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Stragi. Lo stato dell'arte delle indagini dopo le ultime acquisizioni degli scritti di Vito Ciancimino e le ultime spericolate uscite del giudice Giuseppe Ayala.
I due eventi più importanti degli ultimi giorni, nelle indagini sulle stragi, sono la scoperta di un nuovo manoscritto di Vito Ciancimino evidentemente indirizzato ai suoi amici dell’arera andreottiana e due nuove uscite sconcertanti del giudice Giuseppe Ayala.
Nello scritto, intitolato "Appunti per incontro. A futura memoria", l'ex sindaco mafioso di Palermo fa riferimento agli omicidi "Lima, Falcone, Borsellino, Salvo", aggiungendo che "la lista e' lunga. So che se non interveniamo come ho suggerito non si fermeranno. Mori mi dice di essere stato autorizzato ad andare avanti per la mia strada".
Autorizzato da chi?
C’era forse qualcuno dietro Mori che non condivideva questa criminale recrudescenza contro l’area andreottina della D.C.? Che voleva si la trattativa ma minimizzata (consegna dei grandi latititanti in cambio di piccole concessioni) e finalizzata soltanto a conseguire obiettivi giudiziari?
Nell'appunto, don Vito scriverebbe fra l'altro: "Ho aderito alla richiesta fatta dal colonnello Mori lo scorso giugno. Ho chiesto di poter incontrare in privato Violante (che evidentemente Ciancimino riteneva – come lui – contrario alle stragi). Sono ancora in attesa del passaporto promesso dal colonnello e dal capitano". Uno scritto che riscontrerebbe in pieno quanto detto da Ciancimino ai pm anche sulla strage di via D'Amelio: "Anche Borsellino aveva intuito il terribile disegno (di destabilizzazione, ndr), forse ancora prima del suo collega Falcone aveva intravisto scenari inquietanti. Anche lui come Di Pietro era messo in conto". Ma il pm di Mani pulite, che aveva innescato tutto con le inchieste di Mani pulite, si salvo' dalla morte: "Perche' - si chiederebbe Ciancimino padre - Di Pietro e' stato avvisato, a chi serve che vada avanti?".
In questa logica e' stato assassinato anche Falcone e lui lo ha capito tanto e' che quando uccisero Lima ha detto: "ecco! ora tocca a me!".
Questo nuovo documento di Vito Ciancimino, se autentico, è importante perchè lascia intendere che gli stragisti inizialmente non erano tutti dello stesso colore politico e sopratutto non vi era tra loro completo accordo in ordine alla strategia stragista da adottare per destabilizzare il sistema politico-affaristico della Prima Repubblica - come dice Ciancimino - e dare l'avvio a un nuovo sistema politico-affaristico con nuovi soggetti politici, nuove entità istituzionali e sopratutto nuove mafie. Dunque inizialmente fra gli stragisti vi erano contrasti.
Questa cosa è confermata anche dalle deposizioni dei pentiti. Infatti mentre Luigi Ilardo sosteneva che le stragi del 92 furono commissionate a Cosa Nostra dall'on.le Martelli [blog.ischia.it] il quale agiva per conto di un personaggio a lui superiore (Gardini?), Massimo Ciancimino parla apertis verbis come terminali della trattativa del sen. Mancino [www.altroquotidiano.it] e dell'on.le Rognoni. Secondo Brusca però costoro erano semplicemente al corrente degli attentati e li condividevano ma le stragi erano opera di un altro segmento politico stragista. Non erano direttamente i democristiani i mandanti occulti delle stragi (in questo senso va interpetata la prolusione di Brusca: "la Sinistra Democristiana sapeva";) ma lacuni socialisti.
Quanto alle stragi del 93 gli obiettivi erano troppo sofisticati per essere attribuiti soltanto a Cosa Nostra ma è probabile che la mano assassina del mandante occulto sia sempre la stessa, anche se nel frattempo aveva cambiato posizione rispetto al sistema (Martelli fu costretto alle dimissioni a febbraio 93 e suo suocero Michele Finocchi nello stesso periodo fu sottoposto a un intenso controllo giudiziario a base di intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali e perfino pedinamenti) sicchè le stragi non erano più attentati terroristici di Stato (e dunque attentati stabilizzanti) ma erano attentati destabilizzanti contro lo Stato.
