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Con tale premessa, che non è mia ma di Bertrand Russel, sarebbe necessario nella trattazione maggior rigore. Un numero primo, essendo un numero naturale, se ne sta lì indipendentemente dal fatto di essere calcolato. La legittimazione della sua esistenza non è, per così dire, razionale, ossia derivante da un processo logico del quale la calcolazione rappresenta l'algoritmo.
Un numero primo sta lì solo in forza di un postulato di Peano, ossia perché è il successore di un altro numero, come tutti gli altri numeri naturali. Più o meno come lo zero, che per un'ulteriore proposizione assiomatica non è il successore di nessuno. Ma è un numero, pari per giunta.
Alla stessa maniera, quando un insieme è costituito di infiniti elementi, non ha senso parlare di maggiore o minore. Infatti esistono esattamente tanti numeri primi quanti sono tutti quanti i numeri. Perché l'infinito non è un numero. Ma uno stato mentale.
Il vero problema è qui. Perché non basta postulare per poi derivare rigorosamente. Perché comunque in quella derivazione rigorosa c'è una contraddizione. Ossia una proposizione che, per quanto rigoroso (coerente) sia il sistema, è vera e falsa nello stesso tempo, ossia, per dirla con Goedel, indecidibile.