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C’era una volta il federalismo. Quello vero!! – Poi vennero “i leghisti”.
Nel secondo dopoguerra, dopo un tentativo fatto nel corso della Costiuente da Emilio Lussu, che rimase in solitudine, in Italia non si parlò più di federalismo, fino a quando D’Alema, attraverso la riuscita operazione relativa alla modifica del titolo quinto della Costituzione, non riuscì a rilanciarne l’idea. Idea che venne subito cavalcata dalla Leganord, ma in chiave strumentale e diversa da quella originaria: non federalismo solidale, ma egoistico e nord-centrico. Tanto è vero che oggi assistiamo tristemente al fallimento di questa politica, che si limita a condurre false battaglie fiscali ai danni dei comuni italiani del centro-sud e alla sistemazione di alcuni uffici ministeriali decentrati al Nord, tali da rendere più comoda la vita di alcuni ministri.
Oggi, nostro malgrado, siamo costretti a prendere atto che il vero federalismo è morto!!
Il significato lessicale è però più genuino perché legato alle origine storiche, se è vero, infatti, che il termine “solidarietà” nella lingua italiana vuol dire “patto” fra più persone fisiche, appartenenti ad una collettività, e finalizzato all’assistenza e alla collaborazione reciproca. Se poi questo patto viene stipulato, non da singoli individui, ma fra Stati o Enti assimilati (per esempio: Regioni, Province o Comuni) ci troviamo davanti al Federalismo. Formula politica che può ottenersi per via ascendente o discendente. Ciò che conta è che esista un accordo fra soggetti che partono alla pari. Quindi uno Stato Federale è un accordo fra più Stati o Enti che decidono di mettere in essere un “governo superiore” cedendo a quest’ultimo parte della loro sovranità, dentro i limiti di alcune funzioni fondamentali. Il caso italiano è un po diverso perché riguarda il suo decentramento interno. Quindi è in forma “discendente”.
Un possibile esempio pratico ed attuale riferito all’Italia potrebbe essere quello inerente i provvedimenti relativi al cosiddetto “federalismo fiscale”, deciso per decreto. La cui forma legislativa non sarebbe di per se in discussione se fosse stato preceduto da un vero patto "liberamente stipulato alla pari" fra le varie Regioni d’Italia. Cosa che invece non è avvenuta, ma che è stata sostiuita dalla “Conferenza delle Regioni”. Il chè non è la stessa cosa.