E’ inutile che ce lo nascondiamo: in questi giorni di spese frenetiche e di stress personale e familiare il Natale appare sempre più come una festa pagana, perdipiù sovraccarica di pensieri e problemi sociali e personali del tutto fuori del normale; in sostanza una delle peggiori giornate feriali e uno dei peggiori incubi per quelle persone che non hanno di che mangiare e spendere.
Se a questo si aggiunge che, dal punto di vista religioso, questa festa è ormai ai suoi ultimi rantoli, allora il quadro è fatto per concludere che in queste giornate natalizie l’ipocrisia è schizzata al massimo, con gente, religiosa e non, che pare presa dal clima di festa quando poi interiormente non sente nessun afflato per questa ricorrenza.
Sono infatti lontani i tempi, quando eravamo ragazzi (parlo degli anni 60/70), allorché l’arrivo del Natale sembrava animare la società e le famiglie, con quella sana felicità fatta di candore e di innocenza che aveva lo strano potere di trasformare anche interiormente e tutti sembravano immersi come in una sorta di sospensione temporale quasi da fiaba.
Purtroppo penso che si tratti della realtà: il Natale si avvia stancamente alla sua morte e a decretarla sono stati il consumismo e la presa di coscienza sempre più forte che in effetti si tratta in sostanza di una sorta di favola adattata in un’epoca che ormai, filosoficamente e scientificamente, non crede più a niente.
Natale: una festa pagana agli ultimi rantoli
Se a questo si aggiunge che, dal punto di vista religioso, questa festa è ormai ai suoi ultimi rantoli, allora il quadro è fatto per concludere che in queste giornate natalizie l’ipocrisia è schizzata al massimo, con gente, religiosa e non, che pare presa dal clima di festa quando poi interiormente non sente nessun afflato per questa ricorrenza.
Sono infatti lontani i tempi, quando eravamo ragazzi (parlo degli anni 60/70), allorché l’arrivo del Natale sembrava animare la società e le famiglie, con quella sana felicità fatta di candore e di innocenza che aveva lo strano potere di trasformare anche interiormente e tutti sembravano immersi come in una sorta di sospensione temporale quasi da fiaba.
Purtroppo penso che si tratti della realtà: il Natale si avvia stancamente alla sua morte e a decretarla sono stati il consumismo e la presa di coscienza sempre più forte che in effetti si tratta in sostanza di una sorta di favola adattata in un’epoca che ormai, filosoficamente e scientificamente, non crede più a niente.