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23 novembre 1980. Una data scolpita nella memoria di tanti di noi. Tu cosa ricordi?
...E i rumori che si sentivano, vasellame che cadeva, l'acqua dei serbatoi che rumorosamente, ad ondate, usciva fuori, fragore di mobili che si muovevano e si urtavano nelle stanze.
Il senso di impotenza su quella terra che sussultava e ballava.
Dopo il primo attimo di smarrimento, abbiamo visto che mancavano la nonna e il mio nipotino che appena cominciava a camminare, erano nella stanza a fianco, spaventati e abbracciati,non avevano il coraggio di muoversi. Li abbiamo portati fuori, in quelle strette vie, tra case che ballavano, ma per fortuna non sono crollate . Mentre tornavo a casa mia guardavo le facce della gente, erano tutti spaventati, smarriti; famiglie intere per strada, abbracciate, ancora incapaci di muoversi. Quando dalla televisione abbiamo compreso le dimensioni della tragedia, e la nostra fortuna di aver subito pochi danni, sono partiti dalla piazza i soccorsi per i nostri vicini meno fortunati, sono stati i miei paesani tra i primi ad arrivare, con quello che si era raccolto tra noi: cappotti coperte, maglioni... Sono cominciate le lunghe notti, all'addiaccio per i più fifoni e tra le coperte, ma vestiti, per i più coraggiosi. Le scosse continuavano ogni giorno più o meno forti e l'occhio andava subito al lampadario che era il primo ad ondeggiare, eravamo sempre pronti a fuggire in strada. Tornare alla vita normale è stato lungo e difficile e ancora adesso do un'occhiata al lampadario appena qualcosa non va....
Non sto dicendo che ora sono vecchio, eh! Sto solo dicendo che all'epoca ero giovane davvero, mi mancavano infatti appena 5 giorni dal compiere 11 anni. Se non si è giovani a quell'eta :) Ah, quanti ricordi d'infanzia... Infatti è proprio di un ricordo di infanzia che vorrei parlare stamattina. Per la precisione vorrei parlare di uno sganassone che mi beccai da mia madre quel giorno. Oggi ricorre il venticinquesimo anniversario di quello schiaffone.
Direte voi, ma perchè ricordare lo schiaffo avuto dalla mamma? Cosa c'è di speciale? Qualcosa di speciale c'è. A quell'età spesso le mamme sono praticamente costrette a dare uno schiaffo ai figli un po' discoli. I bambini poi ci pensano e, se sono intelligenti, dopo chiedono scusa per la malefatta. Quello schiaffo invece ha qualcosa di speciale: cinque minuti dopo fu mia madre a chiedermi scusa! E per un bambino di 11 anni questo è un evento speciale... ma vediamo la dinamica dell'accaduto.
Eravamo a casa di parenti, tra l'altro nella casa natale di mia madre. Era domenica sera. Una di quelle solite domeniche d'autunno passate in famiglia allargata :)
Tutti seduti attorno al tavolo, con mio nonno e qualche zio a guardare la TV, ed i risultati delle partite di calcio (a me già non fregava nulla).
Altre persone invece chiacchiaravano attorno al tavolo, uno di quei pesanti tavoli di marmo che si usavano tanti anni fa.
Il mio gioco del momento era di poggiare entrambe le mani sul tavolo e, spingendo e facendo leva, mi spingevo verso l'alto e saltellavo. Gioco evidentemente un po' fastidioso per mia madre, che era seduta accanto al punto in cui saltellavo.
La cosa divertente era che essendo il tavolo molto pesante, nonostante io mi ci appoggiassi di peso, restava fisso, non si muoveva! A casa mia, invece, se appena mi poggiavo al tavolo... vibrava tutto e sembrava si ribaltasse.
Primo saltello. Tavolo fisso.
Secondo saltello. Tavolo fisso.
E così via.
Ma al decimo saltello, il tavolo vibrò!
Incuriosito, mi mi si a saltellare più velocemente, per vedere se riuscivo a mandarlo in risonanza, ed il tavolo rispondeva, vibrando sempre più veloce!
Il gioco durò pochi secondi, o frazioni di secondo: mia madre si voltò, mi urlò: "La smetti? Fai tremare il tavolo!!", e giù con il celebre sganassone.
Un attimo dopo pensai che fosse la fine del mondo, quella sera di 25 anni fa, perchè andò in risonanza il mondo intero.
Mia madre si scusò, poco dopo, in strada.
Già, perchè non ero io a far vibrare il tavolo.
[it.wikipedia.org]
Ero a una festa a Perugia. Con me la mia fidanzatina, irpina di origine, con i genitori laggiù..
Si diffuse la notizia, fu terrbile.
Rabbia e impotenza.
CI volle un po' di tempo per sapere cosa era accaduto.
Poi, dopo qualche giorno, partimmo.
Vedere i villaggi sbriciolati è qualcosa che non si dimentica facilmente.
E un amico mio, partenopeo, mi ha raccontato che lui stava in auto con la sua ragazza. Facevano l'amore. Si ricorda solo il rumore. Devastante.
Beata fanciullezza.
Si spalancò lo scolapiatti, caddero giù delle stoviglie e tremò tutto, mi diressi alla porta per scappare, pensavo fosse esploso qualcosa, ma mia madre dal piano di sotto mi urlò di restare sotto la porta e di non scendere le scale. Ballavano, le vedevo vibrare. Ero al IV piano.
Dormii vestita di tutto punto, anche con le scarpe, per molti mesi.
Stesso terrore nel 2002, durante il terremoto di San Giuliano di Puglia: ero appena ritornata a vivere in Abruzzo dopo quasi vent'anni, ospite dai miei -casa mia non era ancora pronta-, avevo 39 di febbre ed ero con i miei bimbi, allora in due, di 3 e 1 anno. La scossa è stata fortissima, la sensazione era di trovarci dentro una pentola che bolliva, trascinare via i bimbi è stato molto difficile. Mi sono trasferita immediatamente nella nuova casa -quasi a pianterreno-, e lo sciame sismico ha continuato per mesi, a volte con scosse molto forti. Da allora ogni volta che entro in un fabbricato qualsiasi cerco di individuare subito i posti in cui potrei rifugiarmi: è diventata una piccola fobia.