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Se industrie italiane presenti sul territorio libico grazie ad accordi bilaterali fanno infuriare la concorrenza internazionale, se le partecipazioni di Gheddafi e della sua famiglia in alcune fra le più grandi realtà imprenditoriali italiane (Unicredito, Finmeccanica, Fiat, Eni, Mediobanca) ci sono favorvoli, se le commesse italiane in Libia (Impregilo, Italcementi, Telecom, Alitalia, Edison, Grimaldi) sono molteplici, se è ormai di dominio pubblico il “complotto” francese per soffiare da sotto il naso all’Italia la possibilità di una presenza egemonica sul suolo libico per trarne i dovuti vantaggi, ragioni di real politik imponevano che noi avessimo preso le parti di Gheddafi.
Purtroppo per la mediocrità e lo scarso coraggio dei nostri politici, non è andata così.
No, Gheddafi non ha piú il consenso plebiscitario nemmeno in Tripolitania.
Le ragioni di realpolitik ci avrebbero imposto di disfarcene al piú presto e armare i ribelli aiutandoli alla costruzione di un post-Gheddafi democratico.
Il popolo libico è un popolo diviso per tribù e con un popolo diviso in tribù non puoi realizzare alcuna democrazia. Dal 1969 Gheddafi rappresentava un punto di equilibrio fra le varie componenti etniche del paese, un pò meno per quelle della Cirenaica. I francesi hanno aizzato i cirenaici per gli interessi loro e anche perchè non gradivano il nostro primato, non certo per la democrazia dei libici e hanno provocato una sanguinosa guerra civile.