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Spesso la Chiesa prende posizioni inconciliabili con la vita e la sofferenza. Ovviamente va distinto il paziente in fase terminale, con neoplasia disseminata..in cui la nutrizione enterale o parenterale diventa vero accanimento terapeutico. Sono d'accordo che è una crudeltà allungare l'agonia artificialmente. Va valutato comunque caso per caso, e a volte la nutrizione enterale puo' essere utile , in attesa di una ripresa cerebrale.
Grazie per il commento. Quello che dici è prudente e saggio... il principio che tendo a sostenere è quello chi può decidere se un'esistenza è degna di essere vissuta se non il paziente... sempre meglio che accanimento medici o una fine prematura dovuta all'attuale assenza di norme (che producono in molte corsi d'ospedale una sorta di cosidetta eutanasia clandestina e di massa).