempio, non ha mai parlato di purgatorio.
Comunque anche le parole di Cristo mi sembrano molto improbabili.
Castigo o premio?? Ma,......... e per che cosa?
Ma, è come dire che Newton diceva che la terra è piatta, perchè la forza gravitazionale si oppone alla forza centrifuga.
Ma dove vedete tutte queste allusioni al purgatorio?
Mi sa che la fantasia umana non ha limiti!
Ho letto i riferimenti biblici e in quelle parole non ne parla.
Poi se uno muore il tempo non esiste, almeno si è scoperto così oggi con la relatività di Einstein, per cui le allusioni dei teocrati del 1030 sono per lo meno risibili.
In nessun passo della Bibbia se ne parla esplicitamente, se poi i teocrati hanno trovato in qualche parola di Gesù una qualche allusione non comporta certo una certezza.
Non si può pensare all'al di là facendo riferimento all'al di qua.
Ad esempio mia madre, che pensa ancora che la terra sia piatta, o mia suocera che pensa che una volta la gente campasse mille anni e che l'età della terra sia di 6.000 anni: ma come si fa a credere che esista veramente un purgatorio, avanti!
non si tratta di convincere, la fede è una ricerca personale e una grazia, noi possiamo, anzi dobbiamo, evangelizzare, cioè far conoscere la bellezza del Vangelo e della Chiesa. La quale ha nella storia affascinato e conquistato persone di ogni estrazione culturale ed economica.
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se è per questo prefigura anche l'inferno e responsbilizza l'essere umano nel presente (a differenza delle precedenti concezioni pagane che oscillavano tra fatalismo e volontarismo disperato "eroico")
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Per fortuna. Ne esistono tanti di Cattolici confusi, almeno il 70% di quelli che mettete in conto: mi sa che di cattolici puri, ne esistano veramente pochi.
anche qui non parlerei di "purezza", ma di piena consapevolezza (si può essere "puri" anche nell'errore, specie quando non se ne ha colpa).
Comunque sarà che ho buone frequentazioni :-) ma ne conosco molti di cattolici pienamente "consapevoli" della loro fede (poi non è che si deve esser tutti esperti teologi, nemmeno io lo sono, non è questo che viene richiesto per salvarsi e fare del bene).
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Personalmente, a coloro che a qualsiasi titolo vanno a donare sè stessi in contesti estremi quali quelli che ho citato, riservo solo rispetto ed una ammirazione sconfinata.
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Un punto di vista che tenga conto del contesto in cui avvengono nascita e sviluppo, come il behaviourismo, sottolinea la drammatica differenza che esiste tra nascere provvisti di vere opzioni di scelta, come noi, e nascere avendo una mappa del proprio viaggio già tatuata sulla pelle e al 99% immodificabile.
Chi nasce in un mondo in cui rubare é fondamentale, per sopravvivere, non può considerare il furto con la stessa prospettiva di chi, se ruba, lo fa per libera scelta. E di realtà prive di opzioni di scelta ne vedo moltissime, su questo pianeta.
Per non parlare della aperta, palese e totale sperequazione visibile nel comminare una sanzione infinita ad una colpa commessa in una dimensione finita.
Per accettare che quel che dice Stanzione sia vero bisogna dare per scontato che in questa corsa tutti i concorrenti partano dalla stessa linea di start.
Il che non é, certamente.
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Se tu o io fossimo nati in un contesto totalmente disagiato ( materialmente e spiritualmente ), sarebbe una dimostrazione di giustizia applicare lo stesso metro di giudizio che si applica a chi ha avuto tutto il supporto esistenziale ( istruzione, soddisfazione dei bisogni elementari, esempi comportamentali ) idoneo a metterlo sulla buona strada ?
Per il solo fatto di avere ricevuto tutto questo, io mi considero ( secondo la parabola dei talenti ) obbligato a restituire almeno un 1% in più di quanto mi é stato affidato.
Ma a chi é stato dato terribilmente poco o nulla del tutto, che senso ha chiedere di applicare la stessa misura ?
Mi sembra che la tua concezione sia relativista, cioè portata all'estremo nega l'esistenza di principi e "valori" che valgono in ogni tempo e in ogni luogo ed entro i quali si gioca la libertà umana, la cui partita si gioca pure dentro un carcere!
Noi cattolici pensiamo invece che esista il Decalogo e crediamo che il diritto all'esercizio della libertà sia proprio d'ogni uomo in quanto è niseparabile dalla dignità umana. Naturalmente non parliamo di una libertà ideologica cioè astratta e sappiamo che essa si gioca nelle contingenze della storia e delle vicende personali. Però in ogni situazione si può scegliere il Bene o il Male (certo, prima bisogna ammetterne l'esistenza, se no non ha nemmeno senso di parlare di scelta e dunque di libertà!). Va da sé che come dice anche il Catechismo: "le circostanze possno attenuare o aumentare la responsabilità di chi agisce, ma non possono modificare la qualità morale degli atti stessi, non rendono mai buona un'azione in sé cattiva".
Infine, la "misura" è applicata ultimamente da Dio (i regolamenti burocratici del'uomo mi interessano poco), fonte di infinita misericordia e giustizia (l'una ha senso per l'altra).
saluti
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Il motivo per cui, conservando una intatta fede nell' Assoluto, mi dissocio dalla vostra visione confessionale é semplice.
A mio modo di vedere, la riformulazione niceana della "resurrezione", che conferisce ad ogni anima un unico viaggio ( totalmente dissimile per durata, condizioni e caratteristiche ), rende il concetto di giustizia enormemente più nebuloso, introducendo una arbitrarietà che sa tanto di stocastico lancio di dadi.
L' Infinito a cui continuo a credere é quello che in nessun modo introduce disparità tanto stridenti quali quelle visibili negli esempi portati. E' un Infinito che segue il criterio pedagogico della ripetizione dell' apprendimento, piuttosto che quello sanzionatorio della bocciatura senza appello.
Un giorno, credo, qualcuno dovrà trovare il coraggio di ripristinare l' unica verità compatibile con un Amore infinito : il nostro viaggio continua sino al momento in cui la nostra evoluzione ci riporta al luogo da cui tutti proveniamo, attraverso molte vite e molte esperienze.
E se qualcuno vuole definire questo concetto, sprezzantemente, New Age che si accomodi.
Significa solo non ricordare che il Cristianesimo stesso ha costituito una Nuova Era.
Personalmente e cristianamente vedo l'"Assoluto" già nell'uomo, oltre le sue apparenze, nella sua immagine santa e santificata dall'incarnazione di Dio.
Ad ogni modo ti trovo appassionato della questione "giustizia", che ha sempre coinvolto profondamente anche me e che credo sia il cardine anche della mia fede.
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[apologetica.altervista.org]
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saluti
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Mi spiace per tua madre, si vede che non riesci a convincere nemmeno lei, neppure sulla rotondità della terra :-)
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Comunque sarà che ho buone frequentazioni :-) ma ne conosco molti di cattolici pienamente "consapevoli" della loro fede (poi non è che si deve esser tutti esperti teologi, nemmeno io lo sono, non è questo che viene richiesto per salvarsi e fare del bene).
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