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Il cattivo non muore mai e men che meno, và in pensione
E poi parliamo di tutto il popolo dei pensionati...impossibile andare tutti a 60 anni
Se si aumenta l'età pensionabile potrebbe essere più difficile per i giovani trovare lavoro.
Dall'altra parte però se l'età pensionabile è bassa, c'è chi a 57-60 anni è in pensione, ma è ancora attivo, in forze, si vorrebbe dar da fare.
Bisogna pensare anche a questo.
Conosco persone che hanno lavorato una vita ed ora si trovano a 65 anni a non far nulla e ci soffrono tanto.
Non sanno che fare.
Hanno i loro interessi certo, hobbies, ecc, ma non bastano. E non sono anziani o vecchi. Basta vederli o parlarci.
Hai ragione che non dobbiamo confrontarci spasmodicamente con gli altri paesi, ma è anche vero che siamo come fanalino di coda e l'età di pensionamento a mio avviso va alzata...
Con che criterio scegliere i lavori usuranti? (scusami, ma l'infermiera/e non mi pare così usurante. Semmai poco gratificante in alcuni casi.)
E poi si scatenerebbero le critiche: perchè con quel criterio e non quell'altro?
E poi chi si ritiene lavoratore usurante ed non ricade magari nelle categorie...
Cmq già nella riforma fatta dal governo attuale hanno ottenuto un anno di anticipo gli usuranti...
Sinceramente però a 60 anni per esempio credo si sia in grado di fare ancora un po' tutto... non vorrei generalizzare troppo, ma con la vita che si allunga più o meno ci siamo.
Andrebbe studiata meglio la situazione.
Riguardo l'alzare l'età pensionabile, ritengo che la causa maggiore di questo intervento sia dovuta al fatto che un po' di tempo fa ci si sia approfittati delle cosidette pensioni baby e, sommate al fatto che in parecchi non pagano le tasse, ora i giovani devono pagarne le conseguenze.......
I confronti con gli altri Paesi contano, sia perché siamo "sulla stessa barca", sia perché prima di prendere l'autostrada contromano è sempre bene analizzare accuratamente e valutare le scelte altrui, le motivazioni di fondo, mettendo da parte le ideologie. ;)
Poi ovvio che non sia il caso di mandare in pensione i minatori o chi ha cominciato a lavorare alle medie a 95 anni, ecc.
ma non sarebbe meglio un sistama pensionistico completamente differente?
vi spiego la mia idea:
non detrarre dalle buste paga il corrispettivo previdenziale,quindi aumentare considerevolmente le buste paga e lasciare la libertà a tutti i lavoratori di farsi una pensione privata (o una serie di investimenti).
a questo punto il lavoratore puo decidere liberamente quando e se andare in pensione.
cosa ne pensate???
non ricevo nessun commento da perte dei comunisti!
forse hanno paura di tirare fuori qualche scomoda affermazione!!!
Prendo invece spunto da un concetto citato nell'articolo per tentare un approfondimento.
Mi riferisco al fatto che l'innalzamento dell'eta' pensionabile blocca il turn over e rende piu' difficile l'ingresso di un giovane nel mondo del lavoro.
Centrato in pieno, ma non solo.
L'aumento dell'eta' pensionabile, se da una parte fa diminuire la spesa previdenziale, dall'altra parte riduce la disponibilita' di posti di lavoro e fa aumentare i costi aziendali.
Questo argomento dei costi aziendali non viene mai affrontato da nessuno ma e' un argomento importante, direi fondamentale, almeno per un'azienda.
Mi spiego meglio: un giovane entra in azienda con lo stipendio minimo, e' brillante, pieno di forze e facilmente gestibile.
Normalmente rende molto, costa poco e l'azienda ne e' soddisfatta.
Un anziano invece ha uno stipendio nettamente piu' alto, rende sicuramente di meno, ed e' difficile da gestire.
Questo argomento e' negato da tutti (sindacati, confindustria e politici) ma chiunque lavori in un'azienda vede che gli ultacinquantacinquenni costituiscono un mondo particolare. Alcuni (pochi) conoscono il lavoro, hanno fatto carriera e sono in posti di responsabilita'. Altri (molti) sono invece demotivati. Lavorano, ma con i loro ritmi e con i loro metodi. Sono refrattari alle innovazioni ed insofferenti alle direttive.