Gli stragisti, in base a questo documento ma anche in base ai fatti, sarebbero quindi stati divisi inizialmente in due fazioni, una di matrice socialista che voleva bloccare Antonio Di Pietro nella sua azione distruttiva del partito socialista, assassinandolo a Milano per mano di Cosa Nostra e voleva eliminare anche l'on.le Calogero Mannino, esponente all'epoca della Sinistra Democristiana. Un'altra fazione invece, di stampo democristiano, voleva che l'azione distruttiva del P.S.I. da parte di Di Pietro andasse avanti e non voleva che fosse attentato l'on.le Claogero Mannino.
Questa ultima fazione, evidentemente all'ultimo momento scambiò Mannino con Borsellino e avvisò Di Pietro dell'imminente attentato che ci sarebbe stato contro di lui, ingraziandoselo per le successive inchieste e rendendolo ancora più accanito contro i socialisti. Non avvisò invece Borsellino, perchè evidentemente Borsellino si era reso inviso sia all'una che all'altra fazione stragista.
Allora si si può avanzare questa agghiacciante ipotesi: Mancino e Martelli facevano in realtà questo inconfessabile gioco: Mancino tramite Parisi (e non direttamente ovviamente) chiamava per esempio Borsellino e gli diceva: "Guarda che taluni uomini politici e mafiosi ti vogliono assasinare (e in effetti Borsellino sospettava che la sua promozione a Procuratore nazionale Antimafia, sollecitata a sua insaputa da parte di Martelli, serviva a sovresporlo per giustificarne l’assassinio. Celebre la sua frase quando apprese per televisione la notizia: "Ecco! hanno messo le ossa davanti alla bocca dei cani";). Se però tu Borsellino ti metti sotto la nostra protezione (del ministro Mancino) e fai squadra con noi, questo non ti accadrà".
Magari a sua volta Martelli faceva lo stesso gioco con altri Magistrati in modo che tutti i Magistrati e tutti gli alti funzionari dello Stato finissero o sotto la cappa di Martelli o sotto la cappa di Mancino, che poi, almeno fino al febbraio 93 era la stessa cappa. Si notò a quel tempo uan sorta di accondiscendenza di tutta la magistratura rispetto al progetto di far fuori Cosa Nostra gli andreottiani e la Destra Socialista.
Purtroppo, dato il livello dei personaggi non si può escludere nemmeno questa bruttura. Come non si può escludere che il 1° luglio 1992 Borsellino abbia eluso in malo modo queste proposte fatte a lui da Nicola Mancino e da Vincenzo Parisi. Di certo egli uscì dalla stanza di Mancino agitato e sconvolto. E rimase in questo stato per tutto il tratto che va dal Viminale alla sede della Dia, tanto che anche alla ripressad ell'interrogatorio fumava due sigarette contenporaneamente. La sera, quando tornò a casa, disse alla moglie: "Ho visto al vera mafia in diretta"!.
Mancino poi torna alla ribalta nei rapporti con Riina. Riina (terminale socialista e andreottiano dell'unica organizzazione criminosa rimasta in mano al PSI e ad Andreotti) sostiene che nel gennaio 93 il ministro Mancino, col quale egli aveva stipulato un'intesa dopo il maxiprocesso, lo avrebbe venduto, per cui lui fu catturato. Il 16 febbraio 93, il mese dopo, anche Martelli fu costretto a dimettersi. Quindi a questo punto si accentuò l'influenza democristiana dentro Cosa Nostra tanto più che a luglio 93 Gardini, referente politico di Martelli, fu assassinato. Era sospettato come Cagliari di aver commercializzato armi chimiche con l'Irak. Ma non furono trovate prove di coperture politiche.
L’altra rilevante notizia degli ultimi giorni sono due nuove sconcertanti uscite del Magiastrato-onorevole Giuseppe Ayala una contraria al mantenimento della scorta in favore di Massimo Ciancimino [oknotizie.virgilio.it] e l’altra in cui il Magistrato accetta di presentare il suo libro "Chi ha paura muore ogni giorno" nella stessa cerimonia in cui viene presentato un libro di san Gaspare Spatuzza (40 omicidi ma dito accusatore puntato contro Silvio Berlusconi per fatti di mafia).
