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Le elezioni europee ci avevano restituito un quadro politico abbastanza equilibrato: escludendo l'UDC (al momento non classificabile ne' a sinistra ne a destra), poco piu' della meta' degli elettori aveva votano per un partito dell'area liberale conservatrice mentre poco meno di meta' aveva votato per un partito collocato nell'area riformista progressista.
Nelle elezioni amministrative la situazione di partenza era nettamente sbilanciata a favore della sinistra: quasi tutti i comuni e quasi tutte le provincie (se non tutte almeno l'80%) erano governati da giunte di sinistra.
Ora, dopo i ballotaggi la situazione appare piu equilibrata e piu' in linea con la forza della sinistra e della destra nel paese.
La meta' dei comuni e delle provincie ora saranno governate da giunte di destra mentre l'altra meta' sara' governata da giunte di sinistra.
Non una vittoria della destra, visto che non ha migliorato la sua forza rispetto alle politiche del 2008 e visto che le elezioni partivano da una situazione estremamente sbilanciata a favore della sinistra, non una catastrofe per la sinistra, che comunque mantiene il controllo di un numero di giunte coerente con la sua attuale forza elettorale.
Se a questo quadro, tutto sommato bilanciato, si aggiunge la considerazione che queste elezioni si sono svolte in un momento di crisi economica (momenti in cui gli elettori normalmente esprimono un voto conservatore) e' forse possibile comprendere il moderato ottimismo di Franceschini.
Alla quale vorrei aggiungere una riflessione: ci ricordiamo che le elezioni amministrative servono per designare sindaci ed amministratori locali?
Dovremmo liberarci del malcostume italico di dare valenza nazionale ad elezioni di questo tipo.
Perché mai dovremmo porci il problema di come il nostro voto verrà usato a livello nazionale, se noi, per ipotesi, abbiamo voluto solo punire o premiare un amministratore che ha malgovernato o ben governato la nostra città?