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(Anch'io non sono una novellina e ho un'esperienza di insegnamento più che trentennale)
Vedere che il tuo destino lavorativo è in mano ad incompetenti fa rabbia ed è naturale che il linguaggio non sia quello del buonismo tanto criticato da chi ci governa. ( Dov'è il politichese?)
P.S. argomentati meglio se vuoi risposte serie
Il fumaspinelli a tradimento sarai tu, razza di destroide ignorante e sparasentenze. Io studio perchè la scuola pubblica me lo permette con tasse universitarie basse e ampia offerta formativa. Certo, tante cose non vanno e bisognerebbe migliorarle. Ma che questa legge si proponga di migliorare qualcosa è una cazzata che può dire solo chi non ne ha letto nemmeno una riga
di Maristella Iervasi / Roma «La fiducia al decreto è necessaria per rispondere al bullismo, introdurre il voto in condotta, il ritorno ai voti ed è importante lo studio della Costituzione», ha detto il ministro Mariastella Gelmini per nulla turbata dalle proteste della piazza. Come se fossero questi i reali presupposti d’urgenza per una legge. Gelmini maestra unica non smette di stupire neppure se stessa. Ai sindacati confederali ha rivelato che «è vincolata ad appliccare la legge», la Finanziaria Tremonti sulla scuola. Tant’è che non ha neppure mai provato a difendere l’istruzione dalla mannaia economica che colpisce pesantemente insegnanti e bidelli. Al paese, invece, persino dai salotti di Mediaset senza contraddittorio, continua a diffondere «lezioni» di rigore e disciplina. Informando le famiglie sulla «necessaria urgenza» di riformare la scuola pubblica, fonte di sprechi e fannulloni. Una «lezione» che ruota sempre sugli stessi punti: la spesa è fuori controllo; scuola «è uno stipendificio»; «non può essere un «ammortizzatore sociale»: ci sono «troppi insegnanti e pochi alunni». Tutto vero? Abbiamo cercato di fare chiarezza. E tutte le bugie della Gelmini sono venute al pettine. Risultato: un piano scuola fatto di soli tagli. E pretesti. Spesa sotto controllo Settembre scorso, Chianciano Terme. Gelmini ospite alla festa nazionale dell’Udc: «In 10 anni la spesa per l’istruzione è salita del 33% passando da 33 a 43 miliardi di euro, senza l’aumento degli stipendi, della qualità e delle strutture scolastiche». Ma i numeri del ministro sono infondati, come dimostrano i dati forniti dallo stesso Miur. Dalla tabella qui a fianco si evince che la spesa per l’istruzione non è affatto impazzita. Dal 1990 al 2007 la spesa dello Stato per l’istruzione è passata dal 3,9% al 2,8% del Pil. Vale a dire, negli ultimi 10 anni è stata pari allo 02%(3,07 miliardi di euro). Un testo di Emanuele Barbieri, ex capo del dipartimento Programmazione del ministero fino all’agosto scorso, e pubblicato sul sito del Cidi, inquadra nel dettaglio la questione. La «bugia» era stata già mascherata sul nascere da Enrico Panini, ex segretario della Flc-Cgil. Ma la Gelmini la continua a raccontare. I numeri sugli alunni Non è vero come sostiene la Gelmini che negli ultimi 10 anni «Gli insegnanti aumentavano mentre gli studenti diminuivano», lanciando la tesi della scuola usata come «ammortizzatore sociale». Anche qui la ministra è stata pizzicata dal sindacato: anno scolastico 1997-98 alunni 7.599.110 e docenti 741.004. Nell’anno scolastico 2007-2008 gli studenti sono saliti a 7.751.356 e i docenti scesi a 723.353. Ciò dimostra che il numero complessivo degli alunni è cresciuto di +2% pari a 152.246 alunni; mentre il numero degli insegnanti è diminuito del 2,38%, pari a 17.651 docenti. Nessun stipendificio Più volte il ministro a sostegno delle sue posizioni fa riferimento all’altissimo costo sostenuto dalla Stato per il personale scolastico: «Il 97% della spesa è destinato agli stipendi». E anche qui i numeri e le percentuali comunicate ai cittadini non rispecchiano la realtà. Leggendo con attenzione i dati del ministero si evince che la spesa per gli stipendi è inferiore al 74%, per l’esattezza è del 73,8%, ben al di sotto del 79% della media europea. E il conto è presto fatto: alla spesa per l’istruzione concorrono il ministero con 42,4 miliardi (2007, bilancio di assestamento), più altri 10 miliardi circa di Regioni e gli enti locali. In totale 52 miliardi. Per gli stipendi del personale si spendono circa 40 miliardi, come aveva fatto osservare meno di 20 giorni fa al ministro la Flc-Cgil. Disabili e integrazione Il governo evidenzia che il rapporto docenti/alunni in Italia è del 10% superiore alla media Ocse quantificando 200 docenti in eccesso. «In realtà - come sottolinea il professor Emanuele Barbieri - la spesa per alunno non viene calcolata correttamente». Ed ecco perchè: l’Italia dagli anni ‘70 ha scelto di inserire gli alunni disabili nelle classi. In molti paesi europei l’istruzione di questi ragazzi è affidata a scuole speciali e i costi non vengono imputati al costo d’istruzione. Da qui l’ennesima bugia.
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Lo stesso suggerimento (consiglio, richiesta) vale per gli altri sindacatoni: Cisl, Uil, Snals, Gilda, Cisal,…
Richiamo alcune notizie recenti:
1) Mentre già ieri la Camera con un diktat, chiamato voto di fiducia, ha dovuto approvare il d.l. 137 imposto dal governo, i sindacatoni (o sindacati maggiormente rappresentativi, unitari, concertativi, …) non sono stati ancora capaci di concretizzare uno sciopero nazionale in difesa della scuola. Parlano, si consultano e intanto il tempo passa e il governo legifera.
2) Gli stessi sindacatoni sono risultati assenti, come strutture nazionali, al sit-in davanti a Montecitorio di lunedì 6 ottobre e proseguito poi fino a ieri martedì 7. E forse saranno ancora assenti al sit-in del 13 ott. davanti al Senato.
3) Intervistato oggi dal Manifesto, Mimmo Pantaleo, nuovo segretario della Cgil scuola, conferma le difficoltà, i ritardi e le contraddizioni sulla strada di una risposta unitaria, unita, efficace che si opponga al massacro deciso dal governo nei confronti della scuola: una potatura alla radice, effettuata col machete (tagli, tagli, tagli,…) e spacciata come riforma, modernizzazione, razionalizzazione.
4) Cgil ragiona di uno sciopero e una manifestazione per il 31 ottobre (o forse il 30 o il 29?) insieme a Cisl, Uil (e chi altri ci vorrà stare) che sembrano però esitanti, non convinte, forse disponibili a un qualche accomodamento col governo.
5) Intanto per il 17 ottobre (anche questa data è tardiva) già da tempo, i sindacati di base hanno programmato uno sciopero nazionale che si preannuncia sentito e partecipato.
Viene allora da chiedersi e da chiedere a Cgil, Cisl, ecc. (i sindacatoni appunto): non è conveniente rafforzare lo sciopero del 17 ott. con una partecipazione massiccia di tutte le sigle? Ciò ovviamente non in alternativa – ma in aggiunta - allo sciopero ipotizzato per il 31 (o 30 o 29 che sia) ma ancora da proclamare.
Oppure Cgil e soci vogliono comunque e solamente uno sciopero di loro esclusiva paternità (doc) ma magari inefficace perché tardivo?