Perchè l'on.le Ayala vuole che sia tolta la scorta a Ciancimino, minacciato di morte e presenta invece un suo libro nella stessa cerimonia in cui si presenta un libro di Spatuzza? Le ragioni potrebbero avere origini molto datate nel tempo.
Nel 1992 La Sinistra Democristiana con le sue proiezioni nei servizi segreti e nella polizia deviata, si alleò con un segmento disarticolato del partito socialista (Martelli di sicuro - Gardini forse) e con la sua proiezione nel Sisde per eliminare in tutta la Sicilia l'area politica andreottiana e - in realtà - anche quella repubblicana. Questa azione si articolò principalmente in tre mosse:
1. stragi di Falcone (area andreottiana) e Borsellino;
2. omicidi di Salvo Lima e Ignazio Salvo (area andreottiana) e del giudice Domenico Signorino (area P.R.I.);
3. incriminazioni di Bruno Contrada, Giulio Andreotti, Corrado Carnevale (area andreottiana) edi Aristide Gunnella (area P.R.I.).
L'eliminazione di Gunnella (per via giudiziaria) e di Signorino (per via militare) consentì ad Ayala (sicuramente inconsapevoile diq euste manovre) di emergere nel partito repubblicano tanto da candidarsi a parlamentare dei P.R.I. prima sotto la spinta di Francesco Cossiga, poi a ministro di grazia e giustizia nella coalzione dell'Ulivo, carica che non conseguì solo per una precedente promessa fatta da Prodi al prof. Giovanni Maria Flik (avvocato difensore di Gardini).
Eliminati andreottiani e repubblicani, nel successivo anno 93 la Sinistra Democristiana si sbarazzò anche dell'alleato socialista.
La differente posizione di Ayala nei confronti di Ciancimino e di Spatuzza potrebbe dipendere dal fatto che Ciancimino ha attaccato Mancino, già strenuamente difeso da Ayala in altre circostanze [www.youtube.com] mentre Spatuzza non ne fa menzione.
Nel febbraio 1993 ci furono – come è noto - le dimissioni di Martelli (febbraio 93) a causa delle accuse contro di lui di Silavano Larini e di Licio Gelli.
Gelli e Larini erano chiaramente di area andreottiana e craxiana ma le dimissioni di Martelli furono avallate dalla Mgistratura Milanese che su quelle accuse poteva anche mettere un omissis e seppellirle come pure tante altre volte si è fatto.
Invece ne venne data anche pubblicità.
E’ probabile allora che la fazione stragista di Martelli sia ricorsa a due primi attentati destabilizzanti (Via Fauro e via dei Georgofili) per reagire al tradimento e per avvertire di non sentirsi sconfitta.
Poi però il 23 luglio fu 93 assassinato Gardini. Anche qui le accuse partono dal manager Montedison Giuseppe Garolaflo (area Opus Dei, la stessa di Dell'Utri) ma anche qui furono avallate dalla Magistratura Milanese che non le coprì con gli omissis e anzi le fece pubblicare da Repubblica.
Il giorno dopo i funerali di Gardini ci furono tre attentati destabilizzanti, due a Roma e uno a Milano e Ciampi avvertì che qualcuno stava tentando il colpo di Stato. Forse le stesse persone che il 2 giugno 93 lo volevano assassinare.
A fianco di questa guerra a suon di bombe e di attentati si svolgeva incredibilmente una trattativa alla quale partecipavano - sembra di capire - diversi membri dei servizi segreti o alti funzionari dello Stato.
Come riferisce Scalfaro nel noto discorso televisivo a reti unificate "io non ci sto" [www.youtube.com] egli pure partecipava alla trattativa tramite agenti dei servizi e a un certo punto si fece portatore di questa tesi: Tangentopoli si doveva abbattere solo su coloro che erano al di fuori delle Istituzioni, ma non su coloro (come lui) che ne erano parte perchè comunque occorreva uno Stato che funzionasse. Inoltre spiega che in una riunione tenutasi a Bologna il 4 ottobre 93 egli disse a chi di dovere che bisognava accettare la nuova legge elettorale che era uscita dal referendum del 18 aprile 93 e che era stata poi traslata nel decreto-legge 5 agosto 93.