In definitiva rendono poco, costano molto e sono un problema.
Il governo Berlusconi, che probabilmente non aveva capito nulla, ha abolito i contributi previdenziali per coloro che avevano raggiunto l'eta' pensionabile in modo da incentivare il lavoratore a restare in azienda.
Un'idea apparentemente brillante: nessun aggravio per il sistema previdenziale, grande soddisfazione del lavoratore (che si e' improvvisamente trovato lo stipendio aumentato del 40%) ma un imbarazzante silenzio da parte di confindustria.
Berlusconi aveva semplicemente scaricato, sulle aziende, una parte dei costi sociali degli anziani.
Ora, con l'innalzamento graduale dell'eta' pensionabile questi costi sono ormai totalmente a carico delle aziende.
Forse non e' un caso che insieme all'innalzamento dell'eta' pensionabile sia stati fatti i primi passi per la riduzione del cuneo fiscale.
Il governo con una mano ha offerto gli incentivi alle aziende (cuneo fiscale) e con l'altra li ha appesantite, obbligandole a tenersi schiere di anziani ingestibili e improduttivi.
Centrato in pieno, ma non solo.]
Eh, però è un po' il ragionamento che si è fatto all'epoca delle pensioni baby. ;)
Mandando in pensione la gente presto, rendi più facile l'ingresso nel mondo del lavoro ai giovani, ma gli impedisci di poter ricevere una pensione più in là (o più realisticamente mandi a signorine i conti molto prima).
Quello che dici tu riguardo ai costi aziendali è vero, ma secondo me ha meno importanza (anche perché a 55 anni, oggi, uno non è più così anziano e rimbambito, o quantomeno ce la fa a "svegliarsi" ;) ), e comunque non può essere risolto continuando a mandare in pensione presto la gente (o sopprimendo i 55enni). :D
Comunque se si campa di più mi sembra anche normale che le imprese debbano entrare nell'ottica delle cose di dover tenersi gente più "longeva"...
Certo i riflessi sui conti sono importanti ed e' propio per questo motivo che il governo se da una parte ha abolito lo scalone, dall'altra ha dovuto progressivamente ritardare il pensionamento dei lavoratori anziani (i famosi gradini).
Nel mio commento non contestavo le scelte del governo (c'e' poco da fare, se i soldi non ci sono, i vecchi devono continuare a lavorare) ma semplicemente mettevo in luce un paio di problemi "indotti" da queste scelte.
Quanto al riutilizzo degli ultracinquantacinquenni credo che tu sia in errore.
Conosco bene il caso della mia azienda (una banca) e temo che non sia un caso isolato.
La mia azienda ha incentivato e continua ad incentivare all'esodo centinaia di persone, molte delle quali occupano posti dai nomi altisonanti ma che di fatto non producono piu' nulla.
La loro attivita' lavorativa e' progressivamente diminuita con l'avanzare dell'eta'.
Qualunque direzione del personale di qualunque azienda conosce questi problemi: per gli ultracinquantenni non piu' corsi di aggiornamento (poiche' tanto non li seguono) non piu' nuove metodologie di lavoro (per non perdere tempo in sfibranti discussioni), non piu' incentivi o premi annuali (l'azienda ormai non punta piu' su di loro) ma nei casi migliori un ufficio con un titolo che non significa nulla e nei casi peggiori attivita' di basso profilo e di ancor minore resposabilita'.
Da una parte c'e' l'azienda, in evidente imbarazzo e dall'altra una schiera di vecchietti incazzati, che ormai passano la giornata leggendo il giornale.
Un problerma apparentemente senza soluzione (salvo gli incentivi all'esodo) che questi nuovi gradini renderanno ancora piu' acuto.
con una rendita al 100%?Tutti i "dipendenti".Chiedo perchè mi è stato detto oggi e non ho letto niente da nessuna parte.(pare sia stato detto alla radio non si ricordano quale.)C'è nessuno informato?