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capisciammè
A volte sparano sui calli!
Spero solo di avere il tempo, di tanto in tanto,. di poter andare al bagno a liberarmi... E questi sono peggio della mafia svizzera o siciliana... sono kosovari!
In esclusiva per noi, le strane abitudini della gente per bene
Può un pm parlare al telefono con un mafioso che gli ristruttura la casa?
Il dottore INGROIA l'ha fatto
Il pubblico accusatore di Dell'Utri vittima di un'intercettazione che lo descrive
.
SCENE DAL DOPPIO GIOCO DEL COLLABORATORE E AMICO DEL MAGISTRATO
Palermo. Chi sarà mai questo Professore? Nel brogliaccio in cui prendono appunti sulle telefonate intercettate, i carabinieri del Nucleo operativo di Palermo annotano diligenti che Ciuro Giuseppe parla, il 28 febbraio del 2003, alle ore 9.36, con Aiello Michele, e che gli parla anche dei lavori in corso in quel di Calatafimi, provincia di Trapani, "in una casa di 'u Professore'". Annotano che "Michele dice che i lavori per ora sono fermi perché vuole farli fare a persone di sua fiducia" e Pippo Ciuro, poliziotto e spia della mafia, risponde "aspetta che te lo passo, ché il Professore è qui con me". Ed ecco che il telefonino intercettato passa al Professore, e il Professore parla con Aiello di questi benedetti lavori di ristrutturazione. Chiede a che punto sono, si informa delle mattonelle, di tramezzi, muri, i colori. Chiede delucidazioni sui tempi di consegna e di completamento, ricorda di aver chiesto un primo conto, perché il padre - proprietario della masseria - ha ricevuto un finanziamento della legge per il terremoto del Belice e l'ingegnere Aiello lo rassicura: stia tranquillo dottore, ci pensiamo noi, arrivederla, arrivederla. Dottore? Ma non era Professore? I carabinieri, usi a obbedir tacendo, annotano con cura, senza capire. O fingendo di non capire. Poi presentano il brogliaccio ai superiori e la cosa finisce in procura, tra le mani dei magistrati inquirenti. I quali invece sanno benissimo chi è il Professore. E' Ingroia Antonio, il magistrato con cui Ciuro lavora da nove anni fianco a fianco - a palazzo di giustizia li chiamano i "puri e ciuri" - al processo contro Marcello Dell'Utri. Ciuro, maresciallo della Dia, è una talpa. E assieme al suo compare Giorgio Riolo, maresciallo dei carabinieri distaccato al Ros, vende informazioni riservate al suo amico Michele Aiello, imprenditore di Bagheria, proprietario di cliniche e di imprese edili, indagato per mafia e indicato dal pentito Nino Giuffrè, detto Manuzza, addirittura come il prestanome di Bernardo Provenzano. Ma i traditori, come si sa, sono stati scoperti da altri pm, Giuseppe Pignatone, Maurizio De Lucia, Michele Prestipino, Nino Di Matteo, meno gettonati e meno noti e qualcuno pure molto inviso a Ingroia. Quando l'indagine sui venditori di antimafia arriverà al punto di non ritorno e si preparareranno i mandati di cattura, il Professore verrà comunque avvertito di stare bene attento ai doppi giochi di Ciuro, ma anche pregato di non fargli capire nulla. C'è un problemino, però: il traditore, prima di essere scoperto, ha procurato al magistrato, che chiama amichevolmente "il Professore", l'impresa che sta ristrutturando il vecchio casolare di Calatafimi: e l'impresa è proprio quella di Aiello, il mafioso in doppiopetto. Ingroia è costretto a fare buon viso a cattivo gioco e a parlare di mattonelle e tramezzi con un mafioso, lui che i mafiosi (come Dell'Utri) normalmente li processa.
non c'è che dire