Il 3 novembre 93 poi Scalfaro manifestò chiaramente il concetto di aver chiuso un accordo con i suoi interlocutori della trattativa, che prevedeva la sua permanenza alla presidenza della Repubblica nonostante il suo pesante coinvolgimento nello scandalo dei fondi neri del Sisde, la rinuncia di terzi all'attentato dell'Olimpico per creare ulteriore destabilizzazione, la revoca di 104 regimi ex 41 bis al carcere dell'Ucciardone di Palermo e la copertura della latitanza di Provenzano che poi rimase libero fino al 2006.
Questi accordi furono presi al termine di lunghe trattative alle quali - secondo quanto lascia intendere il Procuratore Capo della repubblica di Palermo Francesco Messineo - parteciparono anche funzionari dei Servizi Segreti o funzionari dello Stato, in rappresentanza evidentemente di vari esponenti politici.
Anche il generale Mori presumibilmente ha partecipato a queste riunioni. Il Magistrato Gabirele Chelazzi il quale aveva acquisito prove in tal senso, ipotizzava però che il generale Mori partecipasse a queste riunioni non già al fine di favorire Cosa Nostra ma solo allo scopo di pacificare i vari pezzi dello Stato in guerra fra loro. Si proponeva anche lui Chelazzi di contestare a Mori il reato di favoreggiamento ma al solo fine di avere l'ammissione che egli trattava per pacificare lo Stato. Dopo di che - forse - intendeva assumere ben altre iniziative nei confronti degli altri partecipanti alla trattativa, funzionari dei servizi segreti e uomini politici che forse aveva anche indentificatoe tra i qauli c'erano i mandanti delle bombe del 93. Ma mentre conduceva queste indagini è improvvisamente deceduto.
La Magistratura dovrebbe assolutamente fare chiarezza sulle vere responsabilità sulle stragi perchè certi veleni potrebbero essere ancora oggi alla base di pesanti tentativi di destabilizzazione.
L'on.le Gianfranco Fini da più tempo manifestava l'intenzione di attivarsi per poter dire la verità agli italiani sulle responsabilità delle stragi [www.repubblica.it] Ne parlò con Berlusconi il quale però si disse in disaccordo, non perchè ci fossero sue responsabilità ma perchè quella verità discreditava eccessivamente il suo partito di provenienza, il partito socialista, per una parte coinvolto. E quindi, dopo, Fini si deve essere mosso autonomamente, cadendo anche lui in qualche trappolone, di cui si è reso conto quando ha chiesto a Berlusconi di resettare tutto.
Nel noto fuorionda di Repubblica infatti Fini non accenna minimamente all'on.le Martelli, attacca invece pesantemente Berlusconi e Mancino [www.youtube.com] Berlusconi che non c'entra niente e quel Mancino che era all'epoca pupillo di Carlo De Benedetti. De Benedetti è quello che ha mandato sul Web il fuorionda col titolo: ecco cosa pensano l'uno dell'altro i fondatori del P.D.L., bruciando per sempre la carriera politica di Fini e addirittura mettendola a rischio. E' sintomatico poi che Fini abbia reagito senza tanto scomporsi agli attacchi di Berlusconi (sapendo di essere in colpa) e che Ayala, il quale pure è molto vicino a Mancino, abbia chiesto la soppressione della scorta di Ciancimino, altro soggetto che accusa Mancino.
Martelli, sentito come teste e come ospite della trasmissione televisiva di Anno Zero ha chiaramente cercato di avvalorare la tesi che Mori e De Donno avviarono la trattativa prima della strage di via D'Amelio, tesi poi smentita da Liliana Ferraro e dall'agenda grigia di Paolo Borsellino. Lo ha fatto per mettere in difficoltà Mori che autorizzò la citazione del suo nome nel rapporto Ilardo ("le stragi del 92 sono state commissionate a Cosa Nostra da Martelli che parlava per conto di un personaggio a lui superiore) e per tutelare Mancino. Onde smentire che nel colloquio del 1° luglio 92 al Viminale si sia parlato della trattativa. Ma anziché migliorare, ha vieppiù peggiorato le cose, rispetto alla sua posizione. Perché da tutte le deposizioni rese si è capito che la partecipazone di Riina alla trattativa è cominciata dopo la strage di via D’Amelio e non prima e che Borsellino, quando seppe dei contatti fra Mori e Ciancimino, rimase indifferente.
Ma allora di che parlarono Parisi e Borsellino in un’ora e mezza di colloquio voluto da Mancino, il 1° luglio al Viminale? Questo è il problema.
Stragi. Lo stato dell'arte delle indagini dopo le ultime acquisizioni degli scritti di Vito Ciancimino e le ultime spericolate uscite del giudice Giuseppe Ayala.
Nello scritto, intitolato "Appunti per incontro. A futura memoria", l'ex sindaco mafioso di Palermo fa riferimento agli omicidi "Lima, Falcone, Borsellino, Salvo", aggiungendo che "la lista e' lunga. So che se non interveniamo come ho suggerito non si fermeranno. Mori mi dice di essere stato autorizzato ad andare avanti per la mia strada".
Autorizzato da chi?
C’era forse qualcuno dietro Mori che non condivideva questa criminale recrudescenza contro l’area andreottina della D.C.? Che voleva si la trattativa ma minimizzata (consegna dei grandi latititanti in cambio di piccole concessioni) e finalizzata soltanto a conseguire obiettivi giudiziari?
Nell'appunto, don Vito scriverebbe fra l'altro: "Ho aderito alla richiesta fatta dal colonnello Mori lo scorso giugno. Ho chiesto di poter incontrare in privato Violante (che evidentemente Ciancimino riteneva – come lui – contrario alle stragi). Sono ancora in attesa del passaporto promesso dal colonnello e dal capitano". Uno scritto che riscontrerebbe in pieno quanto detto da Ciancimino ai pm anche sulla strage di via D'Amelio: "Anche Borsellino aveva intuito il terribile disegno (di destabilizzazione, ndr), forse ancora prima del suo collega Falcone aveva intravisto scenari inquietanti. Anche lui come Di Pietro era messo in conto". Ma il pm di Mani pulite, che aveva innescato tutto con le inchieste di Mani pulite, si salvo' dalla morte: "Perche' - si chiederebbe Ciancimino padre - Di Pietro e' stato avvisato, a chi serve che vada avanti?".
In questa logica e' stato assassinato anche Falcone e lui lo ha capito tanto e' che quando uccisero Lima ha detto: "ecco! ora tocca a me!".
Questo nuovo documento di Vito Ciancimino, se autentico, è importante perchè lascia intendere che gli stragisti inizialmente non erano tutti dello stesso colore politico e sopratutto non vi era tra loro completo accordo in ordine alla strategia stragista da adottare per destabilizzare il sistema politico-affaristico della Prima Repubblica - come dice Ciancimino - e dare l'avvio a un nuovo sistema politico-affaristico con nuovi soggetti politici, nuove entità istituzionali e sopratutto nuove mafie. Dunque inizialmente fra gli stragisti vi erano contrasti.
Questa cosa è confermata anche dalle deposizioni dei pentiti. Infatti mentre Luigi Ilardo sosteneva che le stragi del 92 furono commissionate a Cosa Nostra dall'on.le Martelli [blog.ischia.it] il quale agiva per conto di un personaggio a lui superiore (Gardini?), Massimo Ciancimino parla apertis verbis come terminali della trattativa del sen. Mancino [www.altroquotidiano.it] e dell'on.le Rognoni. Secondo Brusca però costoro erano semplicemente al corrente degli attentati e li condividevano ma le stragi erano opera di un altro segmento politico stragista. Non erano direttamente i democristiani i mandanti occulti delle stragi (in questo senso va interpetata la prolusione di Brusca: "la Sinistra Democristiana sapeva";) ma lacuni socialisti.
Quanto alle stragi del 93 gli obiettivi erano troppo sofisticati per essere attribuiti soltanto a Cosa Nostra ma è probabile che la mano assassina del mandante occulto sia sempre la stessa, anche se nel frattempo aveva cambiato posizione rispetto al sistema (Martelli fu costretto alle dimissioni a febbraio 93 e suo suocero Michele Finocchi nello stesso periodo fu sottoposto a un intenso controllo giudiziario a base di intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali e perfino pedinamenti) sicchè le stragi non erano più attentati terroristici di Stato (e dunque attentati stabilizzanti) ma erano attentati destabilizzanti contro lo Stato.
Gli stragisti, in base a questo documento ma anche in base ai fatti, sarebbero quindi stati divisi inizialmente in due fazioni, una di matrice socialista che voleva bloccare Antonio Di Pietro nella sua azione distruttiva del partito socialista, assassinandolo a Milano per mano di Cosa Nostra e voleva eliminare anche l'on.le Calogero Mannino, esponente all'epoca della Sinistra Democristiana. Un'altra fazione invece, di stampo democristiano, voleva che l'azione distruttiva del P.S.I. da parte di Di Pietro andasse avanti e non voleva che fosse attentato l'on.le Claogero Mannino.
Questa ultima fazione, evidentemente all'ultimo momento scambiò Mannino con Borsellino e avvisò Di Pietro dell'imminente attentato che ci sarebbe stato contro di lui, ingraziandoselo per le successive inchieste e rendendolo ancora più accanito contro i socialisti. Non avvisò invece Borsellino, perchè evidentemente Borsellino si era reso inviso sia all'una che all'altra fazione stragista.
Allora si si può avanzare questa agghiacciante ipotesi: Mancino e Martelli facevano in realtà questo inconfessabile gioco: Mancino tramite Parisi (e non direttamente ovviamente) chiamava per esempio Borsellino e gli diceva: "Guarda che taluni uomini politici e mafiosi ti vogliono assasinare (e in effetti Borsellino sospettava che la sua promozione a Procuratore nazionale Antimafia, sollecitata a sua insaputa da parte di Martelli, serviva a sovresporlo per giustificarne l’assassinio. Celebre la sua frase quando apprese per televisione la notizia: "Ecco! hanno messo le ossa davanti alla bocca dei cani";). Se però tu Borsellino ti metti sotto la nostra protezione (del ministro Mancino) e fai squadra con noi, questo non ti accadrà".
Magari a sua volta Martelli faceva lo stesso gioco con altri Magistrati in modo che tutti i Magistrati e tutti gli alti funzionari dello Stato finissero o sotto la cappa di Martelli o sotto la cappa di Mancino, che poi, almeno fino al febbraio 93 era la stessa cappa. Si notò a quel tempo uan sorta di accondiscendenza di tutta la magistratura rispetto al progetto di far fuori Cosa Nostra gli andreottiani e la Destra Socialista.
Purtroppo, dato il livello dei personaggi non si può escludere nemmeno questa bruttura. Come non si può escludere che il 1° luglio 1992 Borsellino abbia eluso in malo modo queste proposte fatte a lui da Nicola Mancino e da Vincenzo Parisi. Di certo egli uscì dalla stanza di Mancino agitato e sconvolto. E rimase in questo stato per tutto il tratto che va dal Viminale alla sede della Dia, tanto che anche alla ripressad ell'interrogatorio fumava due sigarette contenporaneamente. La sera, quando tornò a casa, disse alla moglie: "Ho visto al vera mafia in diretta"!.
Mancino poi torna alla ribalta nei rapporti con Riina. Riina (terminale socialista e andreottiano dell'unica organizzazione criminosa rimasta in mano al PSI e ad Andreotti) sostiene che nel gennaio 93 il ministro Mancino, col quale egli aveva stipulato un'intesa dopo il maxiprocesso, lo avrebbe venduto, per cui lui fu catturato. Il 16 febbraio 93, il mese dopo, anche Martelli fu costretto a dimettersi. Quindi a questo punto si accentuò l'influenza democristiana dentro Cosa Nostra tanto più che a luglio 93 Gardini, referente politico di Martelli, fu assassinato. Era sospettato come Cagliari di aver commercializzato armi chimiche con l'Irak. Ma non furono trovate prove di coperture politiche.
L’altra rilevante notizia degli ultimi giorni sono due nuove sconcertanti uscite del Magiastrato-onorevole Giuseppe Ayala una contraria al mantenimento della scorta in favore di Massimo Ciancimino [oknotizie.virgilio.it] e l’altra in cui il Magistrato accetta di presentare il suo libro "Chi ha paura muore ogni giorno" nella stessa cerimonia in cui viene presentato un libro di san Gaspare Spatuzza (40 omicidi ma dito accusatore puntato contro Silvio Berlusconi per fatti di mafia).
Perchè l'on.le Ayala vuole che sia tolta la scorta a Ciancimino, minacciato di morte e presenta invece un suo libro nella stessa cerimonia in cui si presenta un libro di Spatuzza? Le ragioni potrebbero avere origini molto datate nel tempo.
Nel 1992 La Sinistra Democristiana con le sue proiezioni nei servizi segreti e nella polizia deviata, si alleò con un segmento disarticolato del partito socialista (Martelli di sicuro - Gardini forse) e con la sua proiezione nel Sisde per eliminare in tutta la Sicilia l'area politica andreottiana e - in realtà - anche quella repubblicana. Questa azione si articolò principalmente in tre mosse:
1. stragi di Falcone (area andreottiana) e Borsellino;
2. omicidi di Salvo Lima e Ignazio Salvo (area andreottiana) e del giudice Domenico Signorino (area P.R.I.);
3. incriminazioni di Bruno Contrada, Giulio Andreotti, Corrado Carnevale (area andreottiana) edi Aristide Gunnella (area P.R.I.).
L'eliminazione di Gunnella (per via giudiziaria) e di Signorino (per via militare) consentì ad Ayala (sicuramente inconsapevoile diq euste manovre) di emergere nel partito repubblicano tanto da candidarsi a parlamentare dei P.R.I. prima sotto la spinta di Francesco Cossiga, poi a ministro di grazia e giustizia nella coalzione dell'Ulivo, carica che non conseguì solo per una precedente promessa fatta da Prodi al prof. Giovanni Maria Flik (avvocato difensore di Gardini).
Eliminati andreottiani e repubblicani, nel successivo anno 93 la Sinistra Democristiana si sbarazzò anche dell'alleato socialista.
La differente posizione di Ayala nei confronti di Ciancimino e di Spatuzza potrebbe dipendere dal fatto che Ciancimino ha attaccato Mancino, già strenuamente difeso da Ayala in altre circostanze [www.youtube.com] mentre Spatuzza non ne fa menzione.
Nel febbraio 1993 ci furono – come è noto - le dimissioni di Martelli (febbraio 93) a causa delle accuse contro di lui di Silavano Larini e di Licio Gelli.
Gelli e Larini erano chiaramente di area andreottiana e craxiana ma le dimissioni di Martelli furono avallate dalla Mgistratura Milanese che su quelle accuse poteva anche mettere un omissis e seppellirle come pure tante altre volte si è fatto.
Invece ne venne data anche pubblicità.
E’ probabile allora che la fazione stragista di Martelli sia ricorsa a due primi attentati destabilizzanti (Via Fauro e via dei Georgofili) per reagire al tradimento e per avvertire di non sentirsi sconfitta.
Poi però il 23 luglio fu 93 assassinato Gardini. Anche qui le accuse partono dal manager Montedison Giuseppe Garolaflo (area Opus Dei, la stessa di Dell'Utri) ma anche qui furono avallate dalla Magistratura Milanese che non le coprì con gli omissis e anzi le fece pubblicare da Repubblica.
Il giorno dopo i funerali di Gardini ci furono tre attentati destabilizzanti, due a Roma e uno a Milano e Ciampi avvertì che qualcuno stava tentando il colpo di Stato. Forse le stesse persone che il 2 giugno 93 lo volevano assassinare.
A fianco di questa guerra a suon di bombe e di attentati si svolgeva incredibilmente una trattativa alla quale partecipavano - sembra di capire - diversi membri dei servizi segreti o alti funzionari dello Stato.
Come riferisce Scalfaro nel noto discorso televisivo a reti unificate "io non ci sto" [www.youtube.com] egli pure partecipava alla trattativa tramite agenti dei servizi e a un certo punto si fece portatore di questa tesi: Tangentopoli si doveva abbattere solo su coloro che erano al di fuori delle Istituzioni, ma non su coloro (come lui) che ne erano parte perchè comunque occorreva uno Stato che funzionasse. Inoltre spiega che in una riunione tenutasi a Bologna il 4 ottobre 93 egli disse a chi di dovere che bisognava accettare la nuova legge elettorale che era uscita dal referendum del 18 aprile 93 e che era stata poi traslata nel decreto-legge 5 agosto 93.
Il 3 novembre 93 poi Scalfaro manifestò chiaramente il concetto di aver chiuso un accordo con i suoi interlocutori della trattativa, che prevedeva la sua permanenza alla presidenza della Repubblica nonostante il suo pesante coinvolgimento nello scandalo dei fondi neri del Sisde, la rinuncia di terzi all'attentato dell'Olimpico per creare ulteriore destabilizzazione, la revoca di 104 regimi ex 41 bis al carcere dell'Ucciardone di Palermo e la copertura della latitanza di Provenzano che poi rimase libero fino al 2006.
Questi accordi furono presi al termine di lunghe trattative alle quali - secondo quanto lascia intendere il Procuratore Capo della repubblica di Palermo Francesco Messineo - parteciparono anche funzionari dei Servizi Segreti o funzionari dello Stato, in rappresentanza evidentemente di vari esponenti politici.
Anche il generale Mori presumibilmente ha partecipato a queste riunioni. Il Magistrato Gabirele Chelazzi il quale aveva acquisito prove in tal senso, ipotizzava però che il generale Mori partecipasse a queste riunioni non già al fine di favorire Cosa Nostra ma solo allo scopo di pacificare i vari pezzi dello Stato in guerra fra loro. Si proponeva anche lui Chelazzi di contestare a Mori il reato di favoreggiamento ma al solo fine di avere l'ammissione che egli trattava per pacificare lo Stato. Dopo di che - forse - intendeva assumere ben altre iniziative nei confronti degli altri partecipanti alla trattativa, funzionari dei servizi segreti e uomini politici che forse aveva anche indentificatoe tra i qauli c'erano i mandanti delle bombe del 93. Ma mentre conduceva queste indagini è improvvisamente deceduto.
La Magistratura dovrebbe assolutamente fare chiarezza sulle vere responsabilità sulle stragi perchè certi veleni potrebbero essere ancora oggi alla base di pesanti tentativi di destabilizzazione.
L'on.le Gianfranco Fini da più tempo manifestava l'intenzione di attivarsi per poter dire la verità agli italiani sulle responsabilità delle stragi [www.repubblica.it] Ne parlò con Berlusconi il quale però si disse in disaccordo, non perchè ci fossero sue responsabilità ma perchè quella verità discreditava eccessivamente il suo partito di provenienza, il partito socialista, per una parte coinvolto. E quindi, dopo, Fini si deve essere mosso autonomamente, cadendo anche lui in qualche trappolone, di cui si è reso conto quando ha chiesto a Berlusconi di resettare tutto.
Nel noto fuorionda di Repubblica infatti Fini non accenna minimamente all'on.le Martelli, attacca invece pesantemente Berlusconi e Mancino [www.youtube.com] Berlusconi che non c'entra niente e quel Mancino che era all'epoca pupillo di Carlo De Benedetti. De Benedetti è quello che ha mandato sul Web il fuorionda col titolo: ecco cosa pensano l'uno dell'altro i fondatori del P.D.L., bruciando per sempre la carriera politica di Fini e addirittura mettendola a rischio. E' sintomatico poi che Fini abbia reagito senza tanto scomporsi agli attacchi di Berlusconi (sapendo di essere in colpa) e che Ayala, il quale pure è molto vicino a Mancino, abbia chiesto la soppressione della scorta di Ciancimino, altro soggetto che accusa Mancino.
Martelli, sentito come teste e come ospite della trasmissione televisiva di Anno Zero ha chiaramente cercato di avvalorare la tesi che Mori e De Donno avviarono la trattativa prima della strage di via D'Amelio, tesi poi smentita da Liliana Ferraro e dall'agenda grigia di Paolo Borsellino. Lo ha fatto per mettere in difficoltà Mori che autorizzò la citazione del suo nome nel rapporto Ilardo ("le stragi del 92 sono state commissionate a Cosa Nostra da Martelli che parlava per conto di un personaggio a lui superiore) e per tutelare Mancino. Onde smentire che nel colloquio del 1° luglio 92 al Viminale si sia parlato della trattativa. Ma anziché migliorare, ha vieppiù peggiorato le cose, rispetto alla sua posizione. Perché da tutte le deposizioni rese si è capito che la partecipazone di Riina alla trattativa è cominciata dopo la strage di via D’Amelio e non prima e che Borsellino, quando seppe dei contatti fra Mori e Ciancimino, rimase indifferente.
Ma allora di che parlarono Parisi e Borsellino in un’ora e mezza di colloquio voluto da Mancino, il 1° luglio al Viminale? Questo è il problema.
Artemide.